Perfil de Silvia La Streg...Silvia La StregaFotosBlogListasMás Herramientas Ayuda

Blog


09 septiembre

Vino Rosso...

Mood: Dolorante
Mad: Sulle mie gambe, che un po si fa coccolare, distrugge la mia Skruvsta, fa le fusa e mi mozzica.

Allora, premetto che il mio rapporto con il vino è sempre strano. Anzi, in generale, il mio rapporto con l'alcool è sempre stato particolare.
Un po perché sono una persona che perde facilmente il controllo, che vuole perderlo talvolta, e avere una sostanza che  accelera questo processo è dannosissimo. Un po perché poi lascio litrate di vomito ovunque già in condizioni normali, figurarsi dopo aver mescolato liquori con birre o qualsiasi altra cosa. Bevo molto, essenzialmente, soprattutto se nella situazione in cui mi trovo mi sento a mio agio. In compagnia, inizio con un paio di bicchieri che mi rendono euforica e finisco con una percentuale d'alcool nelle vene tale da causarmi un coma etilico. Ecco, a venticinque anni, vantasi di una cosa simile è abbastanza, come direbbe qualcuno, adolescenziale e anche parecchio patetico. Ma d'altra parte ho tenuto scritta come frasetta su msn per un bel po di tempo “io non voglio crescere, andate a farvi fottere”, che di adulto ha ben poco (da Charlie fa surf, dei Baustelle).
Premessa fatta.
Così non resisto alla tentazione, per il secondo anno consecutivo, di farmi trascinare a “In vino veritas”, la sagra del vino laziale di Riofreddo (ecco il post dell'anno scorso, e un po a rileggerlo mi viene qualche brivido, annotando quante cose sono accadute nel frattempo e accorgendomi che ogni cazzo di settembre mi imbottisco la bocca di buoni propositi che si sono sempre successivamente rivelati fallimentari), ridente paesino al confine tra Lazio e Abruzzo. Quest'anno la squadra di avvinazzati annovera la vecchia guardia e le nuove leve. Oltre a me ci sono Marco, Dario, Francesco, le due Maddine Cinzia e Maru, con inseparabile marito Luca a seguito.
Riempio la ciotola di Satana (Mad), perché se spero che qualcuno la nutra in mia assenza  ritroverei il gatto mummificato nel mio armadio, e attendo Maru, che arriva in quasi orario con la sua Micraru bordeau. Recuperiamo Cinzia, ci apprestiamo a recuperare Luca per trovarci sotto casa di Dario, quando...
Piccola tragedia previaggio, il portafoglio di Luca è svanito nel nulla.
Maru sale a casa del marito ed iniziano assieme la tediosa ricerca. Io e Cinzietta ne approfittiamo per farci un giro per la ridente Via Nomentana, seguendo le indicazioni di un inquietante vecchietta, palese reincarnazione incartapecorita di Gabrielle “Cocò” Chanel, alla ricerca di un bancomat, più piccola sosta in un minimarket gestito da indiani, che fa molto Londra, dove Cinzia acquista un pacchetto di patatine per sedare la crescente fame e io mi interrogo per qualche secondo su di un eventuale acquisto, non avvenuto, di una bevanda sulla cui lattina è disegnato un mango e le cui scritte sono in un alfabeto di cui ignoro la provenienza.
Dopo questo ridicolo intervallo di mezz'ora si decide il da farsi: Io, Cinzia e i nostri sacchi a pelo veniamo scaricate su via di Portonaccio, ci ficchiamo nella punto rossa di Dario assieme ai maschietti e partiamo alla volta di Riofreddo, mentre Maru e Luca se ne vanno a fare la denuncia della scomparsa del portafoglio (in seguito si scoprirà essere stato nascosto da Max, il cane di Luca, sotto il letto...).
Arriviamo, parcheggiamo, mi accendo la sigaretta e iniziamo a percorrere la salita più faticosa della storia (no, forse lo era quella di Firenze, ma lì io e Sara venimmo ripagate dalla visione di un pezzo di fregno clamoroso che sconvolse i miei ormoni facendomi scordare la fatica), tutti boccheggiando, io in più spipettando la mia Benson. Ottimo e geniale connubio, quello tra pendenze devastantemente ripide e sigaretta, che da brava idiota non scordo mai di applicare a quanto pare. Veniamo però premiati dalla vista incantevole delle botti, i cui rubinetti elargiscono nettare alcolico gratuito a chiunque vi ponga sotto un simpatico bicchiere. E non perdiamo un secondo, c'e' chi va a prendere da mangiare, chi si appresta a riempire i calici, organizzati come delle meticolose ed efficienti formiche operaie. Io mi ficco nella fila per acquistare cibarie, scoprendo che quest'anno di vegetariano ci sono solo le, poco adatte alla mia dieta, patatine fritte. Tra l'altro una porzioncina modesta che farà successivamente attecchire la mia sbronza in modo iperrapido. Ma mi piego al volere di Dio, ch’io assuma oli saturi in quantità industriale. Amen.
Patatine finite, culo piantato su collinetta di ortica (ma con l'alcool nel sangue, niente dolore), continuo andirivieni di riempire di bicchieri, mentre il concerto è in corso. Musica, come lo scorso anno, sinistroide, ballabile, ascoltabile, decente direi, ma che non sentirei in altri luoghi ed in altri stati psicofisici. Bevo, bevo e bevo ancora, poi, quando mi domando dove sia Maru, Marco, memore delle mie precedenti sbornie, dichiara “Silvia è ubriaca”.
Da qui il racconto sarà un confuso blocco immondo stile stream of consciousness Joiceiano: devo fare la pipì, arriva Maru assieme a Luca, Luca inizia a fare le foto (di cui ne allego alcune, dopo una depurazione attenta, che, a quanto pare non è avvenuta stamattina prima che venissero postate su facebook dal suddetto idiota, mostrando al mondo intero una crudele foto di me, presa dal basso, con sei menti, atta a sbadigliare come solo lo schifo di essere che sono può fare) , mi si appioppa un tipo assurdo mentre faccio la fila per fare la pipì e con ironia del tutto inutile mi dice di chiamarsi Gervaso mentre in realtà il suo nome è marco, chiama mio fratello per accertarsi che io sia sbronza, tento di chiamare mia Cugina, chiamo Sara e ci faccio due minuti di gossip,  fantastico sulla fine del mondo causata dal Cern (cosa che terrorizza Maru) e penso a cosa farei se il mondo finisse tra cinquanta giorni, balliamo, torna Gervaso e inizia a scassarmi la minchia, Cinzia convince Dario al taglio di capelli, il tutto è filmato da Francesco (che esorto a postare il video sul tubo), bacio Maru un paio di volte, abbraccio e dico di voler bene a tutti, dico a Cinzia di amarla, sparo le solite minchiate da Silvia sbronzato, io e Gervaso iniziamo un balletto fatto di gesti ridicoli, presento Gervaso a tutti cambiando il nome di chiunque in Gervaso (non fa ridere, ma vi fà capire come stavo).
Finalmente riacquisto coscienza di me e siamo in campeggio, Marco e Francesco impegnati nel montaggio tenda, che dopo la mia dichiarazione a gran voce “vi do una mano”, rallento clamorosamente. Dario si evita genialmente il tutto con la sua Quechua “la lancio ed è montata”. Salutiamo i coniugi Mariani (perché è Maru l'uomo) che si apprestano a dormire (e no) nella loro tenda/talamo, e ci mettiamo a chiacchierare sotto le stelle. Un bellissimo momento, un po perché l'alcool, seppur scemato, era ancora in me, e poi perché i dettami M.a.d. Cut mi impongono, sebbene la mia natura consumista e menefreghista, di apprezzare il cielo stellato che avvolge la spianata piena di tende, di strimpellatori di chitarra, di boccini nazifascisti con musica truzza a stecca, di idioti a caccia di droghe e di gente che piscia e caga per fratte, e anche, soprattutto, perché infondo non trovo ci sia nulla di più bello dello starsene in sacrosanta pace.
Decidiamo di dividerci in tenda dei maschietti e tenda delle femminucce, ignoriamo tale decisione e finiamo tutti nella tenda più grande, insaccapelati, intetrissati come nintendo insegna, a parlottare, tentare invano di dormire e ridere delle grida prodotte dai campeggiatori scassacazzi. Al mattino, dopo che rinuncio a dormire, scovo un ragno gigantesco sul soffitto,  io e Cinzia ci ricordiamo di essere donne e ci rifugiamo a dormire nella Punto, mentre I ragazzi cacciano la bestia, che si scopre essere solo la prima di una lunga serie, e poi tornano a sonnecchiare.
Io sedile davanti, Cinzia crolla nel sonno profondo sebbene già sia giorno sul sedile dietro, mi metto a riflettere su tutto quello che stà succedendo attorno e dentro me, mi guardo riflessa nello specchietto del parasole, vedo I miei occhi stanchi, le sopracciglia troppo folte, il colore dei capelli che è sbiadito da troppo, una striscia violacea, il segno del vino, sulle mie labbra. Mi scruto attentamente e finisco in uno di quegli strani loop che mi capitano davanti allo specchio, in cui mi chiedo “Chi è questa? Sono io? Sono realmente io?”, poi decido uscirne, mi calo il cappello sul volto e di provo a dormire, e per un paio d'ore mi anninno.
Colazione nell'iperaffolato e disorganizzato baretto di Riofreddo, ripartiamo, io alla guida della Micraru che vibra per qualche mistico motivo, giungo a casa, distrutta.
E la sera, prima di dormire, ripenso allo specchietto della Punto.
Si, sono davvero io, e, sebbene tutto, non é poi così male…
Le foto sono di Luca, e più le vedo, più le adoro.
 
n1496524881_4083_4620n1496524881_4089_6216n1496524881_4090_6482n1496524881_4094_7571n1496524881_4122_5953n1496524881_4123_6263
04 septiembre

Dannato Settembre...

