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3月30日 Fumo: Una Benson Blu Mood: Yawn
Dopo una settimana caotica (anche se mancano ancora sabato e
domenica), eccomi qui con il mio bel pacchettuzzo (quasi vuoto) di benson blu,
una tazza con cereali incrostati che funge da posacenere e la mia solita aria
stanca di questi ultimi tempi, a cercare un argomento di post che non annoi
tutti. Nella settimana che và morendo ho visto i miei parenti in
visita in Italia. Per chi ha la (s)fortuna di conoscermi non si sorprenderà
tanto sentendomi dire che io non ho parenti in Italia, a parte le mie due nonne
(di cui la più rompipalle non è nemmeno a Roma, per mia fortuna) e un paio di
zie. I natali generalmente li passo o in casa mia a guardare un dvd sul divano
ingozzandomi di cibi che con la scusa delle festività preparo, o dalla mia
famiglia adottiva, quella di Emiliano. In ogni caso, tutti gli altri parenti, zie, prozie, cugini
di settecentesimo grado, nel migliore dei casi sono al di là della manica, nel
peggiore sparsi tra nord america e varie altre terre raggiungibili solo con
oltre una decina di ore di aereo. Ogni volta che qualcuno decide di montare su una di quelle
enormi e instabili zanzare giganti transoceaniche (non io) per i pochi parenti residenti in suolo italico è una sorta di happening immancabile, che, grazie alla
sanissima lontananza, sono ben lieti di riceverli pasteggiando ottime leccornie
intrise di burro, accompagnate da vino che non sia tavernello. Così, qualche giorno fa, direttamente da New York City, sono
arrivati a Roma la mia adorabile zia Elena (non Evelina, purtroppo non
allieterò nessuno con i racconti in proposito del mitologico essere), mio zio
Nas e i due pargoli urlanti stupendi anche noti come i miei cuginetti, i quali
sono senza alcun dubbio gli unici minorenni che tollero per più di dieci
minuti. Cenetta a casa loro, splendida, chiacchiera tra adulti con
vino (che ovviamente, preso a stomaco vuoto mi ha fatto sbarellare non poco),
mentre mio fratello si immolava per soddisfare le ludiche ambizioni dei piccini davanti alla playstation (che da fanatica nintendo mi sono imposta nella vita
di snobbare) e poi cena. Dopo cena un bel caffè, gustato abbarbicata sopra il
piano centrale in marmo scuro della cucina all’americana in cima ad uno
sgabello, e altre chiacchiere. La cosa bella della mia famiglia è che nessuno
ti ammorba chiedendoti se hai il fidanzatino e cercando di carpire informazioni
assurde sulla tua esistenza, ma, in genere la conversazione verte sulla
politica (su cui ci troviamo tutti sostanzialmente d’accordo), arte, cinema,
letteratura e divertenti episodi. È stupendo vedere una persona di oltre 80
anni (mia nonna) che si schiera a favore delle unioni tra omosessuali, che dice
peste e corna della chiesa e che sostanzialmente la pensa in un modo molto
simile al mio (anzi, forse anche più aperto). Mentre sgranocchia un pumpkin seed
cracker, dice battute oscene usando, mischiate, la lingua italiana e quella
inglese. è come uno specchio sulla mia vecchiaia. In ogni caso, dopo questo pompino di elogio alla mia
famiglia, passo al motivo del post. Mia zia e mia nonna si mettono a raccontarci di un libro che
entrambe anno letto e hanno trovato divertente e ironico. Mia zia a New York,
ha conosciuto l’insegnante di italiano dei miei cuginetti, Sandro Sechi, una
persona a detta sua squisita, che, attorno al 2004 è stato incaricato dalla
Rizzoli USA di fare da assistente personale alla contraddittoria, quanto poche
altre, giornalista e scrittrice Oriana Fallaci. La signora Fallaci, nota a tutti per le sue posizioni che
non sono mai passate inosservate, per la sua vita avventurosa da giornalista, e
per libri che hanno creato svariate polemiche, soprattutto dopo i fatti dell’11
Settembre, era, in quel periodo, in America, e si preparava ad affrontare la
