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    24 September

    Sangue Freddo...

    Fumo: Benson Blu
    Mood: Yawn del lunedì
     
    Come al solito non rispetto le scadenze che mi autoimpongo. Questo è il mio post domenicale di aggiornamento, ma, come potete vedere, è lunedì…
    Mi ero ripromessa di postare delle cose qui sul mio blog, di rifare la tinta ai capelli, di dimezzare le mie sopracciglia, di stare attenta alimentarmente parlando e evitare di tirar tardi la sera.
    Ovviamente, come potete vedere, nessun nuovo post, i miei capelli iniziano ad avere una ricrescita spaventosa, ho le sopracciglia di Bergomi (che mi ricordo essere un calciatore dotato di zerbini al posto di sopracciglia, ma a parte ciò ignoro chi sia), e, sebbene non ho mangiato eccessive schifezze sono ben due giorni che ho la pancia gonfia (no, il ciclo già lo ho avuto) e agitata.
    Inconcludenza e disordini intestinali a parte, la settimana è stata a dir poco caotica.
    Martedì ho acquistato un bel paio di scarpette. Le provo, mi piacciono, mi stanno, le pago.
    Torno a casa e le riprovo, e improvvisamente realizzo che provare una scarpa elegantina (cioè, il massimo della mia eleganza, ovvero, un paio di converse a ballerina marroni)non và provata con un calzino di spugna che sforma il piede rendendolo più grande di quanto già il mio proverbiale piede da maiale non sia.
    Così, il giorno seguente, ne approfitto per prendere due piccioni con una fava: cambio delle scarpe (che adesso mi stanno strette e cammino come se avessi due spilli al posto dei piedi) i biglietti per i Subsonica il 30 novembre, accompagnata da Marco, che è eccezionalmente in ferie.
    Ecco, un consiglio da amica, o da perfetta sconosciuta, o da qualsivoglia cosa io rappresenti per te che leggi: evita, almeno come la morte, di avere rapporti con il botteghino dei Granai (è un centro commerciale, per i non romani). Nella vita ha tirato più sole di Vanna Marchi e il soggetto che fornisce (quando lo fa, perché mio fratello stà ancora aspettando il biglietto per il concerto dei Bestie Boys del 1999) i biglietti per gli eventi ha un ironia che non fa ridere neppure i fratelli Vanzina.
    Goliardicamente mi ha fatto credere che i biglietti fossero finiti, e io non troppo goliardicamente volevo mandarlo a cagare, perché sarà tipo la decima volta che sento questa frase uscire dalla sua bocca, e nel 50% dei casi tale composizione verbale rispondeva a verità. I biglietti ci stavano, terzo anello, che ovviamente, magicamente, diventerà, almeno spero, parterre, come fu per i Muse un anno addietro.
    Dopo la sortita (in tutto mezz’ora, grazie a dio) al centro commerciale, dove mi sono persino imbattuta nel mio personale maniaco, il vecchio rompicoglioni a cui vendo il giornale ogni mattina (che oggi, per la cronaca, ha risfoderato i suoi “amore mio” e “tesoro”), sono stata con Gigio, Frà e Maru all’Absinthe a prendere l’aperitivo. Ovviamente era giorno di partita (non ho capito se di Rugby o Calcio, ma per me è la stessa cosa), ovviamente lo ignoravamo, ovviamente già avevano levato le cibarie, ma grazie alla nostra personale PR, Maru, amica dei proprietari, siamo riusciti a farci allungare qualche melanzana, delle patate e dei rotolini di piadina con verdure. Abbiamo sorseggiato dell’alcool, io del Cointreau che decisamente era troppo alcolico per l’orario, tanto che sono arrivata a dichiarare, giornale di moto trovato nel locale in mano, che voglio diventare una motociclista.
    Gigio e Maru mi hanno dato della lesbica, io è una settimana che sogno me stessa su di una bella Harley Davidson nera per le strade del Nevada o di qualche altro stato semidesertico americano, con la mia maglietta nera con su disegnato un teschio, la mia gonna jeans, i miei capelli rossi al vento e un bel paio di stivali neri (magari in ecopelle, sono vegetariana, non posso andare contro le mie idee). Da qui è partito uno dei miei tanti progetti di viaggio fallimentari (coadiuvato da un numero di “Viaggiare” che stavo sistemando in edicola): il coast to coast