Mastico: Un bastoncino di liquirizia
Mood: Affamata
 
E rieccomi qua, chi mi pensava morta, beh, mi spiace deludervi, nessuno mi ha ancora scovata e uccisa.
Altro che Bin Laden tra le montagne Afgane, sono meglio nascosta: a casa mia, sul divano, tanto nessuno guarda mai nei posti più ovvi.
Cosa ho fatto nel frattempo?
Ho fatto scivolare, insinuandosi tra le emozioni (mio dio, qualcuno mi sopprima se uso di nuovo questo ridicolo termine da donnetta patetica con il cellulare rosa ricoperto di brillantini) l’estate, e, infine, è arrivato il patetico mese di settembre, periodo odiato dai procrastinatori di tutto il mondo di cui sono la degna rappresentante, in quanto mese ufficiale del ritorno alla routine.
Già, perché per quanto posso lamentarmi dell’estate, del caldo appiccicoso, delle giornate di inutile svacco, devo ammettere che vedere il calendario giunto alla quartultima pagina con così pochi risultati degni di nota da segnalare, è abbastanza deprimente.
Quindi, rimbocco delle maniche, inizio delle operazioni di recupero del cadavere che intralcia la mia strada verso la magnificenza (e due, alla terza voglio un buco di proiettile sulla fronte), il cadavere della pigrizia.
In preda all’ottimismo, ad una ritrovata consapevolezza di me, (bum! trapassatemi il cazzo di fottuto cranio) nonché un accrescimento esponenziale dell’ego dovuto ad una serie lunga e tediosa di eventi che non stò ad elencare, ho deciso di prendere settembre per le palle e stringere forte, rendendogliele livide e vedendo il suo volto diventare giallognolo, finche non capisco di aver vinto io. Muori, mese infame del cazzo, bastardo!
I risultati, che come sempre saranno degni di derisione globale, non mancheranno di essere postati qui, già sono successe un paio di chicche stupende che mi danno spunti per nuovi episodi di questa telenovela inquietante che è la mia esistenza.
Per ora vi posto gli eventi salienti della mia estate quasi del tutto romana, e devo dire che non mi è dispiaciuto rimanere nella mia città e vedere gli altri partire. Roma d’agosto è il paradiso. La popolazione svanisce e si rimane soli con i propri pensieri, si ha modo di riflettere, chiudersi nell’ascetismo (suggerisco un kalashnkov a chi vuole eliminarmi), che, talvolta, ad una come me che agisce sempre senza pensare, non fa male per nulla.
Ok, iniziamo.
Finalmente ho visto Sara, che è sopravvissuta alla permanenza nella mia dimora scassata, comprendendo addirittura il meccanismo complesso che stà dietro il tirare l’acqua al cesso (ovvero l’utilizzo di una bacinella riempita d’acqua) ed è stata deliziata da alcuni eventi tipici della capitale. Non aggiungo altro visto che c’è in preparazione un mega post sull’avvenimento spettacolare, simile ad un trigono tra giove, saturno e marte.
Ho cambiato la tazza del cesso del mio bagno. Purtroppo dopo che Sara ha avuto a che farci. Mi mancherà il vedere uscire i miei ospiti dal bagno la faccia interdetta, talvolta imbarazzata e sempre interrogativa, le lunghe suppliche per avere una spiegazione comprensibile sul metodo di attivazione del meccanismo dello sciacquone e gli stronzi che talvolta risalgono le tubature per darmi il buon giorno. Bei tempi!
Tre romantici (la parola che più mi fa venire la colite, ma devo ammetterlo, lo sono stati) giorni in toscana, in compagnia di colui il quale nome non scrivo, ma che tutti ormai sanno.
Ho adottato Mad, la mascotte di Mad Cut, (che ho fornito di pagina facebook in preda alla mia dilagante ossessione per tale servizio inutile), quindi ho un gatto nero che gira per casa. Le sono stati assegnati numerosi nomignoli, su tutti il Male, ma non vanno tralasciati gli egualmente divertenti Mefistofele, Satana, Belzebù, Maddox, Madeline, Panterina, Medicina e Anna Oxa. È adorabile, tranne quando decide che io sono il nemico e mi insegue per casa con il preciso intento di eliminarmi fisicamente e psicologicamente.
Sfilata con le Maddine a Norma, paese d’origine della splendida Cinzietta, in occasione del festival Normusic, dove mi hanno addirittura spedita sul palco a presentare. Se chiudete gli occhi potete vedermi gongolare come un pavone obeso nel centro dell’agro pontino.
Sono incredibilmente andata (leggasi “stata trascinata”) al mare, se così si può chiamare mare Ostia, numerose volte, causandomi un ustione e il consequenziale spellamento della mia schiena normalmente lattea.
Maru è sparita per i monti per mesi, in preda ad una malattia chiamata scoutismo, quindi pochi eventi ridicoli da segnalare.
Ho prenotato (cioè, per essere precisi, Marco ha prenotato e pagato per me) il biglietto per Londra, quindi ad ottobre rischierò di nuovo la vita su un aeroplano, e, se non mi schianto sopra la merdosa Francia, potrò godere nuovamente della compagnia di Sara, di Marco e di chi nel frattempo si unirà al gruppo.
Ho finito le mie scorte monetarie, quindi ho passato gran parte dell’estate a spostare il divano, pregando che dai suoi meandri, assieme alla miriade di accendini che vi sono nascosti, potesse uscire qualche moneta da due euro.
Sono sopravvissuta alla mia mente contorta e malata. Ma credo lo sarò ancora per poco.
Altre cose che non ricordo sono successe. Ma non le ricordo, o forse sono anche le quattro ed è il caso io dorma, invece di pazzeggiare davanti al pc.
Ci si sente a breve, ho intenzione di postare più spesso. E, nel frattempo, se mi volete un minimo bene, dimostratemelo leggendo i commenti al post precedente e insultando anche voi l’idiota che mi ha blastata in modo poco consono.
Ah, chi non l’ha fatto (ovvero tutti tranne Joe), vada subito sul blog, ritornato in vita, di Emiliano… c’è un post dai risvolti psicodrammatici che vi attende!
A frappè!

n1112012716_105930_246
15 julio

Cambio Aria...

Fumo: Una Benson Blu
Mood: Mhpf, meglio non definire...

Ragazzetti, Ragazzette, Parto.
Firenze, tre giorni e torno.
Ficco il portatile in borsa, mangio le penne con le olive e esco. Avrò tempo di riflettere (tanto per cambiare), di leggere un pò, e, sopra tutto per andare avanti su una cosa che stò procrastinando da tempo che vorrei riuscire a fare bene, ci tengo davvero.
Pensatemi, io vi penserò (troppo melodramma?).
Spero di produrre qualche post per il blog, spero prenda la wireless, ma anche no, potrebbe essere una distrazione non positiva.
Buona vita a tutti.



09 julio

Intervista Alcolista...

Fumo: Una benson
Mood: Preoccupata

Ok, prima che spingiate play e guardiate il filmatino ci sono delle cose che è doveroso voi sappiate.

a) Ero a stomaco vuoto dal giorno prima, la serata era appena finita. Stress e tensione mischiati al cuba libre (di cui è notorio l'effetto su di me) mi hanno fatto parlare in quel modo indegno.
b) Gli abiti, purtroppo, non si vedono bene. Se notate, mentre tornano indietro le modelle, si intravedono le fluorescenze, appena accennate, ma chi era in prima fila le ha viste più che bene.
c)L'unico motivo, è bene specificarlo, per cui posto questo filmato è che sono profondamente fiera delle mie tette. Consiglio pertanto a tutti di guardare solo quelle, togliere l'audio e godersi le mie microtette che per l'occasione hanno tirato fuori l'ego e si sono mostrate abilmente. Pertanto, ogni comento non inerente ai miei seni sarà rimosso istantaneamente.
d) La serata è stata fantastica, Maru e Cinzia sono due compagne di viaggio splendide. Questo dovrebbe essere il punto a, ma il mio ego è più grande di qualsiasi cosa, tranne che del mio stomaco.
 
  
 
 
02 julio

Happening Poliartistico...

Mood: Soffoco di caldo

La definizione mi risulta astrusa, ma abbiamo messo su proprio un bel baraccone...
Ci venite?
 
locandina

25 junio

Desideri Calmi...