lotta contro il cancro che, nel giro di poco tempo l’avrebbe uccisa. Il suo male, come lei lo chiamava, “L’alieno”, la portò ad
una parziale perdita della vista ed a affrontare un ciclo di radioterapia agli
occhi. Sechi, durante questa sua esperienza, decide di tenere un
diario, che poi diviene un libro dal titolo Gli occhi di Oriana (quando la
gente vedeva questa vecchietta accompagnarsi a lui e chiedeva chi lui fosse,
lei rispondeva “He’s my Eyes”), che ovviamente mia zia mi ha prestato e che ho
letto molto velocemente. L’ho trovato interessante, scritto in un modo spiritoso e
pregno d’ironia, dote che di certo bisogna
avere per stare affianco a qualcuno che urla che le persone di colore
sono stupide a causa del loro dna o che si nega al telefono e costringe il
povero protagonista al fumo passivo di quintali di sigarette. Lettura piacevole, che forse farà detestare ancora di più la
defunta Fallaci, ma che da uno scorcio molto netto della vita ormai al termine
di una donna sempre sul piede di guerra. Lo consiglio a chi non conosce la scrittrice, a chi la
conosce solo come scrittrice, e a chi l’ha conosciuta, perché sono fermamente
convinta che all’avvicinarsi del termine della propria esistenza diventiamo
tutti un cumulo di nevrosi quasi comico come la Fallaci, che si illudeva di
essere salva dietro al suo cancelletto anti-Arabo nella sua casa gialla al 222
della sessantunesima strada. |  |
3月24日 Fumo: Una Benson Blu Ascolto: Queen – Radio Gaga Mood: Stanca
Ok, ultimamente trascuro i miei doveri bloggistici, guardavo
che non riesco più a fare due o tre post a settimana, ma mi riduco ad un solo
aggiornamento settimanale, e ancor più sono sempre indietro nella lettura di
blog altrui. Pardonnez-moi. In ogni caso i miei orari quotidiani, da quando lavoro in
edicola, sono slittati adeguandosi a quelli di qualsiasi lavoratore, e,
lentamente, sto perdendo tutto ciò che di sociale c’è nella mia vita. Niente
più nottate in bianco, e, aimè, raramente, serate alcoliche, e, ancor più
raramente un poco di sano sballottolamento corporeo anche noto con la parola
ballare. Sto diventando tutto ciò che odio: una persona fisicamente
sana (e se avessi lo scanner funzionante allegherei le mie ultime impeccabili analisi), che
si alza presto la mattina, che fa moto (con la wii e con la bicicletta), che ha
eliminato il burro dalla sua esistenza, perdendo così un bel numero di chiletti
(ma la strada e’ ancora lunga). Ci manca solo che riduco il numero di sigarette, e poi posso
anche suicidarmi. Ma la mia spinta salutista mi spinge incredibilmente a
mettere in discussione altre cose di me stessa, a parte il mio aspetto fisico
risibile. Ecco, ieri, tornando da una Dance Hall al villaggio globale
(cosa ci facevo non chiedetemelo, vista la mia notoria maldisposizione nei
confronti della musica Reggae) ho ammorbato la povera Gigio con una serie di
pippe mentali spaventose su me stessa. Ovvio che il 99,9% di queste riguardavano i miei rapporti
disfunzionali con l’altro sesso. So per certo che, sebbene le apparenze, sono
una persona timida a livelli stratosferici con qualsiasi maschietto che fa palpitare
il mio cuoricino e li, purtroppo, c’e’ ben poco da fare. Mi chiudo, divento,
nel migliore dei casi, silenziosa, nel peggiore critica, stronza e di cattivo
gusto. Perché? Perché non sono brava per nulla ad affrontare il
rischio, temo i fallimenti. Infine, dopo essere giunte sotto il portone della beneamata
signorina Eleonora (che è Gigio, per chi se lo fosse scordato), me ne sono
uscita non una cosa che penso abbia del geniale. Per chi mi conosce poco, faccio una premessa. Sono contraddittoria fino all’osso, cambio idea ogni due
secondi. E il mio ego è smisurato, mi pongo quasi sempre su un piedistallo
sotto il quale giace il resto del mondo, che giudico con estrema stronzaggine.
