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9月9日

Vino Rosso...

Mood: Dolorante
Mad: Sulle mie gambe, che un po si fa coccolare, distrugge la mia Skruvsta, fa le fusa e mi mozzica.

Allora, premetto che il mio rapporto con il vino è sempre strano. Anzi, in generale, il mio rapporto con l'alcool è sempre stato particolare.
Un po perché sono una persona che perde facilmente il controllo, che vuole perderlo talvolta, e avere una sostanza che  accelera questo processo è dannosissimo. Un po perché poi lascio litrate di vomito ovunque già in condizioni normali, figurarsi dopo aver mescolato liquori con birre o qualsiasi altra cosa. Bevo molto, essenzialmente, soprattutto se nella situazione in cui mi trovo mi sento a mio agio. In compagnia, inizio con un paio di bicchieri che mi rendono euforica e finisco con una percentuale d'alcool nelle vene tale da causarmi un coma etilico. Ecco, a venticinque anni, vantasi di una cosa simile è abbastanza, come direbbe qualcuno, adolescenziale e anche parecchio patetico. Ma d'altra parte ho tenuto scritta come frasetta su msn per un bel po di tempo “io non voglio crescere, andate a farvi fottere”, che di adulto ha ben poco (da Charlie fa surf, dei Baustelle).
Premessa fatta.
Così non resisto alla tentazione, per il secondo anno consecutivo, di farmi trascinare a “In vino veritas”, la sagra del vino laziale di Riofreddo (ecco il post dell'anno scorso, e un po a rileggerlo mi viene qualche brivido, annotando quante cose sono accadute nel frattempo e accorgendomi che ogni cazzo di settembre mi imbottisco la bocca di buoni propositi che si sono sempre successivamente rivelati fallimentari), ridente paesino al confine tra Lazio e Abruzzo. Quest'anno la squadra di avvinazzati annovera la vecchia guardia e le nuove leve. Oltre a me ci sono Marco, Dario, Francesco, le due Maddine Cinzia e Maru, con inseparabile marito Luca a seguito.
Riempio la ciotola di Satana (Mad), perché se spero che qualcuno la nutra in mia assenza  ritroverei il gatto mummificato nel mio armadio, e attendo Maru, che arriva in quasi orario con la sua Micraru bordeau. Recuperiamo Cinzia, ci apprestiamo a recuperare Luca per trovarci sotto casa di Dario, quando...
Piccola tragedia previaggio, il portafoglio di Luca è svanito nel nulla.
Maru sale a casa del marito ed iniziano assieme la tediosa ricerca. Io e Cinzietta ne approfittiamo per farci un giro per la ridente Via Nomentana, seguendo le indicazioni di un inquietante vecchietta, palese reincarnazione incartapecorita di Gabrielle “Cocò” Chanel, alla ricerca di un bancomat, più piccola sosta in un minimarket gestito da indiani, che fa molto Londra, dove Cinzia acquista un pacchetto di patatine per sedare la crescente fame e io mi interrogo per qualche secondo su di un eventuale acquisto, non avvenuto, di una bevanda sulla cui lattina è disegnato un mango e le cui scritte sono in un alfabeto di cui ignoro la provenienza.
Dopo questo ridicolo intervallo di mezz'ora si decide il da farsi: Io, Cinzia e i nostri sacchi a pelo veniamo scaricate su via di Portonaccio, ci ficchiamo nella punto rossa di Dario assieme ai maschietti e partiamo alla volta di Riofreddo, mentre Maru e Luca se ne vanno a fare la denuncia della scomparsa del portafoglio (in seguito si scoprirà essere stato nascosto da Max, il cane di Luca, sotto il letto...).
Arriviamo, parcheggiamo, mi accendo la sigaretta e iniziamo a percorrere la salita più faticosa della storia (no, forse lo era quella di Firenze, ma lì io e Sara venimmo ripagate dalla visione di un pezzo di fregno clamoroso che sconvolse i miei ormoni facendomi scordare la fatica), tutti boccheggiando, io in più spipettando la mia Benson. Ottimo e geniale connubio, quello tra pendenze devastantemente ripide e sigaretta, che da brava idiota non scordo mai di applicare a quanto pare. Veniamo però premiati dalla vista incantevole delle botti, i cui rubinetti elargiscono nettare alcolico gratuito a chiunque vi ponga sotto un simpatico bicchiere. E non perdiamo un secondo, c'e' chi va a prendere da mangiare, chi si appresta a riempire i calici, organizzati come delle meticolose ed efficienti formiche operaie. Io mi ficco nella fila per acquistare cibarie, scoprendo che quest'anno di vegetariano ci sono solo le, poco adatte alla mia dieta, patatine fritte. Tra l'altro una porzioncina modesta che farà successivamente attecchire la mia sbronza in modo iperrapido. Ma mi piego al volere di Dio, ch’io assuma oli saturi in quantità industriale. Amen.