Mood: Assonnata

Ok, post smielato.
Non sono brava a fare dichiarazioni d'amore, non sono brava a dire cosa provo, tendo sempre a buttarla sul cinismo, usare battutacce volgari e a vantarmi delle cose che ho come farebbe solo una donnetta media (categoria alla quale mi convinco sempre più, sebbene le sembianze Godzillesche, di appartenere).
Sono innamorata, ecco, lo ammetto. E ora, credo di non esserlo mai stata così tanto, così veramente e visceralmente.
Ok, stò alzando la glicemia a tutti voi  e perciò l'insulto è lecito nei commenti.
Vi copio e incollo uno stralcio di Eloise to Abelard, di Alexander Pope.
Per chi ha gusti cinematografici sufficientemente raffinati ci vorrà un secondo a capirne la citazione, per tutti gli altri, vi esorto a recuperare vedendo Eternal Sunshine of the Spotless Mind, uno dei pochi film che ha centrato a pieno, a mio avviso, il significato dell'amore, o, almeno, di quello che io credo sia tale.
...E grazie a Sara per la traduzione, sarò simil-scozzese ma sono tremendamente procrastinatrice!

<< How happy is the blameless vestal’s lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray’r accepted, and each wish resign’d;
Labour and rest, that equal periods keep;
 “Obedient slumbers that can wake and weep;”
Desires compos’d, affections ever ev’n,
Tears that delight, and sighs that waft to Heav’n.
Grace shines around her with serenest beams,
And whisp’ring angels prompt her golden dreams.
For her th’ unfading rose of Eden blooms,
And wings of seraphs shed divine perfumes,
For her the Spouse prepares the bridal ring,
For her white virgins hymeneals sing,
To sounds of heav’nly harps she dies away,
And melts in visions of eternal day.>>

<<Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio.
Lavoro e riposo in ugual periodi;
"Fedeli dormienti che posso svegliare e piangere";
Desideri calmi, emozioni sempre equilibrate,
Lacrime che deliziano, e sospiri che volano in Paradiso.
La grazia le risplende intorno con iraggi più sereni,
e angeli sussuranti incitano i suoi sogni dorati.
Per lei l'immutabile rosa dell'Eden sboccia,
ali di serafini diffondono divini profumi,
Per lei la Sposa prepara la fede,
Per lei candide vergini intonano canti nuziali,
Al suono di celestiali arpe svanisce,
E si fonde in visioni di giorni eterni>>
05 junio

MArte Live...

Fumo: Benson blu
Mood: Nausea

Allora, eccomi qua ad usare il mio blog, once again.
Queste ultime settimane sono state caotiche a trecentosessanta gradi (dubito qualcosa possa essere caotico a trecentosessanta gradi, ma rende bene l'idea). Mi è successo un pò di tutto, la mia vita è un casino, questo già si sapeva, ma quando mi ci metto di impegno la posso incasinare anche di più.
Bando alle ciance noiose, la risultante dei miei mille trip mentali è che ho inspiegabilmente tantissima voglia di fare, e, abuso di una frase che chi mi sente quotidianamente già odia, ovvero "voglio prendere la vita per le palle", perchè a star fermi non si guadagna nulla.
Detto ciò, il progetto m.a.d. cut va alla grandissima, a breve vado a lavorare a casa di Maru, e siamo in dirittura di arrivo.
Tutto il nostro lavoro, tutto quello che abbiamo prodotto noi tre giovani donne verrà esposto la sera del 10 di Giugno all'Alpheus, nota discoteca romana ubicata in Via del Commercio 36.
La stessa sera suonerà Morgan (ex Bluvertigo, un motivo in più per venirci).
Io incrocio le dita, fatelo anche voi per me, perchè finalmente sono un poco più attiva del solito, e, questo, potrebbe essere un ottimo inizio...


27 mayo

M.a.d. Cut...

Mood: Solare con nausea

Sono una deficente... Ero convinta si lavorasse in mattinata, mi sono alzata alle nove, ho messo su il caffè, ho aperto il bacarozzo (il pc), ho aperto pagina 52 di "Kafka sulla Spiaggia" di Haruki Murakami, ho acceso la radio, invece, Maru aveva il dentista e c'è stato un fraintendimento d'orari.
Poco male, ho uploadato le foto stupende fatte dal signor Ruffino su Flickr, attendo finisca l'upload su slide.com, ho cercato di capire come si fà una mailing list con gmail e, con successo, ho inviato la prima mail della mailing list.
Che stò facendo?
Stò lavorando ad un progetto nuovo, m.a.d._cut, già da un pò di tempo, con la buona vecchia spugna Maru e la riottosa Cinzia.
Stiamo organizzando una sfilata. Siamo in fermento, abbiamo aperto anche l'ufficio stampa, gestito dalla splendida Cecilia. Ci stiamo muovendo. Siamo brave e agguerrite. Siamo cariche. Siamo ben assortite. Siamo stupende.
Ok, mi sembra di essere una patetica Cheerleader, ma sono abbastanza fiera di come stanno andando le cose ultimamente, almeno da questo punto di vista.
Se volete capirne di più abbiamo un Myspace e un account fotografico su Flickr.
Buona visione, vi farò sapere dove e quando sfileremo!
Ehi, ho o non ho delle tette immense in questa foto? Grazie Luca dalle mie mircotettine per aver scelto la migliore inquadratura per farmi sembrare una maggiorata!

25 mayo

Pensieri Attorcigliati...

Mood: Nausea


Rettifico... Posso?
20 mayo

Sogno Bagnato...

Ascolto: il suono della pioggia che cade, finestra aperta
Mood: Pensoso

Che strano, oggi mi sembra che il mondo sia fatto solo d'acqua...
Chi era? Talete? Anassimandro? Anassimene?
Odiavo filosofia, e non credo mi interessi realmente saperlo.
Vorrei solo annegare un poco.
Pioggia, non smettere di cadere, mai.

P.s.
Un giorno rinsaviro, quindi questo rimanga tra noi...


03 abril

Venticinquesimo Compleanno...

Fumo: Benson
Mood: Relax

É un po' che non scrivo.
Cosa è successo nel frattempo?
Innanzitutto il mio account trial di Office è scaduto, ho scaricato Open Office (Joe, fammi l'applauso, me lo merito, sono la tua discepola fedele, il che è quasi pornografico, ma so, in cuore mio, che te sai prendere queste battute in modo sano e saggio) e ancora non ho compreso come si imposta il controllo ortografico in italiano. Motivo per cui, troverete numerosi errori di battitura. Per ora me ne frego, poi, quando le mie manie di perfezionismo, che mi portano a suddividere tutti i miei mp3 per anno di produzione, album, cantante e genere musicale, inizieranno a rifarsi vedere, provvederò a questo increscioso fattaccio. Pertanto, a chiunque abbia voglia di segnalare eventuali errori ortografici (e mi riferisco a Marco e Emiliano, i soliti sfasciapalle), suggerisco una bella sega, magari vi tiene quelle luride manacce impegnate e io ho materiale per le mie fantasie erotiche strampalate (Marco, mi riferisco a te. Emiliano, ti amo, ma sei troppo basso e magro, nelle mie fantasie non è contemplato spappolare il mio amante).
Ok, credo che da questo incipit si percepisca il mio arrapamento.
Perciò concludo con un messaggio subliminale per Dario.
Tagliati i capelli, tagliati i capelli, tagliati i capelli...
Bene, procedo con il riassunto dei fattacci salienti.
Ho compiuto 25 anni il 18 di marzo. E ora sono fottutamente vecchia, sempre fottutamente grassa e ancor più fottutamente stronza (ok, fottutamente, fottere, ok, basta, ho dei problemi evidenti, Dario, salvati, non tagliarti i tuoi triangolari capelli!).
Ovviamente con il compleanno, arrivano i gloriosi regali, e i miei gloriosi rituali.
Zia Evelina, continua sulla falsariga natalizia del regalo hi-tech, fornendomi un utilissimo lettore mp3, essenziale per le mie lunghe traversate di Roma alla volta del fottuto (niente sinonimi oggi) corso di giornalismo. I miei amichetti storici mi hanno regalato due splendide magliette dei Clash, una Lava Lamp rossa, un paio di orecchini a forma di osso, dei deliziosissimi ferma capelli di pac-man. Valentina e Carlo un paio di collanine bellissime con dadi in ogni dove. Cecilia, Cinzia e Marta del corso, un paio di buoni da H&M che mi divertirò a sperperare quanto prima in accessorietti bizzarri, Giulia e Chiara, sempre del corso, invece, un posacenere a forma di dado. Alessio, il nerd dell'edicola, invece, mi ha comprato un libro che ho appena terminato di leggere.
Normalmente annichilisco il mio essere con letture di autori giapponesi (sono in sintonia con il loro essere nazionalmente sociopatici) o romanzi di Jane Austen (sono una donna, non posso esimermi dal leggerli), quindi ero abbastanza perplessa sul titolo in questione “Tecniche Maldestre di Corteggiamento”, di un tale Paul Vlitos. Eppure mi hanno conquistata l'ironia e l'essere idiota e cinico del protagonista, in due giorni l'ho finito e lo consiglierei a tutti, incluso chi evita i libri che fanno ridere, perché questo è intelligente, e non fa solo ridere, ma appaga anche il voyeurismo imperante dei nostri giorni, visto che si basa su scambi di e-mail. E leggetelo in fretta, perché ne faranno un film, e così potrete dire “il libro è meglio del film”, come io farò di certo (cosi' almeno sembro una che passa il suo tempo a leggere, cosa che fa sentire il 99% delle persone incredibilmente stupide).
Sono andata, come sempre, alla mezzanotte tra il 17 ed il 18, al Domino, luogo incantato per eccellenza, accompagnata dai compari di baldoria ed i loro +1 (Maru, tu sei il mio +1) (ok, mi sto attaccando anche a Maru), con tanto di vino, procacciato dall'alcolista del gruppo, Miss Gigio, e torta eccelsa del leggendario forno, al gusto di tiramisù.
E poi c'è stata la festa, che inizia ad entrare nei miti popolari, vista la ambientazione: gli anni '80.
Novità da altri fronti, vediamo...
Con Sara, il mio milanese corrispettivo con meno ego e più tette (sono fiera di questa formula, lo so, la ho già adoperata, ma mi piace, quindi la adopererò finchè non troverò una formula che mi farà maggiormente essere fiera della mia genialità), si pensa ad un viaggetto a maggio, quando il fottuto (...) corso avrà finito di impegnare la mia fottuta (...) esistenza. Località ancora da definire, ma ci stiamo facendo qualche idea.
Ho adottato fieramente un pavone rosso (in linea con l'ego imperante) che di tanto in tanto, nelle occasioni speciali, lascio libero di scorrazzare sulla mia testa (si, potete fare richiesta per incapacità di intendere e di volere, ora avete le prove scritte).
Infine, allego una foto.
La pazza al centro sono io (altre prove per un mio ricovero eventuale), i due ai lati sono Fra e Marco, che per la mia festa anni '80 mi hanno degnata di un outfit Punk. Marco, sei un figo, Frà sei il ragazzo della mia migliore amica, quindi, come dicevamo, sei asessuato, ma sei asessuato Punk, quindi ricevi la mia stima incondizionata.
Ragazzi, lo so, vi ho sputtanati, ma pensate quanto ci rimarrebbe male Eleonora a mostrarsi con il maglione con le spalline, e quanto si incazzerebbe Emiliano a divenire oggetto di pubblico scherno con il suo maglioncino da iperchecca peloso fuxia.
Siete i miei capri espiatori per oggi... Perdono...
Dario e Vale, non metto quella dei Blues Brothers con me perché sono grassa e mi deprimo solo a guardarla... ma creerò una galleria quanto prima con tutte le foto della meravigliosa festa!
Fottetevi tutti!