    Ok, torno alla settimana…
    Dopo l’aperitivo, cinema con Emi, Vincenzo, Gigio, Frà, Ale & Ale, Valerio e Marco, i Simpson, carino, divertente, sebbene un uso smodato e orrido della computer grafica, e, sebbene qualche battuta mancasse di mordente, in finale, come dice la buona Gigio, “un film da vedere”.
    Giovedì sera nuovamente cinema, stavolta con Maru, a vedere il polpettone sentimentale “Il bacio che aspettavo”. Si, criticatemi pure, ma grazie a dio esiste Maru, che permette a questo lato trash di me stessa di fuoriuscire. Ovviamente il film era una cagata pazzesca, niente sdolcinaterie e baci sotto la pioggia troppo fiacchi per i miei gusti, la presenza di Meg Ryan, che per me normalmente è una garanzia di pianto assicurato, è ormai sinonimo di delusione, da quando si è fatta gonfiare le labbra e sembra un canottino da rafting. Il protagonista maschile, alquanto arrapate sebbene troppo magrolino per i miei obesi gusti, è l’unico buon motivo per lasciare sette euro al cinema.
    La giornata di giovedì la salto, a molti di voi la racconterò a voce, ad altri via chat, ma in generale è stata a dir poco spaventosa e disastrosa. Diciamo che c’è di mezzo un crimine, e che mi sono spaventata non poco. Ma per fortuna tutto è passato e posso dormire serena nel mio letto ad una piazza e mezza...
    Venerdì c’è stato il picco massimo della ridicolaggine. Me ne stavo bel bella a pranzo da Emiliano, il quale mi intratteneva con discorsi interessantissimi su Pokémon, maschioni e tesi di laurea, quando suona il telefono.
    Maru, la follia personificata nonché la CIA (non so come sapeva io fossi da Emiliano), dall’altra parte della cornetta, ha iniziato a sbraitarmi di tornare a casa, in quanto doveva piazzarsi con il mio pc su msn. Invece di mandarla a cagare, ho interrotto gli unici cinque minuti di pace dopo non so quanto tempo che trascorrevo con il mio migliore amico (Testaccia di cavolo, sentiti una merda!), per dar retta a Maru che, in preda ad una crisi isterica, voleva continuare i suoi flirt virtuali adoperando la mia linea adsl.
    Sabato sera con Gigio, Frà, Marco e il mio buon fratellone Lorenzo ci siamo recati al Classico Village, che iniziava la stagione, perciò ingresso gratuito fino a mezzanotte, a dimenticare le nostre peripezie disastrose danzando. Frà aveva un goccetto di febbre, Gigio aveva staccato dal lavoro poco prima, e io ero con le mie duecentosettantamilioni di ore di sonno arretrate da recuperare, e siamo comunque riusciti a fare le quattro. La musica è sempre la stessa, e appena inizia il Nu-metal sgancio qualche sonora bestemmia. la popolazione maschile è scarsa, quella femminile e’ giovane, troppo, e arrivo a sentirmi vecchia dopo dieci minuti
    Ovviamente, come tradizione vuole, al Classico si fanno incontri sfavillanti e non, ma si becca sempre qualcuno. Io ho trovato una mia vecchia compagna di elementari e medie, Sissi, la quale mi aveva incontrato pochi mesi fa in un pub con la mia Oxana (la parrucca rosso fuoco acquistata a Milano) sulla testa. Le ho dovuto spiegare che ero con una parrucca, e lei credo abbia pensato che io sono una completa idiota. Poco male, ho rinunciato a passare per persona seria ormai da parecchi anni. Dopo Sissi, con la quale abbiamo gossippato un po’ dei nostri vecchi compagni, mi sono imbattuta in un simpatico avventore dell’edicola, con cui oggi ho scambiato parecchie chiacchiere in tema musicale, e un po’ l’ho odiato perché, visto che ha qualche annetto più di me, lui ai tempi vide i Clash dal vivo, io al massimo posso guardare su you tube qualche vecchia registrazione, visto che ormai Joe Strummer è defunto. Poi uscendo dal classico, appeso al muro, c’era un simpatico volantino di un festival punk, e il nome di un gruppo ha attratto la mia attenzione: i Lady Maru! Dio mio, secondo me è un gruppo fondato da ex fidanzati di Maru, riuniti nella tragedia di non avere più il suo amore, il che, a mio avviso, potrebbe essere in realtà un salvataggio in corner…
     