E la cosa bella è che me ne vanto, perché, da vera stronza quale sono, non c’e’
nulla di meglio di far notare a tutti che io sono superiore. Carattere di merda (ecco la contraddittorietà che emerge). In ogni caso, ho posto la seguente domanda alla mia cara
amichetta, che, scendendo dalla mia macchina, mi ha detto, semplicemente “Bella
domanda!” Ma il mio ego è troppo grande o troppo piccolo? Mi arrovellerò ancora un poco sul grande interrogativo, che
la mia ormai veneranda età mi ha portato a esprimere, e nel frattempo mi
riprometto di postare più spesso in questo luogo ove ego e contraddittorietà
hanno il loro libero sfogo. Vi bacio tutti, dal primo all’ultimo, e ai maschi, e Maru
(vai, Maru, insulto libero nel tuo commento), auguro di non aver a che fare con
una donna come me. 3月20日 Bevo: Acqua LisciaMood: Mi sento la febbre
Dopo un compleanno passato piacevolmente, iniziano le
considerazioni, doverose, sulla vecchiaia. Ventiquattro e non sentirseli. Sarà che ultimamente ho una console che mi tiene in moto, ma
domenica 18 marzo, nel mio giorno del compleanno, ho fatto qualcosa che ha
dell’inaspettato. Mi sveglio e faccio colazione con un bicchiere di Merlot e
una fetta di torta. Accolgo con grande gaudio gli auguri del mio fratellone, a
cui verso (in uno dei nuovi bicchieri meravigliosi verdi della luminarc da me
acquistati il giorno precedente) un poco di merlot anche a lui. Sorseggio
amabilmente il mio vino preferito e, dopo una breve chiacchiera, mi piazzo
davanti al pc. Intercetto Maru su msn e (dopo questa inutile premessa sul
merlot a colazione, che mi piaceva fare perché fa molto avvinazzata anni ‘50)
le propongo di inforcare la bicicletta e recarci al laghetto dell’Eur. Arriviamo. Bambini urlanti, filippini che pasteggiano dalle parti di
Eur Fermi, moscerini radunati in sciami in prossimità dei ponti della Colombo,
vecchietti con il bastone, donne in cinta. Solo dopo poco ho realizzato: è domenica. Già, perché i ricchi finto borghesi dell’eur, che votano UDC
e indossano occhiali da sole di Gucci il cui marchio è evidente come un
elefante al polo nord, affollano le rive di quella pozza di acqua lercia voluta
da Benito Mussolini, contornata da alberelli in fiore donati dall’imperatore
giapponese ed edifici governati della cosiddetta city di Roma, e si mettono in
fila, fin fuori Giolitti, per avere il loro caffè e fornire i pargoli urlanti
di un gelato di discutibile gusto. Pedalando in quel marasma di gente, decidiamo di spostarci
in una zona meno affollata, visto anche che Maru un altro po fa secco uno
Yorkshire con la ruota anteriore della sua bici bianca mentre io scampanellavo
come un ossesso per incitare la padrona deficiente a smettere di guardare nel
vuoto e recuperare quella fastidiosa bestia(non credo avrebbe fatto un soldo di
danno), e optiamo per Viale Europa, la principale arteria commerciale dell’eur,
ovviamente sgombra da matrone sovraingioiellate, visto che la domenica i vari
Max Mara e Sandro Ferrone tengono le saracinesche ben serrate. Pedalando, e fermandoci a criticare le scarpe nelle vetrine
dei negozi, siamo infine giunte a dove avevo parcheggiato la mia Toyotina, da
cui ho estratto il mio telo arancione su cui ci siamo sbracate e gli inserti del sabato di Repubblica e
del Corriere della Sera avanzati dalla resa in edicola, Io donna e D, che
abbiamo sfogliato con occhio critico da designer consumate. Speriamo che questo mio nuovo anno di vita mi riesca a
portare a pesare meno, a essere sessualmente soddisfatta, e soprattutto, dove ancora non sono mai arrivata, e, magari, anche a Tokyo. 3月12日 Mood: Fame e Mal di Schiena
Ebbene si, questo grasso grosso culo si stà muovendo