Sil & i Punk!

10 marzo

Ego Gongolante...

Mood: Ve lo lascio immaginare...

Scansione del mio Primo articolo per voi, anzi, per essere precisi, un intervista, a Camillo Bona, pubblicata su iD di Marzo.
Per gli addetti ai lavori: non i-D, ma iD...

Errata Corrige:
Il buon vecchio Joe (non Strummer, ma egualmente geniale) mi ha fatto notare che le immagini sono troppo piccole, quindi faccio qualcosa di antiestetico e le linko, a voi tocca solo l'arduo compito di cliccare e leggere.
Sono tre pagine, eccovi la prima, la seconda, ed infine la terza.
Grazie a Joe per avermi reso tale servigio e grazie tantissimo anche ad Emiliano, il mio uomo con scanner nonchè fan numero uno.



04 marzo

Imprinting Totale...

Mood: Sonnolenza

Ecco un post personale, da quanto non ne facevo uno!
Si avvicina il mio compleanno (si, è per ricordarvi che tale evento sta arrivando, indi per cui se il 18 di marzo non ricevo gli auguri di ciascuno di voi sappiate che non accetterò la scusa “Me ne sono scordato/a”) e io come al solito lo attendo con immensa trepidazione.
Quest'anno più del solito, un po' per il carico di bagaglio emotivo che mi porto dietro, un po' perché saranno venticinque, un quarto di secolo, metà di cinquanta, e, per quanto cerco di fingere in modo evidentemente patetico di essere una dura distaccata, ci tengo in modo quasi assoluto alle ricorrenze. Un po', anche, perché vorrei fare una bella festa (se non cambio idea, sono notoriamente bipolare), includendo le persone che mi hanno guidato consciamente e inconsciamente, fatto star bene. Stranamente direi, è noto che io che amo le piccole cerchie, ma a sta botta vorrei includere tutti, anche chi mi ha solo sfiorato, chi reputo degno di una nota, seppur minima.
Oggi, a causa di una micidiale assenza di linea adsl a lavoro, ho chiacchierato un po' con i clienti, invece di soffermarmi a picchiettare sui tasti, come ogni mattina faccio, chattando con Sara. Ogni mattina io e il mio corrispettivo milanese, ma con più tette e meno ego, ci intratteniamo con i nostri racconti su situazioni più o meno astruse, ridiamo dei tormentoni che il fitto conversare ha creato, oltre al commento delle canzoni che la radio passa. Ecco, se Sara fosse a Roma sarebbe di certo un invitata!
In ogni caso, c'è un ragazzo molto simpatico, e, soprattutto, molto introspettivo, con cui chiacchiero spessissimo, e oggi mi ha dato il cosiddetto “la” e ho iniziato a ragionare su alcune cose di me stessa e non solo.
Emiliano, immagino giù quali e quanti commenti stai meditando, te ne prego, lascia l'acido muriatico da qualche altra parte, perché amerai questo post, lo so.
Ogni singola persona che incontriamo lascia un contributo in noi.
Lo vedo, ogni giorno di più.
È facile iniziare dai genitori, ma è un dato di fatto che in me, così come in molte altre persone, rivedo una sorta di codice riadattato su di un altra base, dettato da chi ci ha cresciuti.
Non mi perdo nel cercare di trovare somiglianze con mia madre, non mi piace e non voglio sentirmi dire la frase che più detesto, ovvero che siamo uguali. E neppure su mio padre, che uguale a me non è, ma, che, probabilmente, con i suoi proverbi proverbiali quali “nella vita puoi fare tutto ciò che vuoi, tranne chiedermi soldi e di venirti a riprendere” o “hai fatto solo la metà del tuo dovere” o ancora “Imbuto” (tormentone guzzantiano del 1600, che, ancora oggi, si ostina ad adoperare) ha plasmato in modo palese quella che sono oggi, a quasi venticinque anni: indipendente, egoista, menefreghista, ansiosa riguardo i miei doveri tanto da diventare pregna di efficienza iper svizzera e dotata di pessima ironia.
Lo vedo, allo stesso modo, evidentissimo, nella dialettica fatta di astruse frasi e mirabili terminologie che si comprendono e si acquisiscono col tempo, dall'abbigliamento che tende a colori simili, le spillette tonde che io, Emiliano, Eleonora e Maru portiamo, dal condividere lo stesso senso ironico che chiunque altro troverebbe assurdo, dall'assumere rituali inconsci, dal modo di brindare, il reagire diversamente, ma lanciando lo stesso messaggio, davanti ad un racconto o ad una richiesta di consiglio, il dare le stesse priorità. Lo vedo nei gesti che Emiliano fa con la testa quando annuisce che sono tipici di Vincenzo, dal modo di parlare dando enfasi ad alcune parole che adottano Eleonora e Francesco, lo vedo nella sintonia dell'amicizia, così come in quella dell'amore.
I miei amici prendevano in giro me ed eleonora, dicendo che le nostre teste erano collegate con l'infrarosso, Piero chiamava me e Maru “Crick e Crock”, il Coma una volta definì me ed Emiliano “Karen e Jack” (spero di essere Karen, anche se mi sa che è più probabile si riferisse a me come Jack, Emiliano è di certo più femminile di Silvia).
Le sento tantissimo, le mie affinità elettive, sono una continua presenza che se viene a mancare mi rende gelosa, inquieta, triste e acida.
Ma non solo loro mi influenzano. Ultimamente mi sembra che ognuna delle persone che conosco, anche se da poco, mi abbia regalato una piccola parte di se, che compone il puzzle Silvia. Ad ogni azione, corrisponde sempre una reazione, mai frase più corretta troverò per definire tutto ciò.
Con questo non voglio dire che c'è un omologazione inquietante e spaventosa ma che siamo tutti delle capocce pensanti, distinte, ma poi non così distanti.
Mi sto rendendo conto che tutto questo mi leviga, smussa alcuni lati preponderanti di me, ed è un bene, è un contino arricchirsi.
Sono felice, nella mia vita le cose vanno sufficientemente bene, ci sono momenti di malinconia, ma sono rari. Ho quello che desidero, so che ciò che ancora non ho è ad un passo da me e non ci metterò tanto per procurarmelo, e so che tutto questo lo devo in parte a me, in parte a voi, che, volenti o nolenti, avete cambiato questa grassa donna di un pizzico.
Aggiungo una foto dalla laurea di Emiliano (non di Eleonora, perchè il vestito che avevo ho deciso di bruciarlo, mette in evidenza il fatto che sono grassa e senza tette, cosa che pensavo camuffasse prima di comprarlo), assieme ad un aneddoto, che reputo perfetto esempio da apportare a sostegno di questa mia tesi.
Emiliano s'è laureato quattro mesi fa, Eleonora quattro giorni fa (congratulazioni, pubblicamente, sul mio blog a Gigione, il primo topetto della storia con una laurea in psicologia). Entrambi indossavano un vestito nero, lui un completo, lei un tailleur. Entrambi avevano una camicetta viola. Inconsciamente, i miei due amici, hanno svolto lo stesso archetipo di abito da laurea, sono riusciti a rappresentare se stessi in modi similissimi. Emiliano portava una cravatta sottile molto particolare, Eleonora aveva una giacca con le maniche a tre quarti da cui usciva la manica a palloncino della camicia. Stessa attenzione per i dettagli, espressa da due vissuti differenti.
Per quanto riguarda la foto, vi chiedo se trovate una coerenza in questa immagine? Io più la guardo e più mi auto convinco che quella che vedo è semplice e pura armonia.
Siamo diversi, è vero, ma il legame lo vedo.
Eccome.