     
    17 September

    Decoro Urbano...

    Mangio: Le mie Unghie
     
    Allora, eccomi per l’aggiornamento domenicale, visto che mi sono ripromessa di farlo, lo faccio.
    Lo so che divento sempre più scontata, ma ovviamente, dopo aver annunciato con squilli di trombe questa nuova cosa, mi sono già rotta le palle di dover dire per forza qualcosa.
    La settimana è stata tranquilla, come ogni mia settimana.
    Ho avuto la fortuna di recuperare un po’ di sonno arretrato e un goccio di sanità mentale.
    Lunedì sera, con la corroborante Maru, siamo andate ad osservare, e, illegalmente, ad intrufolarci, dentro “Massimo Silenzio”, l’installazione di Giancarlo Neri per la Notte Bianca.
    In pratica, il Circo Massimo, luogo normalmente frequentato da personaggi dell’ambiente cannarolo romano (ricordiamo, una volta per tutte, che Chiara li coniò la sua geniale esclamazione “Oh! La luna è verde!”), ricoperto di sfere grandi quanto palloni da calcio, che, grazie al supporto dell’Enel, si sono accese, cambiando colore, fino alla sera dell’undici.
    Io, di base, sono contraria al concetto di installazione, e, allargando il tutto, a quello di arte, se il contenuto formale non è comprensibile da me, grande esperta in materia (mi do delle arie).
    Alla fine le lucette non rappresentavano nulla di sconvolgente, sicuramente piacevoli alla vista, insolito trovarle in una vallata ove normalmente si odono bonghi e spacciatori di erba o fumo, per quanto mi riguarda sarebbe stato opportuno chiamarle decoro urbano.
    Maru, completamente galvanizzata, s’è chiusa in modo del tutto autistico nella sua macchinetta fotografica, scattando miliardi di foto a me (nessuna che mi fa sembrare magra, perciò scordatevele), a se stessa, alle sfere di luce luminose.
    Io ho scattato qualcosina con il mio telefono, ma, mio malgrado, ho scoperto di somigliare, con questi fottuti capelli rossi, ad Athina Cenci.
    Martedì mi sono vista per cena con Eleonora, abbiamo provato a vedere Desperate Housewives, ma, nostro malgrado, abbiamo scoperto che la mia copia su dvd si era volatilizzata, così abbiamo deciso di dedicarci ad un'altra serie, una mini serie, di cui parlerò nel mio prossimo post (State morendo di curiosità? No, non credo), abbiamo spettegolato e ci siamo ripromesse di recuperare le puntate perse.
    Venerdì ho passato il mio pomeriggio con Maru, insultando venditrici di reggiseni, cercando di spiegarle cosa è il Pokédex, facendomi prendere da una lancinante voglia di gelato al limone e dall’ancestrale dubbio sull’eventuale acquisto di Boogie, meraviglioso gioco per Wii che, tra le varie attività, comprende il Karaoke (che, come ben sapete, è la mia passione mai soddisfatta). Ovviamente l’acquisto è stato rimandato a data da non destinare, ovvero il giorno in cui prenderò il prossimo stipendio, e, nel frattempo, cerco di finire Rayman Raving Rabbids, che, da tempo, avevo accantonato, e cerco di expare al massimo i miei Pokémon in attesa di Pokémon Battle Revolution per Wii.
    Nerdate videoludiche a parte, la serata di Venerdì l’ho passata in buona compagnia, con il mio gruppo di amici in quel di Ariccia, a casa di Dario, a banchettare a suon di porchetta (ok, sono vegetariana, per me c’era dell’ottima mozzarella di bufala e una megamelanzana sottolio) e Romanella, a chiacchierare di progetti (in primis il mio segreto progetto accolto da Emiliano, Vincenzo, Alessia e Alessandro), gossip e quanto altro. Ah, la Tavolata Romana! (cito il Coma) Che benessere! (cito Maru).
    Ieri sera mi sono goduta una eccelsa cenetta all’indiano, oggi ho giochicchiato con le mie due console e finito di vedere la quarta serie dei Soprano.
    Ora mi aspetta il domenicale cambio delle lenzuola, e poi a ninna, e, tanto per iniziare bene la settimana, il signor Ciclo Mestruale mi è venuto a far visita(dovrei fare come tutte le femmine che si segnano il palloncino rosso sull’agenda e non rimangono sorprese dall’avvento di tale sciagura, e, soprattutto, a corto d’assorbenti), rendendomi gonfia (solo sulla panza, le tette se ne guardano bene dall’ingrossarsi) e affamata.
    Vado a bestemmiare altrove.
     