all’impazzata. Per la prima volta stare davanti ad un aggeggio elettronico mi
fa sudare, e parecchio (esclusi apparecchi stile TesMed o Amerika Star…). Dopo un rapido acquisto (accompagnata dalle mie femminucce, nonché
maggiori detrattrici della tecnologia fatta console, preferite), un rapido
montaggio, e circa mezz’ora persa a capire che il canale av sul mio televisore
grande si visualizza solamente con il telecomando (sono pur sempre una donna)
aimè defunto, ho acceso la piccola scatoletta bianca delle meraviglie e una
luce azzurrina in prossimità dell’ingresso cd mi ha allegramente salutata. Setting idioti (tipo impostazione dell’ora, nome della
console, che giustamente, visto il mio enorme ego, è stata battezzata, con il
benestare di Gigio, SiLWii) e si passa alla creazione del Mii, personaggetto
paffutello e grazioso che si adopererà durante alcuni giochi. Con molta attenzione abbiamo lavorato sulla creazione dei
nostri tre Mii, Io sono venuta abbastanza somigliante, Maru identica spiccicata(causando
l’ilarità collettiva), e Gigio molto poco somigliante. Il menù principale è chiaro, pulito, sui toni del bianco e
dell’azzurro, fa un po’ I-Pod, il che non è male, vista la mia notevole
preferenza per la pulizia e l’assenza di fronzoli. Certo, va detto sicuramente che la Nintendo non ha curato
alla perfezione la grafica, abbastanza basic, ma è uno scotto che si può pagare
vista la originalità dei controller (la cosa più simile alla realtà virtuale in
commercio), e il basso costo della console. Spendendo una piccola (oddio, metà stipendio) somma (368
euro), sono riuscita a prendere la console (in bundle c’è il gioco WiiSports),
Wario Ware Smooth Moves, e il secondo telecomando (a cui è allegato,
facoltativamente un altro gioco, WiiPlay). Rigiocando a WiiSports (chi mi legge assiduamente sa già del
mio test di gioco abusivo in casa di un amico del mio fratellino) ho faticato
molto. A tennis e pugilato sono una pippa clamorosa, a bowling me
la cavicchio, a baseball (sport che amo) sto diventando gravina, a golf ancora
non ho giocato, lo trovo noiosetto. Il WiiMote (il controller, per chi non è pratico), senza
fili, segue perfettamente ogni movimento. Se sono incerta mentre sto per
battere una palla con la mazza, la mazza
del mio Mii trema. Inoltre puoi calcolare la tua età fisica con dei test di
gioco, una volta al giorno, in cui metti alla prova la tua resistenza,
precisione e equilibrio. Inutile dirvi che il mio risultato è stato scarsissimo,
considerato che l’età fisica migliore è di venti anni, io sono risultata
inizialmente di sessantasei, e ora, dopo una seconda prova, sono scesa a
sessantuno. Vi prego di astenervi nei commenti. Poi, WiiPlay, una raccolta di giochi decisamente noiosa, si può fare
tranquillamente da seduti, e, a parte un tiro a segno e il biliardo, lo trovo
abbastanza scontatello. Infine Wario, di cui posseggo anche una copia per Nintendo
DS. La grafica, come al solito, è volutamente sgradevole e naif,
cosa che apprezzo, e i minigiochi sono al limite del delirio che una mente
giapponese possa concepire. Immancabile il dito nel naso, la scaccolata, la
strappata di pelo, così come immancabili sono le citazioni della saga di Mario
e di tutta la Nintendologia. Forse la pecca maggiore è data dalla interruzione
del gioco da parte di piccole schermate esplicative che illustrano l’utilizzo
del WiiMote, e la difficoltà, quasi impossibilità almeno per me, di alcuni
giochi. Oggi mi sono arenata in un minigioco in cui devo lanciare delle banane
contro un sassone per demolirlo, e, stupefatta, ho assistito a Emiliano che lo
risolveva con estrema facilità. Sarà che sono una malata, ma Wario è decisamente un gioco