Imprinting
22 febrero

Fashion Week...

Mood: Smocciolo
 
Finalmente ci siamo.
Dopo mesi di corso, divento una giornalista di moda d’assalto, taccuino e penna in una mano, inviti nell’altra, sigaretta in bocca (non fate battute su gli altri fori del mio corpo liberi), mi appresto a farmi travolgere e estasiare dalla settimana della moda romana.
Piccola parentesi per i non informati.
La settimana della moda di Roma è notoriamente una cagata. La mia città è stata la capitale italiana della moda in corrispondenza al periodo del massimo splendore degli studi di Cinecittà, dove le stelle americane venivano a girare i loro film, poi, come ben sanno pure i muri, il tutto si è spostato a Milano, e qui si è rimasti con un pugno di sabbia in mano. Per ripristinare il tutto si è ben pensato di iniziare a proporre la settimana della moda anche a Roma, prendendo i rimasugli (e se sono rimasugli, un motivo c’è) delle altre settimane della moda e propinarli al pubblico romano.
Io, del tutto priva della speranza di soddisfare quel minimo di interesse che posseggo nei confronti del campo su cui cerco di costruirmi una professione, accompagnata dalle mie compagne di corso, mi sono andata a conficcare per due interminabili e lunghissime giornate in quel dell’auditorium, prendendo tutto con la filosofia che c’è dietro una gita scolastica: cazzeggio puro.
Narro or dunque gli accadimenti salienti della mio essere presente a tale evento.

Day 1:
Arriviamo all’auditorium, Toyota Corolla con me.
Ovviamente iper anticipo, la sfilata comincia tardi, ma l’occasione di saltare delle lezioni era talmente allettante che decidiamo di perder tempo nel satanico luogo. Vaghiamo tipo anime dannate per qualche oretta, tra bookshop, (librerie, ma se sei artistoide le devi chiamare così) lounge bar (che io chiamerei bar con divanetti) e cagate simili.
Fino a quando non capitiamo davanti allo stand di Sephora, e tutte le mie compari iniziano, da brave femmine, a saltellare come delle invasate all’idea di una gratuita prova trucco.
Io inorridisco, ma mi sottopongo a tale scempio. Osservo le truccatrici, e scelgo quella che secondo me era truccata meglio, se è brava con se stessa non farà un disastro su di me. Mi metto in fila, Giulia si sta facendo truccare dalla suddetta. Ha un bomberino viola molto anni ’80 e la truccatrice le fa un bellissimo trucco sfumato sulle stesse tonalità, le mette un gloss rosa shocking. Bel lavoro, penso, e mi compiaccio della scelta della make up artist.
È il mio turno, mi siedo e cerco di convincere Cecilia a farsi truccare. Ma lei è ferma sulle sue convinzioni antitrucco. Un po’ la invidio, io mi sono lasciata tirare in mezzo.
La tizia inizia a conciarmi, mi toglie le occhiaia con del liquido magico a me ignoto e inizia l’opera. Le dico “mi piace molto l’ombretto sotto gli occhi, poi ho la frangetta lunga stile barboncino, quindi secondo me starebbe bene. Se vuoi osa pure”. Errore. Mai dire “osa pure” a nessuno, neppure alla migliore amica di una vita che conosce a memoria i tuoi gusti.
Finito il trucco, abbozzo un sorriso, con voce atona esclamo “Che bello!”. Gli altri mi guardano e attaccano con delle frasi, palesemente di circostanza, “ma quanto stai bene” “dovresti truccarti più spesso”. Faccia sconvolta, mi giro verso Cecilia, e le chiedo “Sembro un transessuale?”.
“Si”.
Bene… la prova del nove, che non serviva, per sapere di poter riporre la mia fiducia in lei.
Corriamo verso la sala B (Sephora ci ha fatto perdere pure troppo tempo), dove mi aspetta la prima sfilata della mia vita. Pavel Ivancic (se cliccate su ogni nome c’è il link del video della sfilata), di Mittelmoda. Passiamo i controlli, con quelli che sembrano degli inviti farlocchi visto che si tratta di un blocchetto di ridicole fotocopie tenute assieme da una spilla, e prendiamo posto. Mi siedo, prendo il taccuino con la torre Effeil, regalo di Cecilia da Parigi, inizio a scrivere e mi accorgo che la penna emana nessuna sostanza sulla carta. Impreco, ma Marta, donna previdente, ne ha una in più.
Si spengono le luci, si accende una luce rossa, iniziano a prendere posto sulla passerella modelle al limite dell’anoressia, abbigliate con dei vestiti che farebbero sembrare una balena chiunque.
Effettivamente, le modelle, dal vivo fanno impressione. Le loro braccia assomigliano al mio mignolo, il loro busto è microscopico. La polemica in proposito agli standard di magrezza che l’alta moda impone mi si para davanti. Non l’avevo mai troppo considerata, al massimo ho pensato che fosse un pour parler da salone di bellezza, ma avere questi scheletri dalla pelle cadente e l’aspetto smunto mi impressiona più di quanto potessi immaginare. Mi soffermo con la mente per qualche istante sull’argomento, e, per la prima volta sono fiera della mia trippa strabordante.
Poi la luce torna ad essere normale, e rivela delle braccia completamente rosse, scarpe rosse (tanto che Sara lo ha definito “il comunista russo”) e degli abiti che mi fanno inorridire. Schizzo qualcosa su carta, segno una serie di parole che assocerei alla sfilata. Dura pochi minuti, ma non mi convince. Informe è la parola che scrivo calcando sul mio vergine blocchetto. Delusa, me ne torno verso casa, ma non prima di una tappa al McDonald con Cecilia, dove ci mettiamo a parlare di uomini, di gossip e varie ed eventuali, sorseggiando un Milkshake.
Da annotare che Cecilia conia un gesto rituale che si ripeterà ad ogni sfilata. Al termine del defilée, con nonchalance, poggiamo il piede sulla passerella. Divertente ed ironico, visto che modelle non siamo, mi piace e ne facciamo un must immancabile, che si ripeterà ad ogni occasione.