    10 September

    Settimana Bianca...

    Fumo: Le mie Benson
    Mood: Domenicale
     
    Salve a tutti. Ho deciso di creare una piccola tradizione all’interno del mio blog.
    La domenica è una giornata abbastanza fiacca, in cui mi rotolo tra le coperte e faccio poco altro, quindi, da ora in poi, cercherò di trasformarlo nel giorno in cui parlo un po’ di me (lo so, preferite le cazzate, ma sono egocentrica) e tiro le somme della mia settimana.
    Ordunque procediamo
    È stata una settimana piacevole, con alti e bassi, ma decisamente piacevole.
    Ho dormito poco, per motivi vari.
    Ho avuto a che ridire sul mio stile di vita, con il membro della mia famiglia che meno tollero, mia madre, e quindi posso considerarmi esonerata dal sentirla per almeno un paio di mesi e dal vederla per almeno sei. Come al solito è la mano per affondare il suo ruolo nella mia vita, ma non mi lamento, ho altro a cui pensare.
    In compenso esiste il mio adorabile fratellone, con il quale sono andata lunedì pomeriggio a far fluttuare, fallimentarmente, il mio splendido aquilone acquistato a Londra.
    Maru mi stà insegnando il francese, ovviamente solo la parte pornografica, visto che a ottobre andrò qualche giorno a Parigi. Ho già imparato come si dice "Sono molto calda" e "stò cercando il pene", non si sà mai.
    Sto pensando seriamente all’iniziare un corso di giornalismo, visto che la vita da edicolante mi stà stretta, e ho disegnato poco o nulla, quindi inizio a pensare che anche quella da stilista sia attillata come una guaina in pvc al mio grasso corpo.
    Ho ridato colore ai miei capelli, grazie al supporto della mia cugina tettona, con la quale abbiamo gossippato un po’. Ora sono di nuovo tornata alla mia orrida sembianza di Vanna Marchi, e, inoltre, mia cugina mi ha fornito di innumerevoli e sbalorditivi gossip per sparlare per almeno altri sei mesi di chiunque.
    Ho passato molto del mio tempo con Maru in questi giorni, ci siamo impelagate in situazioni assurde (tipo cercare il rosario della nonna Oretta, che purtroppo c’ha lasciati ad inizio settimana,  per metterlo nella bara), in situazioni alcoliche (con il supporto dell’Absinthe, pub di alcuni amici suoi, allocato in zona Ostiense), in incontri sfavillanti (mia cugina che passeggiava per viale Europa), in momenti di panico (una sortita allo Zen, discotecona a me sconosciuta ma molto frequentata dal bocciname romano), in attimi di cultura (una mostra gradevole all’eur, allestita per la notte bianca, a cui abbiamo presenziato venerdì sera) e via discorrendo, insomma, alla fine della settima posso dire che Maru, come al suo solito mi ha deliziata non poco (aimè, non in tutti i sensi).
    Ieri sera, inaspettatamente, vista la mia incredibilmente bassa considerazione del genere umano, ho parcheggiato la mia bellissima e abbozzatissima macchina, mi sono recata in quel di Metro Laurentina, linea B, ho poggiato il mio culo solitario e grasso sulla metropolitana (non su tutta la metropolitana, sul sedile, non è così tanto grosso), e sono giunta, infine, al concerto di Franco Battiato, organizzato per la strafottutissima, che continuerò ad odiare sebbene tutto, Notte bianca.
    Ad attendermi in piazza ho trovato la simpaticissima Claudia, blogger e compagna di chiacchierate su Msn, con cui ho parlottato durante il concerto. È stato bello, mi sono trovata davanti una persona che non ha infranto nessuna delle mie malate paranoie dei rapporti umani (tipo toccarmi, o essere invasiva) e soprattutto ho visto come è fatto qualcuno che fino a poco prima era nella mia testa un blog e un contatto di msn. Dopo il concerto, magistrale come sempre, ho raggiunto Emiliano, abbiamo preso di nuovo la metro, una Campana calda, sorta di cornetto squisiterrimo imbottito di crema e gocce di cioccolata, e tutti a casuccia.
    Un saluto a tutti, vado a recuperare il mio drammatico sonno arretrato, posto un paio di foto carine, tra cui la testimonianza del mio avvenuto incontro con Claudia.
     