nelle mie corde, sia per la velocità dei minigiochi, che, come al solito durano
una manciata di secondi, sia per le risa incontenibili e irrefrenabili che causa se giocato in
più di una persona (si, è decisamente un party game). Provate solo ad immaginare me, donna dalla robusta fattezza,
che sculetto come un imbecille per evitare che una ciambella, messa come un
hula hop sui fianchi dell’omino nello schermo, caschi per terra. Dico solo che
ho dovuto mettere in pausa il gioco perché ho rischiato un enfisema dalle
risate, nonchè una chiamata alla polizia da parte dell’inquilina del piano di
sopra. In ogni caso, per chi di voi è riuscito a sopravvivere alla
lunga lettura di tutto questo, vi dico che la mia casa è aperta ad eventuali
partitone di gruppo, coadiuvate da dell’ottimo Cointreau, o Limoncello, o
Bailys (questo, per ora, offre il mio armadietto degli alcolici), nonché
ricordo, a chi vuole farmi un regalo, visto che domenica prossima è il mio
compleanno, che ho già una lista di giochi che gradirei possedere quanto prima… E ora mi preparo la cena, mi sdraio un po’ per riprendermi
da una faticosa serie di partitone a baseball (considerate che io sono circa tre quattro
anni che non muovo un dito, quindi devo sciogliere i muscoli), e poi… Si ricomincia! 3月10日 Mood: Wii
Allora, oggi vi dico che non riesco a trattenere la gioia da me, a breve, dopo il mio pranzo a base di scondite verdure grigliate, arrafferò un paio di persone e andrò a comprarla... Wii! Ok, a parte ciò, visto che vi tedierò con circa una settantina di post in proposito, cambio argomento e dalla wii passo alla mia serata di giovedì 8 marzo 2007. Stando in edicola ogni cazzo di fottuto giorno l'unica cosa che posso fare, oltre al distribuire giornali e sistemare, e' sfogliare qualche rivista che normalmente comprerei senza pagare. Tra le mie letture predilette ci sono la Repubblica (è bene tenersi informate), Vanity Fair (perche' sono pur sempre una femmina), la rivista ufficiale della Nintendo (si, un po' nerd), XL (che a volte ha qualcosa di leggibile) e il Roma c'è (perché, si sa, sono una nottambula). Su XL leggo del Micca Burlesque festival, e la cosa mi incuriosisce. Faccio un salto sul sito del Micca Club e sono ancora più curiosa, così convinco il mio gruppetto di amici a passare la serata li. Il Burlesque, per chi non ne sà molto, è una sorta di spogliarello, non integrale, durante il quale le signorine sono vestite in modo molto provocante e retrò (anni 20) e, con ironia, lentamente ballonzolando a destra e manca, si levano gli indumenti in una sorta di ironica e spettacolare coreografia. Ok, Arriviamo al Micca e rimaniamo sbalorditi. Il locale è in un sotterraneo a dir poco stupendo, molto curato nei dettagli e nell'illuminazione. Un Malibù pagato il doppio del normale e un tentativo di arrampicata libera su sgabello fallimentare dopo, abbandono i miei amici e mi dirigo verso il palco, dove una tondeggiante donna si stà levando gli indumenti. Arrivata al reggiseno, rimane con i capezzoli coperti da due graziosissime nappine, che fa roteare stile carneval do brazil. A bocca spalancata mi giro verso Gigio, la quale aveva la bocca ancor più spalancata della mia. Le nappine roteanti hanno colpito la nostra mente più di tutto, vederle girare è ipnotico, grottesco, spaventoso e incredibile. Io mi aspettavo una serata piacevole e così è stata, e, decisamente, nel giorno della festa delle donne, stare con gli amici a guardare donne che sono consapevoli della loro femminilità e la usano in modo intelligente e ironico, è stato l'unico messaggio degno di nota che abbia mai percepitò l'8 di marzo. Evviva le fottute nappine! Esco, la Wii mi aspetta!