Patatine finite, culo piantato su collinetta di ortica (ma con l'alcool nel sangue, niente dolore), continuo andirivieni di riempire di bicchieri, mentre il concerto è in corso. Musica, come lo scorso anno, sinistroide, ballabile, ascoltabile, decente direi, ma che non sentirei in altri luoghi ed in altri stati psicofisici. Bevo, bevo e bevo ancora, poi, quando mi domando dove sia Maru, Marco, memore delle mie precedenti sbornie, dichiara “Silvia è ubriaca”.
Da qui il racconto sarà un confuso blocco immondo stile stream of consciousness Joiceiano: devo fare la pipì, arriva Maru assieme a Luca, Luca inizia a fare le foto (di cui ne allego alcune, dopo una depurazione attenta, che, a quanto pare non è avvenuta stamattina prima che venissero postate su facebook dal suddetto idiota, mostrando al mondo intero una crudele foto di me, presa dal basso, con sei menti, atta a sbadigliare come solo lo schifo di essere che sono può fare) , mi si appioppa un tipo assurdo mentre faccio la fila per fare la pipì e con ironia del tutto inutile mi dice di chiamarsi Gervaso mentre in realtà il suo nome è marco, chiama mio fratello per accertarsi che io sia sbronza, tento di chiamare mia Cugina, chiamo Sara e ci faccio due minuti di gossip,  fantastico sulla fine del mondo causata dal Cern (cosa che terrorizza Maru) e penso a cosa farei se il mondo finisse tra cinquanta giorni, balliamo, torna Gervaso e inizia a scassarmi la minchia, Cinzia convince Dario al taglio di capelli, il tutto è filmato da Francesco (che esorto a postare il video sul tubo), bacio Maru un paio di volte, abbraccio e dico di voler bene a tutti, dico a Cinzia di amarla, sparo le solite minchiate da Silvia sbronzato, io e Gervaso iniziamo un balletto fatto di gesti ridicoli, presento Gervaso a tutti cambiando il nome di chiunque in Gervaso (non fa ridere, ma vi fà capire come stavo).
Finalmente riacquisto coscienza di me e siamo in campeggio, Marco e Francesco impegnati nel montaggio tenda, che dopo la mia dichiarazione a gran voce “vi do una mano”, rallento clamorosamente. Dario si evita genialmente il tutto con la sua Quechua “la lancio ed è montata”. Salutiamo i coniugi Mariani (perché è Maru l'uomo) che si apprestano a dormire (e no) nella loro tenda/talamo, e ci mettiamo a chiacchierare sotto le stelle. Un bellissimo momento, un po perché l'alcool, seppur scemato, era ancora in me, e poi perché i dettami M.a.d. Cut mi impongono, sebbene la mia natura consumista e menefreghista, di apprezzare il cielo stellato che avvolge la spianata piena di tende, di strimpellatori di chitarra, di boccini nazifascisti con musica truzza a stecca, di idioti a caccia di droghe e di gente che piscia e caga per fratte, e anche, soprattutto, perché infondo non trovo ci sia nulla di più bello dello starsene in sacrosanta pace.
Decidiamo di dividerci in tenda dei maschietti e tenda delle femminucce, ignoriamo tale decisione e finiamo tutti nella tenda più grande, insaccapelati, intetrissati come nintendo insegna, a parlottare, tentare invano di dormire e ridere delle grida prodotte dai campeggiatori scassacazzi. Al mattino, dopo che rinuncio a dormire, scovo un ragno gigantesco sul soffitto,  io e Cinzia ci ricordiamo di essere donne e ci rifugiamo a dormire nella Punto, mentre I ragazzi cacciano la bestia, che si scopre essere solo la prima di una lunga serie, e poi tornano a sonnecchiare.
Io sedile davanti, Cinzia crolla nel sonno profondo sebbene già sia giorno sul sedile dietro, mi metto a riflettere su tutto quello che stà succedendo attorno e dentro me, mi guardo riflessa nello specchietto del parasole, vedo I miei occhi stanchi, le sopracciglia troppo folte, il colore dei capelli che è sbiadito da troppo, una striscia violacea, il segno del vino, sulle mie labbra. Mi scruto attentamente e finisco in uno di quegli strani loop che mi capitano davanti allo specchio, in cui mi chiedo “Chi è questa? Sono io? Sono realmente io?”, poi decido uscirne, mi calo il cappello sul volto e di provo a dormire, e per un paio d'ore mi anninno.
Colazione nell'iperaffolato e disorganizzato baretto di Riofreddo, ripartiamo, io alla guida della Micraru che vibra per qualche mistico motivo, giungo a casa, distrutta.
E la sera, prima di dormire, ripenso allo specchietto della Punto.
Si, sono davvero io, e, sebbene tutto, non é poi così male…
Le foto sono di Luca, e più le vedo, più le adoro.
 