    08 September

    Herpes Letale...

    Mood: Pensoso Ubriaco

    Settembre è il Periodaccio.
    Vengono a galla duecento milioni di cose, specialmente le inconcludenze. Odio Settembre, quasi quanto Febbraio. Odio la mia testa in grado di pensare e le mie mani che in teoria sarebbero in grado di realizzare, ma che in pratica se ne stanno conserte.
    Mi autoilludo di avere la forza di aprire i cassetti della mia tormentata (oddio, sono melodrammatica, sto esagerando, ma perdono, sono i geni che a volte risalgono il mio tubo di scarico interiore) esistenza e di poter mettere tutto a posto in due secondi.
    Comunque, bando al pianto sul latte versato e a queste cazzate, con cui è meglio ammorbare Emiliano, Gigio e Maru, piuttosto che voi, che cercate la risata o il pensiero astruso.
    Bene, tutti voi conoscete la mia passione per le serie tv, e, allo stesso tempo per i bei  maschietti (tranne Maru, che, poveretta, spera ancora di poter giovare delle mie notorie arti seduttorie), quindi fate uno più uno e capirete che il risultato non è più due, ma un bel post sulle serie televisive con annessi fustaccioni (termine anni ’80, giuro non lo userò più in vita mia).
    Vi parlerò ordunque di Heroes (che il controllo grammaticale di Word corregge con Herpes, appropriato direi), premettendovi che ne avevo solamente sentito parlare, che tutto ciò che segue è il mio giudizio dopo la visione delle prime puntate, cosa che faccio abitualmente quando inizia una nuova serie in tv.
    Heroes è un prodotto che la Mediaset ha acquistato, che, con dovizia del tutto Berlusconiana, ha pubblicizzato come la serie evento dell’anno. Una serie fatta male, scadente, noiosa, ma che ha un unico grandissimo pregio, Milo Ventimiglia.
    Milo Ventimiglia è uno stupendo attore americano di origine italiana, con i capelli scuri e la faccetta da stronzo, di quelli che piacciono a me, che già avevo avuto modo di far rientrare nelle mie fantasie porno erotiche grazie alla sua partecipazione a Gilmore Girls (in italiano “Una Mamma per Amica”). Potrei usare il resto del mio spazio web a esaltare tale beltà maschile, ma credo sia più adatto al mio stile di conduzione del mio blog-arma di distruzione di massa, criticare tale orrido spreco di soldi che viene fatto passare per oro colato.
    Heroes (che non scriverò più, o se lo farò, troverete scritto Herpes, visto che il controllo ortografico inizia a rompermi i coglioni) esce dalle stesse menti bacate che hanno congegnato Smallville, quindi potete immaginarvi lo schifo.
    La trama è noiosa quanto mai. Un ricercatore indiano muore, e il suo bravo figliolo decide di mettere mano alle sue ricerche su una serie di uomini e donne dai poteri eccelsi. Una cheerleader che ha il potere di rigenerazione, un nerd giapponese in grado di manipolare lo spazio e il tempo, un poliziotto in fase di divorzio che legge nel pensiero, uno che disegna il futuro. Una lunga serie che non sto a compilare perché mi annoierei troppo, e che di certo è una spudorata copiatura di altre duecento spudorate copiature di robaccia di super eroi. Gli intrecci tra i personaggi sono a dir poco ridicoli, come se tutto gravitasse attorno a questo gruppetto di idioti, troppe coincidenze, che magari in una serie come Lost, dove tutto si basa sulle coincidenze, avrebbero un senso, qui risultano forzati.