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3月7日 Ascolto: Il rumore dell'acqua causato da mio fratello per farmi il caffèMood: Waiting for Saturday
In primo luogo perdonate la mia assenza. Il lavoro stà distruggendo la mia vita sociale, ma a breve
mi renderà più ricca visto che si avvicina il giorno di paga. Certo, gli amici
non valgono lo stipendio, ma quando avrò tutti quei soldi tra le mie mani e me
li sputtanerò in pochi attimi con l’acquisto del mio oggetto del desiderio, non
un vibratore come tutti voi credete, ma una console Nintendo Wii(ormai è un ossessione, la sera, prima di dormire, penso a lei), credo che
tra me e me penserò che ne è valsa la pena. In attesa che il giorno di paga arrivi ho allertato la mia
piccola cerchia. Ho bisogno di condividere l’acquisto della mia prima console da
tv con le persone che amo, lo definirei un momento di crescita interiore per
una semi-nerd come me, e, sebbene la prevedibile reazione di disgusto da parte
di Gigio, anche lei ha detto mi accompagnerà ad acquistare tale preziosa mercanzia. Intanto
il lavoro in edicola procede lento ma piacevole, ho iniziato
a conoscere ogni singolo vecchietto di Roma70 e ad annuire, con faccia
fintamente interessata, mentre ascolto l’elenco di acciacchi e nipotini
di
ciascuno. Sto scoprendo un profondo rispetto per gli appartenenti alla
terza
età. Leggono tutti un quotidiano e esercitano la loro memoria con
miliardi di
cruciverba, si interessano a quasi tutto partendo dal punto di vista
che i
giovani sono strani, ma, sebbene il mio aspetto proto-punk (eh, si
qualche
traccia adolescenziale è evidentemente rimasta), mi trattano con
cordialità e
cortesia, e un ultrasettantenne mi sta facendo il filo, prima mi ha
chiesto se sono sposata (o santo dio) o se ho un fidanzato, poi mi ha
declamato A Silvia di Leopardi, pensando di essere origniale (se c'è
una cosa che odio sono le citazioni), infine, nell'ultima settimana,
ogni volta che viene a comprasi il giornale, mi affibbia epiteti del
tipo amore, tesoro mio, bella, dimostrando con questo atteggiamento un
sessismo vagamente anni '40 (probabilmente, all'epoca questo soggetto
aveva la mia età)... Vecchi a parte, la settimana scorsa ho avuto modo di fare la
mia mensile puntatina in quel di Firenze, stavolta in compagnia della donna la
cui sublimità supera qualsiasi altro attributo essa possiede, inclusa la
dimensione del suo pene, Maru (sia chiaro, non ha il pene realmente, ma
prendere per il culo Maru è una soddisfazione immensa per la sottoscritta). La mattina, appena sveglia, come primo pensiero, assieme al
mio classico primo pensiero mattutino (voglio una sigaretta) mi è venuta in
mente Ulan Bator. Cos’è Ulan Bator? La capitale della mongolia. Vado in edicola e sfoglio il Roma c’è (per i non romani, è
un giornale che segnala eventi, concerti, cazzi e mazzi della capitale). Dopo
una rapida scorsa ai concerti della settimana, il mio occhio cade sul concerto
di un gruppo, gli Ulan Bator. Bah. Prendo il treno, arrivo a Firenze e la sera, in pieno
delirio alcolico inizio a chiedere a tutti i fiorentini dove è Ulan Bator,
spacciandolo per un locale dove si suonava musica house (?). La stupidità era
in me, ma io e Maru abbiamo riso per un pel po’ come due gallinacce spellate
dal contadino (chissà perché me le immagino prossime alla morte ma che ridono a
crepapelle, la mia mente è rotta), soprattutto quando abbiamo incontrato un
gruppetto di ragazzi simpatici con cui abbiamo socializzato un minimo… Certe volte l’idiozia fa bene all’animo, e alla vita
sociale, e più dell’idiozia, le bevute con maru, che hanno sempre dei risvolti
tragicomici… |  | |  |
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