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9月4日

Dannato Settembre...

Mastico: Un bastoncino di liquirizia
Mood: Affamata
 
E rieccomi qua, chi mi pensava morta, beh, mi spiace deludervi, nessuno mi ha ancora scovata e uccisa.
Altro che Bin Laden tra le montagne Afgane, sono meglio nascosta: a casa mia, sul divano, tanto nessuno guarda mai nei posti più ovvi.
Cosa ho fatto nel frattempo?
Ho fatto scivolare, insinuandosi tra le emozioni (mio dio, qualcuno mi sopprima se uso di nuovo questo ridicolo termine da donnetta patetica con il cellulare rosa ricoperto di brillantini) l’estate, e, infine, è arrivato il patetico mese di settembre, periodo odiato dai procrastinatori di tutto il mondo di cui sono la degna rappresentante, in quanto mese ufficiale del ritorno alla routine.
Già, perché per quanto posso lamentarmi dell’estate, del caldo appiccicoso, delle giornate di inutile svacco, devo ammettere che vedere il calendario giunto alla quartultima pagina con così pochi risultati degni di nota da segnalare, è abbastanza deprimente.
Quindi, rimbocco delle maniche, inizio delle operazioni di recupero del cadavere che intralcia la mia strada verso la magnificenza (e due, alla terza voglio un buco di proiettile sulla fronte), il cadavere della pigrizia.
In preda all’ottimismo, ad una ritrovata consapevolezza di me, (bum! trapassatemi il cazzo di fottuto cranio) nonché un accrescimento esponenziale dell’ego dovuto ad una serie lunga e tediosa di eventi che non stò ad elencare, ho deciso di prendere settembre per le palle e stringere forte, rendendogliele livide e vedendo il suo volto diventare giallognolo, finche non capisco di aver vinto io. Muori, mese infame del cazzo, bastardo!
I risultati, che come sempre saranno degni di derisione globale, non mancheranno di essere postati qui, già sono successe un paio di chicche stupende che mi danno spunti per nuovi episodi di questa telenovela inquietante che è la mia esistenza.
Per ora vi posto gli eventi salienti della mia estate quasi del tutto romana, e devo dire che non mi è dispiaciuto rimanere nella mia città e vedere gli altri partire. Roma d’agosto è il paradiso. La popolazione svanisce e si rimane soli con i propri pensieri, si ha modo di riflettere, chiudersi nell’ascetismo (suggerisco un kalashnkov a chi vuole eliminarmi), che, talvolta, ad una come me che agisce sempre senza pensare, non fa male per nulla.
Ok, iniziamo.
Finalmente ho visto Sara, che è sopravvissuta alla permanenza nella mia dimora scassata, comprendendo addirittura il meccanismo complesso che stà dietro il tirare l’acqua al cesso (ovvero l’utilizzo di una bacinella riempita d’acqua) ed è stata deliziata da alcuni eventi tipici della capitale. Non aggiungo altro visto che c’è in preparazione un mega post sull’avvenimento spettacolare, simile ad un trigono tra giove, saturno e marte.