    I colori sono la cosa che più mi ha dato fastidio nella visione, troppo accesi, sgradevoli per i miei gusti, non coerenti con la regia, alquanto soporifera e banale.
    Noia Noia Noia.
    Un telefilm del genere, a mio avviso, può essere adatto a qualche quattordicenne idiota, a chi viene narcotizzato e piazzato davanti al piccolo schermo e ai patiti di fumetti americani (ai quali consiglierei Sin City, non è una serie, ma è fatto molto meglio).
    E mentre mediaset perde il suo tempo a fregiarsi di tale acquisto, un piccolo capolavoro, anch’esso nelle loro mani, è passato inosservato ai più.
    Poche sono le serie trasmesse in Italia che potrei definire prodotti di qualità, ancor meno quelle che mi sono piaciute. Una, in particolare, che sto finendo di guardare in questi giorni, merita di certo il mio personale Oscar, i Soprano.
    Ok, conoscete la mia passione per le storie di Mafia, ma qui non è che la mafia c’entra molto, è un gradevole contorno a dei personaggi ben costruiti, a intrecci ben strutturati a livello psicologico, logici e complessi, ad una trama impeccabile.
    Mediaset trasmette I Soprano da ormai parecchi anni, e, quando chiedo in giro alla gente che conosco un parere su tale perla rara, il 95% delle risposte che ricevo sono “l’ho sentito nominare”, il restante 5% “che roba è?”.
    Triste è il destino della qualità, sommersa dalla quantità di robaccia in circolazione.
    I personaggi dei Soprano sono brutti, grassi (nella maggior parte dei casi), cattivi, impulsivi, depressi, ma, soprattutto reali. È strano a dirsi, ma i loro tormenti sono così universalmente riconoscibili che non di rado mi capita di sentirli miei, anche se chi patisce nello schermo ha appena sgozzato il migliore amico che aveva fatto una soffiata all’FBI o tradisce la moglie con una puttana russa.
    Tutto ruota attorno a Tony, il capofamiglia, un omaccione grosso sotto psicofarmaci, magistralmente interpretato da James Gandolfini, e ai suoi rapporti con le sue due famiglie, quella vera, composta da Carmela, la moglie, e da due figli adolescenti, e quella mafiosa. I personaggi di contorno sono cinici, approfittatori, paraculi, il mio preferito è il vecchio zio, Junior, con delle battute a dir poco stronze, divertentissime. Il New Jersey, stato americano che mi piace tantissimo per la sua intrinseca malinconia, è un ottimo scenario per delle storie di preziosissimo e ordinario squallore. I colori tenui, sbiaditi, rendono il tutto più reale, grottesco, ma reale. L’ironia è tagliente, grottesca, perfida, come piace a me, ma che magari può dar fastidio.
    Consiglio quindi questo piccolo gioiellino trascurato dalla informe massa di imbecilli che popola l’Italia a chi ama i classici film di mafia, i personaggi dalla natura psicologica complessa e le storie di bastarde teste di cazzo.
    E a tutti, consiglio di spegnere la tv quando viene trasmesso Herpes (basta, tenetevi l’Herpes, per quel che me ne frega) e prendere un buon libro, o, se potete tirare giù roba dal mulo, iniziare a vedere i Soprano...
    04 September

    Docce Emozionali...