 
Day2:
Dopo una mattinata passata in compagnia della mitica zia Evelina, in ospedale da lei per una visita, le rubo la macchina (c’è il blocco del traffico, possono circolare solo le pari, e la mia corolluccia è ovviamente dispari) e corro verso l’auditorium.
Parcheggio in divieto di sosta per non pagare il parchimetro (lo ammetto, ma a un euro all’ora avrei pagato ben sette euro di parcheggio), e correndo, entro alla prima sfilata della mattina. Albino, sala H, più grande della sala C, che fa schifo a tutti ma a me piace. Delusa dalla sfilata del giorno precedente, decido di fare la cosa più banale, ovvero osservare gli avventori di tali eventi in cerca della velina e del calciatore. Il deserto vero e proprio. Grottesche matrone abbigliate nei modi più ridicoli, tutte convinte di avere venti anni e tutte convinte di essere alberi di natale con labbra rifatte da laccare in rosso. Le cose sono due: o le truccatrici di Sephora hanno colpito ancora, oppure il buon gusto è andato a farsi fottere. Opto per la seconda e il prendere per il culo stè soggettone diventa il leitmotiv della mia giornata, tanto che inizio a pensare d’esser alquanto ridondante. Ma mai come le Iene di Italia1, che sono alle sfilate, per le solite e noiosissime e ridicole prese per il culo delle suddette matrone. Cioè, risibili lo erano, ma credo che dopo aver visto per settanta milioni di volte le iene, ho un intolleranza palese al loro essere ripetitivi. C’è sempre il servizio sulle strappone ricche e ignoranti, quello sulle mignotte, quello sui transessuali, quello su Sgarbi e quello sulla cocaina, meno male che sono due mesi che non tocco il telecomando.
Dopo Albino si bivacca qualche ora, mangio un panino che non sa di un cazzo ma costa come una pepita d’oro, del budino ai ribes decente, fumo una ventina di sigarette, cerco dei libri nella sfornitissima libreria dell’auditorium (tre su tre, nessuno trovato, manco stessi chiedendo la prima copia della bibbia stampata da Gutenberg nel 1455), chiacchiere con le compagne di corso di argomento enogastronomico che rafforzano la mia convinzione di abbandonare l’idea di mettermi a dieta. Adriana, la mia compagna brasiliana di corso, mi racconta in inglese alcuni interessanti aneddoti sul suo periodo di permanenza nella foresta amazzonica, e rimango affascinata.
Ma torniamo alle sfilate. Carta e Costura. Interessante, forse la più interessante per i miei gusti. Prima di entrare incontro una simpatica cliente della mia edicola, una signora belga molto gentile, li per fare fotografie, che poi mi dirà di aver postato sul suo account di Flickr.
Appena entrata, mentre cerco di prendere posto, cado rovinosamente sulla passerella. Mi sento come Naomi Campbell che crolla dall’alto dai platters della Westwood. Peccato che io peso decine di centinaia di chili in più e peccato che non mi potrò mai permettere un paio di scarpe di quel tipo, sia per il costo spropositato, che per la altezza del tacco, che mi farebbe somigliare di più di quanto già non somiglio, ad un transessuale. Figura di merda a parte, mi evito il gesto rituale di Ceciliana concezione, visto che per la sfilata ho già, ampiamente, calcato la passerella. Copio e incollo un pezzo dal mio articolo di recensione delle sfilate per il corso di giornalismo (il mio smisurato ego mi porta ad essere autocitazionista):
<< Appaiono sulla passerella delle figure rese anonime dalla presenza di sproporzionati occhiali da sole e giganteschi baschi neri, che quasi sembrano volere incarnare un ideale retrò di divismo.  I toni sono cupi; viola, nero e il grigio, intensissimo. C’è la predominanza di elementi legati allo street style, la felpa è esaltata, ingigantita, fino a diventare un miniabito che però mantiene il fascino informalmente stradaiolo. Le lane sono il punto forte della collezione, ben lavorate, ad uso e consumo di un gioco di sovrapposizioni che riesce, perfettamente, a non scadere in uno sciatto e semplice ammucchiare. Divertenti i guanti fluorescenti che spezzano, senza invadere troppo la scelta dei toni cupi, così come le cinture feticcio, laccate di nero, molto divertenti.>>
Seguono le ultime due sfilate. Oltre al punto più trash della due giorni modaiola. Durante la penultima sfilata, quella che m’e’ piaciuta di meno, di Carlo Contrada, dietro di me un gruppetto di liceali tamarrissime ad alta voce strillavano delle frasi abbastanza grottesche. Ne ricordo qualcuna, per dovere di cronaca. “io quello me lo so scopato nell’ascensore”, o “beata te che c’hai l’ascensore, io se vojo scopà me tocca annà dietro na fratta”, ma anche “ma il culo glielo hai dato” a cui segue la risposta “avoja”. Io non so se voltarmi e prendere appunti sulle interessanti esperienze sessuali delle quindicenni in questione, o prendere appunti sul pelo posticcio applicato su una gonna in vinile quasi ad emulare quello pubico. Ovviamente faccio metà e metà, e imparo che è meglio non affrontare il sesso anale senza lubrificante e che i calzettoni di spugna, secondo qualcuno, possono sfilare sulla passerella. Nell’uscire dalla sfilata ci imbattiamo in una Performance artistica. Io non so come approcciarmi a queste cose. Definire artistico un angolo dove quattro modelle, che sembrano reduci da Auschwitz, se ne stanno sedute su delle seggiole, mi sembra un abuso del termine Arte. In generale, ultimamente mi sono posta parecchie questioni su quale sia la reale valenza di tale blasonatissima parola. Ho esaminato dizionari, ho discusso a lungo con Emiliano, una vera mente pensante (non c’è ironia in questo), e sono, infine, giunta alla conclusione che chi definisce qualcosa arte non è altro che una presuntuosa testa di cazzo che vuole considerarsi superiore alla massa applicando a se stesso dei significati che, molto probabilmente non è nemmeno in grado di comprendere. Io, che testa di cazzo che vuole considerarsi superiore alla massa sono, mi sono posta come obiettivo della vita di non adoperare questo termine mai, e di smontare le idee di chi ne abusa. Una testa di cazzo che odia le teste di cazzo, socialmente inaccettabile sia dai superbi che dai modesti, destinata all’incomprensione.
Perplessa, mi godo l’ultima sfilata. Accanto a me un ragazzo con dei Rayban bellissimi nella sala buia. Ancor più perplessa dalla necessità di divismo di tale soggetto, carino, per carità, ma maggiormente cretino, visto che già io con i miei dieci decimi ho difficoltà a vedere bene, decido di concentrarmi sulla passerella presentata da Paolo Errico. Non male, molto giapponese nelle forme (cosa che apprezzo, ovviamente), e autunnale nei colori.
Se pensate che questa frase non abbia senso, che tutto il post non abbia senso, mi confortate. Io inizio a pensare che nulla abbia un senso, ma questa non è una novità…
Allego le foto fatte da Adriana. Se sento commenti sulle mie cosce strabordanti verrete ufficialmente blastati per i vostri difetti fisici e non.
IMG_0037IMG_0041PAOLO%20ERRICO%20%2834%29PAOLO%20ERRICO%20%2841%29
21 febrero

Non Scritto...

Mood: Ho la febbre

Non stò calcolando il blog ultimamente, così come non stò calcolando i vostri di blog.
Di cose da dire ne ho tante, ma prendo tempo e ci rifletto sopra.
Per ora un solo, piccolo, consiglio cinematografico. Io l'ho visto in inglese, e ho pianto come una fontana, e non vado l'ora di vedermelo su di uno schermo grande in una sala cinematografica...
Il Futuro non è scritto - Joe Strummer di Julian Temple, 29 Febbraio 2008 al cinema.
Enjoy Rock & Roll!


   

26 enero

Giochi Nuovi...

Fumo: Benson blu
Ascolto: Siouxie and the Banshee - Hong Kong Garden
Mood: Assonnata
 
Salve a tutti, non sono morta. Sono solo iperoberata da duecentomila cose.
Corso, lavoro, poco tempo per gli amici, poco per me stessa, sonno, fame (sempre presente), musica, videogame, computer portatile, sigarette. Sempre io. Sempre a cercare di capire il mondo che mi circonda.
Comunque, un paio di post fa avevo promesso la recensione dei due giochi della Wii che ho ricevuto come strenna natalizia. Non me ne sono scordata, ho solo posticipato un poco, ma visto che se continua così finisce che ne parlo a pasqua, mi auto impongo di postare.
My Sims e Pokemon Battle Revolution, che dire, forse che la Wii non delude mai la sottoscritta in grave tossicodipendenza da console Nintendo.
Iniziamo dalla cosa che mi esalta meno, lasciando i fuochi d’artificio per il gran finale. Ovviamente parlo di My Sims, che sebbene non raggiungerà mai il gradimento quasi orgasmico che mi provoca Pokemon battle devolution, si difende bene.
My Sims per certi versi mi ricorda un poco Animal Crossing per DS, sebbene il suddetto videogame per me rasenta una delle più vicine forme di perfezione video ludica che mente nipponica abbia concepito.
Siamo in un paesino (che ovviamente battezzerete a vostro piacere, io che ovviamente sono megalomane l’ho chiamato SiLTown) che fino a qualche tempo fa era uno dei più bei posti dove vivere. Purtroppo la popolazione lo ha abbandonato, stanca della sua estetica e dei pochi luoghi di divertimento. Compito del proprio sim, che per l’occasione è stato reso cicciottello e teneroso (da leggere con vocina squillante da adolescente che ha il cellulare di hello kitty) , è quello di riportare questo luogo desolato al vecchio splendore, invitando i passanti ad unirsi alla popolazione. Ovviamente non è così semplice. Ognuno dei rompiballe che si incontrano ha dei precisi gusti in fatto di stile. C’è il cuoco giapponese che vuole una casa sushi bar, la tipetta trendy (leggere con la stessa voce di prima) che deve necessariamente vivere in discoteca, il nerd che sogna di gestire il negozio di fumetti. Nel sushi bar ci sarà bisogno di fornelli, in discoteca, consolle e amplificatori, il nerd ha bisogno di un frigorifero (?) e altro. Quindi, prima convinci il personaggio di turno a trasferirsi, poi gli costruisci la casa, e dopo i mobili. Per fare i mobili c’è bisogno delle cosiddette essenze, vernici speciali che si ottengono da diverse fonti, principalmente scuotendo alberi, ma anche scavando nel terreno, pescando, o partecipando a minieventi che si svolgono nella città.
Pecca principale del gioco, come in ogni gioco della serie più fortunata della EA games, è la sostanziale ripetitività. Punto di forza, che piacerà tanto alle femminucce, è la possibilità di creare e custumizzare totalmente la propria cittadina, renderla carina e vicina ad i propri gusti.
Quindi, detto ciò, se non avete un pene dovreste giocare con tale videogame, in teoria vi dovrebbe piacere.
Ma passiamo al momento di totale catarsi interiore. Pokemon Battle Revolution.
Con le lacrime a gli occhi, e un poco di morte nel cuore, non ho aperto subito la confezione per giocarci, ho atteso il mio fido compagno, da ormai il primo gioco di pokemon su game boy color, Emiliano.
Certi momenti epici vanno vissuti come la più alta celebrazione dell’amicizia, quindi ho resistito, e, tornando indietro lo rifarei.
Il motivo è semplice.
 Io, Emiliano, sigarette, i nostri due Nintendo ds luccicanti.
Inseriamo Pokemon Battle Revolution e i cuori ci battono forte, all’unisono, e sento un groppo alla gola dall’emozione.
Accediamo subito alla parte di gioco che più ci interessa, che più abbiamo anelato: la lotta tra DS.
In pratica, ognuno, con i propri pokemon catturati e cresciuti con amore in mesi di gioco, può sfidare i gli amici. Rimaniamo a bocca spalancata vedendoli diventare da  bidimensionali a tridimensionali, e iniziamo a misurarci in una serie di duelli epici, visto che bene o male i nostri team sono ben congegnati ed equilibrati. La parte più bella del gioco, oltre al vedere come effettivamente le mosse funzionano, è scoprire come le adorabili e fantastiche creature collassano (si, so che molti di voi gradirebbero vederli implodere).
Ho le lacrime nel vedere l’aggraziato e straziante accasciarsi del mio Gardevoir che si lascia morire in un modo estremamente enfatico, ma c’è chi spira comicamente, e chi pare abbia delle realisticissime convulsioni.  
Detto ciò, il gioco possiede anche una modalità di lotta online, dove si possono sfidare allenatori di tutto il mondo che talvolta mi hanno dato del filo da torcere, ma che, di base, riesco a massacrare senza problemi, e la modalità classica di storia, che ho completato al solo scopo di ottenere danaro per comprare abiti per il mio avatar-allenatore (è una boiata).
Per chi non possiede un Nintendo DS con cartuccia di pokemon diamante o perla, spendere danaro per questo gioco è pressoché inutile, ma se siete di quelli che come me hanno sempre seguito la inenarrabile saga dei mostriciattoli tascabili, è un imperativo categorico possedere questa piccola chicca che tante emozioni porta con se…
 
mini-my-simsmini-pokemon-battle-revolution-big
 
11 enero

Modalità Insolite...