Ho cambiato la tazza del cesso del mio bagno. Purtroppo dopo che Sara ha avuto a che farci. Mi mancherà il vedere uscire i miei ospiti dal bagno la faccia interdetta, talvolta imbarazzata e sempre interrogativa, le lunghe suppliche per avere una spiegazione comprensibile sul metodo di attivazione del meccanismo dello sciacquone e gli stronzi che talvolta risalgono le tubature per darmi il buon giorno. Bei tempi!
Tre romantici (la parola che più mi fa venire la colite, ma devo ammetterlo, lo sono stati) giorni in toscana, in compagnia di colui il quale nome non scrivo, ma che tutti ormai sanno.
Ho adottato Mad, la mascotte di Mad Cut, (che ho fornito di pagina facebook in preda alla mia dilagante ossessione per tale servizio inutile), quindi ho un gatto nero che gira per casa. Le sono stati assegnati numerosi nomignoli, su tutti il Male, ma non vanno tralasciati gli egualmente divertenti Mefistofele, Satana, Belzebù, Maddox, Madeline, Panterina, Medicina e Anna Oxa. È adorabile, tranne quando decide che io sono il nemico e mi insegue per casa con il preciso intento di eliminarmi fisicamente e psicologicamente.
Sfilata con le Maddine a Norma, paese d’origine della splendida Cinzietta, in occasione del festival Normusic, dove mi hanno addirittura spedita sul palco a presentare. Se chiudete gli occhi potete vedermi gongolare come un pavone obeso nel centro dell’agro pontino.
Sono incredibilmente andata (leggasi “stata trascinata”) al mare, se così si può chiamare mare Ostia, numerose volte, causandomi un ustione e il consequenziale spellamento della mia schiena normalmente lattea.
Maru è sparita per i monti per mesi, in preda ad una malattia chiamata scoutismo, quindi pochi eventi ridicoli da segnalare.
Ho prenotato (cioè, per essere precisi, Marco ha prenotato e pagato per me) il biglietto per Londra, quindi ad ottobre rischierò di nuovo la vita su un aeroplano, e, se non mi schianto sopra la merdosa Francia, potrò godere nuovamente della compagnia di Sara, di Marco e di chi nel frattempo si unirà al gruppo.
Ho finito le mie scorte monetarie, quindi ho passato gran parte dell’estate a spostare il divano, pregando che dai suoi meandri, assieme alla miriade di accendini che vi sono nascosti, potesse uscire qualche moneta da due euro.
Sono sopravvissuta alla mia mente contorta e malata. Ma credo lo sarò ancora per poco.
Altre cose che non ricordo sono successe. Ma non le ricordo, o forse sono anche le quattro ed è il caso io dorma, invece di pazzeggiare davanti al pc.
Ci si sente a breve, ho intenzione di postare più spesso. E, nel frattempo, se mi volete un minimo bene, dimostratemelo leggendo i commenti al post precedente e insultando anche voi l’idiota che mi ha blastata in modo poco consono.
Ah, chi non l’ha fatto (ovvero tutti tranne Joe), vada subito sul blog, ritornato in vita, di Emiliano… c’è un post dai risvolti psicodrammatici che vi attende!
A frappè!

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