    Mood: Agitata-a-Agitata-a (non so cosa  c’entrino i Prozac+, ma si adatta al momento)

    La settimana passata, quella che ci ha portati tutti a Settembre, è stata una delle settimane più piene della mia estate.
    Dopo il viaggio a Londra, dopo il mio imperterrito poltrire, Nintendo Ds alla mano, sul mio letto, mi ci voleva un bel periodo di eventi (oddio, eventi, manco fossi stata a Donna sotto le stelle) per riattivarmi e riabituarmi ai ritmi spaventosamente frenetici della vita cittadina.
    Così, dopo una arrangiata proposta della mia cara Maru, lunedì mattina sono partita, Toyota Corolla sotto il culo, per la ridente (ehm…) località di Colfiorito, in Umbria, dove per ben tre giorni mi sono immersa in un mondo a me sconosciuto fino a quel momento, il mondo dei trattamenti di bellezza, dei massaggi, delle saune, nello specifico del centro benessere Villa Fiorita.
    Albergo pulito, arredamento che definirei fine anni ’80-inizio’90, possibilità di accedere a vari trattamenti inclusi nel prezzo (sauna, bagno turco, idromassaggio e la mitica Doccia Emozionale, al cui proposito spenderò numerose parole nelle prossime righe) e altri a pagamento (massaggi, e altre cose che ovviamente abbiamo ignorato vista la nostra notoria tirchieria, nonché la mia atavica repulsione al farmi toccare da estranei, siano essi massaggiatori o amici, ma se non hanno intenzione di fare sesso con me non capisco perché debbano toccare il mio corpo).
    I momenti migliori sono sicuramente stati, in ordine sparso, io e Maru che rimorchiamo (oddio, rimorchiamo è un parolone) due tizi e ci usciamo la sera, per poi ignorarli per il resto della nostra permanenza ma a cui inspiegabilmente Maru (si, per me è un essere inconcepibile quando fa queste cose) ha voluto lasciare un biglietto con il suo numero di cellulare in reception (la carenza di Zinco fa male!), la conoscenza a bordo piscina di Francesca, una ragazza romana che canta in gruppo eccelso e che vorrei sentire dal vivo (ascoltatelo qui, le faccio un po’ di pubblicità, se la merita!), la degustazione di prodotti tipici umbri, decisamente nelle mie corde vista l’abbondanza di funghi porcini, e , ultima ma non ultima, l’inebriante esperienza che ha cambiato la mia percezione del mondo, che mi ha fatto capire che delle forze cosmiche governano la mia vita, che sono solamente un piccolo granello di sabbia nell’universo ma che tanti granelli come me formano l’universo, quindi sono un essere importante, perché anche se solo uno di questi granelli venisse a mancare…
    No, ok, basta con le cazzate mistiche, sono una fottuta romana, cinica, cittadina e estremamente poco avezza al pormi quesiti idioti sul genere umano, soprattutto visto che ho già parecchi problemi ad abbinare le mie borse alle mie scarpe.
    In ogni caso, l’esperienza da me e Maru vissuta è quanto di più ridicolo mi sia mai capitato prima.  La Doccia Emozionale.
    Maru, prima di prenotare il nostro soggiorno in quel di Villa Fiorita, mi elenca per telefono i trattamenti compresi nel prezzo. Quando la sua boccuccia pronuncia le parole Doccia Emozionale, la mia, di riflesso (altro che Pavlov!), attacca una risata da gallinaccio isterico.
    “Cazzate, quante cazzate, non sanno più cosa inventarsi!”
    Giunte nella nostra stanzetta a tre stelle, una brochure scioglie ogni nostro dubbio in proposito.