Mood: Fame e preoccupazione per il mio pomeridiano destino

Normalmente odio fare cose incoerenti, sebbene la mia vita si basa proprio su scelte simili, che, talvolta si sono rivelate le migliori. Oggi decido quindi di incorporare un video al mio post, perchè la canzone è bella già di suo, Romeo & Juliet dei Dire Straits, perchè la cover è ben fatta  dai Killers, perchè il cantante dei killers mi stà scavando sotto la pelle, piazzandosi nelle mie viscere, trovando un angoletto che Mr. Joe Strummer ha lasciato libero. Godetevi questo mio regalo, e, alle ragazze consiglio un bel bavaglino, per evitare di sbavare sulla tastiera.

  

04 enero

Orientali Melodie...

Ascolto: The Killers – Read My Mind
Mood: Relax post Bagno

Qualche giorno fa me ne sono andata a cena fuori.
Amo mangiare bene, penso sia evidente dalla mole di ciccia che mi porto dietro.
Adoro la cucina etnica, ma ho anche dei gusti ben precisi.
 Sia inteso, amo sperimentare, credo di aver provato un po’ tutto e ciò che non ho provato lo proverò volentieri. Ma la cucina cinese è troppo fritto, il mediorientale non è male, sebbene l’abuso di ceci,  il greco è abbordabile, la cucina anglosassone è grassa (soprattutto quella di mia nonna Peggy, soprattutto il suo Christmas Pudding che ancora cerco di digerire dal pranzo del 25 dicembre), la cucina turca devo riprovarla, ma porto con me buoni ricordi e il giapponese lo trovo un poco insapore, ma ci sono stata troppo tempo fa e gradirei riandarci, magari il palato mi si è assottigliato.
 Su tutte, la cucina che mi fa sbavare al solo pensiero è l’indiana.
Il mio amore per tale cucina mi è stato trasmesso dal fratellino giramondo, che ha vissuto a Londra, spesso ospite dei miei zii a cena fuori, e ha potuto godere dei privilegi della multietnica cucina della capitale britannica. Tornato a Roma, una sera, nell’indecisione di dove cenare, ha proposto l’indiano.
Amore a primo assaggio, le spezie, i sapori, e, soprattutto, il grande ventaglio di scelte che questa tradizione gastronomica offre a chi, come me, soffre di un grave disturbo: il vegetarianismo.
Generalmente vado al mio indiano di fiducia, l’Himalaya Palace, sulla Circonvallazione Gianicolense, personale gentile come solo gli indiani sanno essere, servizio ottimo,  tavolini fuori dove ci si può tranquillamente tabagizzare, nulla da appuntare. Tanto per cambiare, sono stata in Via Principe Amedeo, zona Piazza Vittorio, la chinatown de noantri, dove, come funghi, sorgono attività più o meno legali gestite da immigrati più o meno regolari provenienti da paesi più o meno noti. Tra negozi semivuoti con esposti degli abitini in sintetico con le abbottonature alla coreana, buste gigantesche di rifornimenti per gli ambulanti africani da spiaggia o da parcheggio del supermercato, si possono trovare pure dei buoni ristorantini indiani, dal prezzo contenuto ma dal sapore eccelso. Little India non è male. L’ambiente è più colorato e giovanile(se si usa questa parola, giovanile, significa che ormai si è vecchi, quindi mi rattristo in un angolo per dieci minuti), la cucina speziata quanto basta, e a parte un insopportabile antipasto piccantissimo, devo dire che è uno dei migliori ristoranti indiani sperimentati dalla sottoscritta.
Ma non sono qui per parlare di cibo, sebbene la tastiera ormai e’ ricoperta da una coltre di vischiosa bava e dico a chi non c’è mai stato di correre al ristorante indiano più vicino e ordinare Malai Kofta, Matter Paneer, Daal, e del riso Basmati. No, vorrei raccontare la mistica esperienza che ho avuto in tale luogo.
Come ben sapete, io, dal nove di Dicembre ho deciso di non accendere più il televisore. Niente più messaggi fuorvianti fuoriuscenti da piccoli o grandi schermi, solo buoni film, buona musica, buona informazione. Mi ritrovo nella sala del ristorante rivolta verso uno schermo e vengo catturata in un attimo.
Niente Maria de Filippi, ne Antonella Clerici.
C’era su un dvd fatto da video musicali indiani.
Rimango estasiata da tale visione che decido e dico ad alta voce: “devo diventare un esperta di musica indiana”.
Cosa mi colpisce? A parte le parole incomprensibili, di cui ho sempre subito grande fascinazione, le melodie neniose, è il microcosmo di fluorescenti e assurde, per me povera e idiota occidentale, scelte cromatiche, gli errori di abbigliamento, quelli classici, che, da manuale, non si devono mai commettere, tipo  “pantaloni blu, scarpe marroni, maglietta nera”, tutti presenti, l’alta concentrazione di materiali infiammabili addosso a ballerine dalla carnagione olivastra e gli occhi profondi, l’esasperata imitazione di stili o suggestioni prettamente occidentali, quali il rap e i suoi culi sculettanti, il romantico stucchevole, la moglie cornuta, l’uomo macho punito per la sua idiozia, la donna cozza che vince sulla gran figona o la sexy collegiale pseudo innocente ma in realtà gran porcona alla Britney Spears vecchia maniera.
Detto così sembra riduttivo, quasi perculatorio, ma, per tutta la cena non sono riuscita a staccare gli occhi da quello schermo, diventando di poca compagnia per i miei accompagnatori.  Tutto incredibilmente esotico, in senso buono, lontano dalla nostra ristretta concezione che si appoggia a determinati canoni da cui poi non esce, rimanendone incastrata. Donne magre, donne grasse, donne sorridenti, donne che dovrebbero andare dall’estetista a farsi fare le sopracciglia, donne di una bellezza evidente, altre di una bellezza sommessa, altre ancora, obiettivamente bruttine.
Affascinata da questo caleidoscopico mondo, supportata da wikipedia, google e youtube, che rendono noi giovani (se dici giovane riferendoti a te stesso, sei ormai ad un passo dall’estrema unzione) più vicini ad ogni luogo, ho iniziato la mia esplorazione della musica pop indiana, scoprendo meravigliose chicche.
Su tutte la capostipite del cosiddetto Hindi Pop, tappa essenziale per comprenderne i mutamenti, la compianta cantante pachistana Nazia Hassan, che negli anni ’70 portò sulla vette delle classifiche indiane la splendida hit Disco Deewane (che si legge Disco Divani), la leggermente in sovrappeso e sorprendentemente ferma agli anni ‘80 Alisha Chinai che canta Lover Girl e Anaida, una donna che passa dallo sciatto allo strapponico in pochi istanti nel suo video più celebre, Oova Oova.
 Consiglio a tutti quest’esperienza tra le maglie dorate della musica Pop indiana, io ne sono rimasta colpita e affascinata, anche perché l’india è la seconda nazione più popolosa su questo rotondo pianetuncolo, e, sicuramente, queste canzoni sono più ascoltate e famose di quelle di Laura Pausini.
E poi,  mi è servito anche per ricordarmi che forse la globalizzazione di positivo ha questo.
Io, donna occidentale, posso ascoltare nella mia stanza in un condominio di otto piani in piena periferia romana, della musica mai sentita prima, lasciarmi trascinare dai colori, le ambientazioni Bollywoodiane, mentre bevo una tazza di tea Indian Chai, prodotto dalla Twinings, una multinazionale che probabilmente ha ben poco di indiano, mentre il fumo della sigaretta si mischia a quello dell’incenso all’ambra.
È confortevole, è spaventoso, è il 2007.
Anzi, il 2008…

BollyWood
31 diciembre

Bilancio Attivo...

