Mood: Sonnolenza
Ecco un post personale, da quanto non ne facevo uno!
Si avvicina il mio compleanno (si, è per ricordarvi che tale evento sta arrivando, indi per cui se il 18 di marzo non ricevo gli auguri di ciascuno di voi sappiate che non accetterò la scusa “Me ne sono scordato/a”) e io come al solito lo attendo con immensa trepidazione.
Quest'anno più del solito, un po' per il carico di bagaglio emotivo che mi porto dietro, un po' perché saranno venticinque, un quarto di secolo, metà di cinquanta, e, per quanto cerco di fingere in modo evidentemente patetico di essere una dura distaccata, ci tengo in modo quasi assoluto alle ricorrenze. Un po', anche, perché vorrei fare una bella festa (se non cambio idea, sono notoriamente bipolare), includendo le persone che mi hanno guidato consciamente e inconsciamente, fatto star bene. Stranamente direi, è noto che io che amo le piccole cerchie, ma a sta botta vorrei includere tutti, anche chi mi ha solo sfiorato, chi reputo degno di una nota, seppur minima.
Oggi, a causa di una micidiale assenza di linea adsl a lavoro, ho chiacchierato un po' con i clienti, invece di soffermarmi a picchiettare sui tasti, come ogni mattina faccio, chattando con Sara. Ogni mattina io e il mio corrispettivo milanese, ma con più tette e meno ego, ci intratteniamo con i nostri racconti su situazioni più o meno astruse, ridiamo dei tormentoni che il fitto conversare ha creato, oltre al commento delle canzoni che la radio passa. Ecco, se Sara fosse a Roma sarebbe di certo un invitata!
In ogni caso, c'è un ragazzo molto simpatico, e, soprattutto, molto introspettivo, con cui chiacchiero spessissimo, e oggi mi ha dato il cosiddetto “la” e ho iniziato a ragionare su alcune cose di me stessa e non solo.
Emiliano, immagino giù quali e quanti commenti stai meditando, te ne prego, lascia l'acido muriatico da qualche altra parte, perché amerai questo post, lo so.
Ogni singola persona che incontriamo lascia un contributo in noi.
Lo vedo, ogni giorno di più.
È facile iniziare dai genitori, ma è un dato di fatto che in me, così come in molte altre persone, rivedo una sorta di codice riadattato su di un altra base, dettato da chi ci ha cresciuti.
Non mi perdo nel cercare di trovare somiglianze con mia madre, non mi piace e non voglio sentirmi dire la frase che più detesto, ovvero che siamo uguali. E neppure su mio padre, che uguale a me non è, ma, che, probabilmente, con i suoi proverbi proverbiali quali “nella vita puoi fare tutto ciò che vuoi, tranne chiedermi soldi e di venirti a riprendere” o “hai fatto solo la metà del tuo dovere” o ancora “Imbuto” (tormentone guzzantiano del 1600, che, ancora oggi, si ostina ad adoperare) ha plasmato in modo palese quella che sono oggi, a quasi venticinque anni: indipendente, egoista, menefreghista, ansiosa riguardo i miei doveri tanto da diventare pregna di efficienza iper svizzera e dotata di pessima ironia.
Lo vedo, allo stesso modo, evidentissimo, nella dialettica fatta di astruse frasi e mirabili terminologie che si comprendono e si acquisiscono col tempo, dall'abbigliamento che tende a colori simili, le spillette tonde che io, Emiliano, Eleonora e Maru portiamo, dal condividere lo stesso senso ironico che chiunque altro troverebbe assurdo, dall'assumere rituali inconsci, dal modo di brindare, il reagire diversamente, ma lanciando lo stesso messaggio, davanti ad un racconto o ad una richiesta di consiglio, il dare le stesse priorità. Lo vedo nei gesti che Emiliano fa con la testa quando annuisce che sono tipici di Vincenzo, dal modo di parlare dando enfasi ad alcune parole che adottano Eleonora e Francesco, lo vedo nella sintonia dell'amicizia, così come in quella dell'amore.
I miei amici prendevano in giro me ed eleonora, dicendo che le nostre teste erano collegate con l'infrarosso, Piero chiamava me e Maru “Crick e Crock”, il Coma una volta definì me ed Emiliano “Karen e Jack” (spero di essere Karen, anche se mi sa che è più probabile si riferisse a me come Jack, Emiliano è di certo più femminile di Silvia).
Le sento tantissimo, le mie affinità elettive, sono una continua presenza che se viene a mancare mi rende gelosa, inquieta, triste e acida.
Ma non solo loro mi influenzano. Ultimamente mi sembra che ognuna delle persone che conosco, anche se da poco, mi abbia regalato una piccola parte di se, che compone il puzzle Silvia. Ad ogni azione, corrisponde sempre una reazione, mai frase più corretta troverò per definire tutto ciò.
Con questo non voglio dire che c'è un omologazione inquietante e spaventosa ma che siamo tutti delle capocce pensanti, distinte, ma poi non così distanti.
Mi sto rendendo conto che tutto questo mi leviga, smussa alcuni lati preponderanti di me, ed è un bene, è un contino arricchirsi.
Sono felice, nella mia vita le cose vanno sufficientemente bene, ci sono momenti di malinconia, ma sono rari. Ho quello che desidero, so che ciò che ancora non ho è ad un passo da me e non ci metterò tanto per procurarmelo, e so che tutto questo lo devo in parte a me, in parte a voi, che, volenti o nolenti, avete cambiato questa grassa donna di un pizzico.
Aggiungo una foto dalla laurea di Emiliano (non di Eleonora, perchè il vestito che avevo ho deciso di bruciarlo, mette in evidenza il fatto che sono grassa e senza tette, cosa che pensavo camuffasse prima di comprarlo), assieme ad un aneddoto, che reputo perfetto esempio da apportare a sostegno di questa mia tesi.
Emiliano s'è laureato quattro mesi fa, Eleonora quattro giorni fa (congratulazioni, pubblicamente, sul mio blog a Gigione, il primo topetto della storia con una laurea in psicologia). Entrambi indossavano un vestito nero, lui un completo, lei un tailleur. Entrambi avevano una camicetta viola. Inconsciamente, i miei due amici, hanno svolto lo stesso archetipo di abito da laurea, sono riusciti a rappresentare se stessi in modi similissimi. Emiliano portava una cravatta sottile molto particolare, Eleonora aveva una giacca con le maniche a tre quarti da cui usciva la manica a palloncino della camicia. Stessa attenzione per i dettagli, espressa da due vissuti differenti.
Per quanto riguarda la foto, vi chiedo se trovate una coerenza in questa immagine? Io più la guardo e più mi auto convinco che quella che vedo è semplice e pura armonia.
Siamo diversi, è vero, ma il legame lo vedo.
Eccome.