    È possibile scegliere due diverse modalità di doccia emozionale: Pioggia Tropicale e Nebbia Fresca. Queste due modalità sono selezionabili tramite due pulsanti, Tropical e Fresch (non Fresh…). Le parole della brochure, hanno del mistico. La Modalità pioggia tropicale, una avvolgente e calda pioggerellina, che man mano crescendo diventa un acquazzone al profumo di frutti esotici e dall’avvolgente colore arancione. La Nebbia fredda, invece, dal purificante odore di menta, ti circonda con il suo rigenerante gelo. In soldoni, due docce gelide, da capezzolo turgido dopo sei secondi, in cui io e maru abbiamo riso a crepapelle e imprecato come due animali
    Passate queste splendide tre giornate, mercoledì sera nulla di meglio di una bella festa, quella di Sara, la cui alta gradazione alcolica ha portato a due splendidi deliri da me filmati e postati su you tube (qui e qui).
    Giovedì l’ho passato a riprendermi dalla sbornia e a far salire di livello il mio Crobat, così come venerdì, passato stravaccata a letto a guardare dvd e a giocare con il mio bel Nintendo DS.
    Sabato si riparte per una due giorni in quel di Riofreddo, paesello abbarbicato sui monti tra Lazio e Abruzzo, dove ha luogo la manifestazione-sagra “In vino veritas” (devo aggiungere altro?) con Gigio, Frà e Marco. Passiamo una seratina all’insegna della musica simil-folk-sinistroide (gradevole, ma non troppo) e Gigio rimane impietrita alla vista di un cumulo di botti con rubinetto che elargiscono vino gratuitamente agli avventori.
    Notte che definirei infernale, in primo luogo perché ho dormito, come al solito, platonicamente, nella tenda con Marco (basta, ci rinuncio, getto la spugna!), inoltre mi stavo congelando dal freddo (pigiama estivo in montagna… forse ho esagerato) e non trovavo la posizione adatta al sonno, e poi, soprattutto, gli imbecilli che campeggiavano vicino a noi hanno tenuto tutta la fottuta cazzo di notte la Drum and Bass a stecca, causando la perdita del sonno a me e ai miei poveri compagni di micro-viaggio.
    Domenica, sveglia col sorgere (o quasi) del sole, passeggiata in un luogo carino di cui ignoro il nome ma che mi sembra fosse dalle parti del lago del Turano, ingresso in un ristorante per pranzare, stupendo, eccelso, bellissimo, dove farò il rinfresco del mio matrimonio, da cui siamo usciti circa venti secondi perché decisamente fuori dal nostro budget (figura di merda). Pranzo in luogo più alla nostra portata nei pressi di Carsoli, dove una cameriera spagnola c’ha fatto ordinare un dolce dal gusto discutibile, una sorta di Pan di Spagna inzuppato nel latte, che ha sconcertato i palati fini e raffinati di me e Gigio.
    Ritorno nella mia capitale, dopo averla lasciata per due volte, con la terribile agonia e consapevolezza della fine delle ferie.
    Dormo.
    Mi sveglio in edicola (normalmente il mio cervello resetta dal momento in cui mi alzo dal letto a quando bevo il mio primo caffè), riviste da catalogare ovunque, vecchie e vecchiette (le vecchie sono quelle che mi stanno sulle palle) che mi fanno il terzo grado sulle mie vacanze, stress e ritorno alla vita di tutti i giorni.
    Poi penso (un po’ troppo spesso, e poco lo faccio) che la vita è la mia, che devo cambiare ciò che non và, che merito quello che sogno. Sarà stata la Doccia Emozionale dei giorni passati, così pieni d’eventi, così pregni delle cose che amo, gli amici, la speranza, l’alcol, o sarà stata un po’ di insofferenza, ma cazzo, devo fare qualcosa…
    Vado a dormire, e magari domani lo capirò, cerco solo di tenere questo pensiero stretto, di non farlo sfuggire nuovamente…