Fumo: L’immancabile Benson
Mood: Assonnata

Bene, eccomi qui.
Novità?
Per natale ho ricevuto numerosi bei doni. Su tutti, la munifica zia Evelina ha voluto omaggiare la mia presenza con un bellissimo computer portatile, da cui scrivo comodamente sdraiata nel mio letto ad una piazza e mezza. Poi un paio di giochi per la Wii, My Sims e Pokemon Battle Revolution, quest’ultimo mi ha fatto riaccendere l‘impolverato Nintendo DS per costituire un team più energico con il quale uccidere i pokemon degli odiosi lattanti di tutto il mondo e dimostrare la mia superiorità come pokeallenatrice (siete liberi di darmi dell’imbecille, ma i pokemon sono a mio avviso ciò che di più perfetto sia stato creato da mente nipponica). Maru mi ha regalato uno splendido posacenere con le carte da gioco disegnate sopra, Emiliano ed Eleonora un sacchetto di cristalli di zucchero aromatizzati alla cannella e un portachiavi della vans, identico in tutto e per tutto alle mie ridicole scarpe a scacchi.
Mi è andata bene, direi.
Ma veniamo al quid della questione, visto che devo cucinare una vagonata di cibarie per questa sera ed ho poco tempo.
Lo scorso anno, il primo gennaio, feci un post in cui mi ripromettevo di fare una serie di cose (ecco il link). Sono qui, ora, e pubblicamente, a fare il punto della situazione. E per ripropormi una serie di cose.
La situazione devo dire che non è poi così pessima.
Un lavoro si può dire che lo ho, non è il lavoro della mia vita, ma almeno mi permette di togliermi parecchi sfizi, tra cui pagarmi il corso di giornalismo di moda, che spero mi porterà ad un impiego piacevole e ben retribuito.
Tra gli sfizi che mi sono tolta non c’e’ il tanto sperato viaggio in Giappone,  su questo posso dire di aver miseramente fallito, principalmente a causa della mia incredibile pigrizia, ma anche grazie a chi dice “si si, ti faccio sapere” e poi sparisce nel nulla (se qualcuno si sente chiamato in causa, fa bene a sentircisi). In compenso ho ripreso l’aereo dopo anni, ben quattro volte, Londra e Parigi, perciò, anche se non ho fisicamente raggiunto il mio personale nirvana geografico, mi posso accontentare dell’aver affrontato la mia paura di morire in un incidente aereo.
Dal lato shopping, devo dire che c’ho dato giù parecchio, ho comprato un sacco di cazzatelle, tra cui la mia amata Wii, posso dire di avere tutto, o quasi, ciò che mi serve, e, soprattutto, ho scovato numerosi vestiti graziosi, riuscendo ad uscire dal mio drammatico loop fatto di magliette nere, gonna jeans e calze a righe rosse e nere.
I pregiudizi non li ho evitati, ma ho imparato a fare del cliché una delle componenti principali del mio modo di ironizzare.
Sull’intransigenza, ecco, li devo ancora lavorarci sopra. Più su me stessa, e su alcuni, non tutti,  gli altri. In generale ho un po’ più di sicurezza in me stessa, ho capito quanto essere rilassati nei rapporti interpersonali aiuti, e, soprattutto, sono più sciolta (almeno a me sembra così) quando conosco qualcuno di nuovo. Credo, in parte, sia merito del mio lavoro in edicola, che, sebbene tutto, mi ha insegnato a capire che non tutti gli esseri umani sono teste di cazzo, e, talvolta, è bene dare il beneficio del dubbio.
Fumare di più, come era prevedibile, non è stato minimamente un problema, mentre dal lato alcool, aimè, devo dire che, a parte i festini grandiosi a casa di Dario, non c’ho dato giù per niente, o quasi.  Per un semplice, banale, ma dolorosissimo motivo. Le uscite serali si sono ridotte all’osso, i lunghi bivacchi sono finiti visto che la mia vita e quella delle persone che amo si è riempita oltremodo, portandoci tutti in direzioni diverse. Triste. Ma inizio a pensare che è inevitabile, e quando sporadicamente riesco a prendermi un caffè con i miei amici mi godo ogni singolo secondo, lo sento più prezioso che mai.
Sull’agenda, inutile dirlo, ho scritto pochi mesi, e poi l’ho ficcata in qualche luogo che tutt’oggi ignoro.
I propositi per l’anno nuovo, il 2008, ero tentata di non farli, ma mi diverte troppo constatare la mia inconcludenza o autoicensarmi per i traguardi raggiunti. Nel bene o nel male, parlare di me stessa, visto il mio innato egocentrismo, mi piace troppo.
Quindi procediamo.

Propositi per l'anno nuovo:
 

·         Crearmi un team di pokemon a livello 100

·         Andare a Tokyo

·         Trovare un lavoro congruo ai miei studi

·         Riuscire ad aprirmi di più con le persone

·         Bere di più

·         Aprirmi un conto bancario

·         Saper perdonare chi sbaglia

Vediamo che combinerò nel dannato 2008…

 


13 diciembre

Italiche Disfunzioni...

Ascolto: Virgin Radio

Mood: Necessito una spranga per darla in faccia ad una cliente deficiente

 

Miei cari lettori, buon giorno.

Oggi, grazie allo sciopero degli auto trasportatori che mette in ginocchio il paese da qualche giorno ho ben poco da fare in edicola, niente resa e devo solo impegnarmi a non sbraitare contro clienti che dimostrano sempre più quanto elevata possa essere l’imbecillità umana.

È una settimana quasi, da venerdì scorso, che le mie celluline grigie cercano di elaborare un post in proposito del cosiddetto secondo editto bulgaro abbattutosi sul cranio geniale di Daniele Luttazzi. Mi sembrerebbe alquanto poco personale riportare articoli, dichiarazioni, comunicati stampa, anche perché spero voi tutti siate aggiornati sulla questione e non abbiate bisogno di un pedante riepilogo, quindi in questo post dico la mia sulla situazione del paese, su come decido, personalmente, di affrontare questo periodo di dubbia moralità.

Ho sempre ritenuto La7 un buon canale, l’unico telegiornale che guardassi con piacere, un po’ perché ho l’hobby di fantasticare su Antonello Piroso, sempre esteticamente  gradevole nel suo gessato inamidato e mentalmente scardinato visto che correda i servizi da suoi commenti astrusi, un po perché, pur essendo dichiaratamente affine alla ideologia di sinistra ma fondamentalmente contraria al seguire le notizie con incorporata una opinione, mi piace il modo del tutto libero in cui i servizi vengono presentati e svolti.

Ho deciso di smettere di avere fantasie pornografiche su di Antonello Piroso e ho smesso di seguire con avidità i contenuti del telegiornale, da quando ho saputo che la notizia della cancellazione del Decameron di Luttazzi è stata “censurata” dal suddetto direttore.

Mi preoccupa lo stato della stampa in Italia, forse ancora di più di quanto mi abbia mai preoccupata, visto che mi accingo a entrare a far parte del mondo del giornalismo.

Mi preoccupa, sebbene probabilmente parlerò di calzette a righe e cravatte regimental, l’idea di non avere una reale libertà di espressione, bensì una libertà incanalata, deviata, sponsorizzata.

È un dato di fatto che la maggior parte dei media sono di proprietà di un qualcuno, e quel qualcuno, per possedere un giornale, un’emittente televisiva o qualsiasi altro genere di canale di (dis)informazione, deve avere del danaro, delle sponsorizzazioni, e, quando girano i soldi ci sono interessi, e chiunque fa il suo interesse (mh, quanto sono poco giornalista, sembra che sto spiegando una cosa ad un bambino di dieci anni). Leggi Berlusconi con Mediaset, Leggi il governo con Rai. Così decido, sabato, accendere il cervello e spegnere, per sempre, il televisore, di cercarmi da sola le notizie, di approfondire con i miei mezzi (computer, principalmente), soprattutto affascinata da una conversazione su msn con Joe, che da ben 210 giorni non si piazza davanti al piccolo schermo.

Niente più stragi di Cogne con plastici e Bruno Vespa, niente Maria de Filippi che alza buste, niente Simona Ventura con le tette strizzate sofferentemente nei bustier di Dolce e Gabbana che parla con isolani più o meno celebri,  ma solo film e telefilm di qualità. Niente più telegiornali che narrano di dna trovati in water di case di studentesse erasmus assassinate, di biciclette insanguinate, ma notizie di politica interna e estera. Mi sento un po’ rinata, non mi manca quello schermo che diventa sempre più piccolo.

L’ennesima cacciata di Luttazzi mi ha fatto perdere le speranze di un palinsesto pulito e a me affine.

Trovavo il suo programma (ci ho fatto un post poche settimane fa) una boccata di ossigeno in mezzo a tutta l’anidride carbonica che siamo costretti a respirare. Tacciare un autore satirico di volgarità lo trovo un controsenso. La volgarità, se ben indirizzata, può essere la benzina (ho il serbatoio a secco, ma col cazzo che mi metto a fare la fila nel delirio di questi giorni, altro motivo di odio per questo paese, l’isteria collettiva che si scatena in questi momenti) che fa ripartire il motore del buon ragionamento. E Luttazzi è sicuramente uno dei pochi in questo paese a saper fare il pieno (sono in riserva, spero di arrivare a casa senza dover spingere la mia pesante station wagon) più che degnamente. A lui và tutta la mia solidarietà e l’ammirazione profonda, sia per il suo lavoro, sia per il modo decisamente poco egocentrico con cui affronta questo altro calcio che lo stivale tricolore gli ha sferrato.