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12月31日 Bilancio Attivo...Fumo: L’immancabile Benson
Mood: Assonnata Bene, eccomi qui. Novità? Per natale ho ricevuto numerosi bei doni. Su tutti, la munifica zia Evelina ha voluto omaggiare la mia presenza con un bellissimo computer portatile, da cui scrivo comodamente sdraiata nel mio letto ad una piazza e mezza. Poi un paio di giochi per la Wii, My Sims e Pokemon Battle Revolution, quest’ultimo mi ha fatto riaccendere l‘impolverato Nintendo DS per costituire un team più energico con il quale uccidere i pokemon degli odiosi lattanti di tutto il mondo e dimostrare la mia superiorità come pokeallenatrice (siete liberi di darmi dell’imbecille, ma i pokemon sono a mio avviso ciò che di più perfetto sia stato creato da mente nipponica). Maru mi ha regalato uno splendido posacenere con le carte da gioco disegnate sopra, Emiliano ed Eleonora un sacchetto di cristalli di zucchero aromatizzati alla cannella e un portachiavi della vans, identico in tutto e per tutto alle mie ridicole scarpe a scacchi. Mi è andata bene, direi. Ma veniamo al quid della questione, visto che devo cucinare una vagonata di cibarie per questa sera ed ho poco tempo. Lo scorso anno, il primo gennaio, feci un post in cui mi ripromettevo di fare una serie di cose (ecco il link). Sono qui, ora, e pubblicamente, a fare il punto della situazione. E per ripropormi una serie di cose. La situazione devo dire che non è poi così pessima. Un lavoro si può dire che lo ho, non è il lavoro della mia vita, ma almeno mi permette di togliermi parecchi sfizi, tra cui pagarmi il corso di giornalismo di moda, che spero mi porterà ad un impiego piacevole e ben retribuito. Tra gli sfizi che mi sono tolta non c’e’ il tanto sperato viaggio in Giappone, su questo posso dire di aver miseramente fallito, principalmente a causa della mia incredibile pigrizia, ma anche grazie a chi dice “si si, ti faccio sapere” e poi sparisce nel nulla (se qualcuno si sente chiamato in causa, fa bene a sentircisi). In compenso ho ripreso l’aereo dopo anni, ben quattro volte, Londra e Parigi, perciò, anche se non ho fisicamente raggiunto il mio personale nirvana geografico, mi posso accontentare dell’aver affrontato la mia paura di morire in un incidente aereo. Dal lato shopping, devo dire che c’ho dato giù parecchio, ho comprato un sacco di cazzatelle, tra cui la mia amata Wii, posso dire di avere tutto, o quasi, ciò che mi serve, e, soprattutto, ho scovato numerosi vestiti graziosi, riuscendo ad uscire dal mio drammatico loop fatto di magliette nere, gonna jeans e calze a righe rosse e nere. I pregiudizi non li ho evitati, ma ho imparato a fare del cliché una delle componenti principali del mio modo di ironizzare. Sull’intransigenza, ecco, li devo ancora lavorarci sopra. Più su me stessa, e su alcuni, non tutti, gli altri. In generale ho un po’ più di sicurezza in me stessa, ho capito quanto essere rilassati nei rapporti interpersonali aiuti, e, soprattutto, sono più sciolta (almeno a me sembra così) quando conosco qualcuno di nuovo. Credo, in parte, sia merito del mio lavoro in edicola, che, sebbene tutto, mi ha insegnato a capire che non tutti gli esseri umani sono teste di cazzo, e, talvolta, è bene dare il beneficio del dubbio. Fumare di più, come era prevedibile, non è stato minimamente un problema, mentre dal lato alcool, aimè, devo dire che, a parte i festini grandiosi a casa di Dario, non c’ho dato giù per niente, o quasi. Per un semplice, banale, ma dolorosissimo motivo. Le uscite serali si sono ridotte all’osso, i lunghi bivacchi sono finiti visto che la mia vita e quella delle persone che amo si è riempita oltremodo, portandoci tutti in direzioni diverse. Triste. Ma inizio a pensare che è inevitabile, e quando sporadicamente riesco a prendermi un caffè con i miei amici mi godo ogni singolo secondo, lo sento più prezioso che mai. Sull’agenda, inutile dirlo, ho scritto pochi mesi, e poi l’ho ficcata in qualche luogo che tutt’oggi ignoro. I propositi per l’anno nuovo, il 2008, ero tentata di non farli, ma mi diverte troppo constatare la mia inconcludenza o autoicensarmi per i traguardi raggiunti. Nel bene o nel male, parlare di me stessa, visto il mio innato egocentrismo, mi piace troppo. Quindi procediamo. Propositi per l'anno nuovo: · Crearmi un team di pokemon a livello 100 · Andare a Tokyo · Trovare un lavoro congruo ai miei studi · Riuscire ad aprirmi di più con le persone · Bere di più · Aprirmi un conto bancario · Saper perdonare chi sbaglia Vediamo che combinerò nel dannato 2008…
12月13日 Italiche Disfunzioni...Ascolto: Virgin Radio Mood: Necessito una spranga per darla in faccia ad una cliente deficiente
Miei cari lettori, buon giorno. Oggi, grazie allo sciopero degli auto trasportatori che mette in ginocchio il paese da qualche giorno ho ben poco da fare in edicola, niente resa e devo solo impegnarmi a non sbraitare contro clienti che dimostrano sempre più quanto elevata possa essere l’imbecillità umana. È una settimana quasi, da venerdì scorso, che le mie celluline grigie cercano di elaborare un post in proposito del cosiddetto secondo editto bulgaro abbattutosi sul cranio geniale di Daniele Luttazzi. Mi sembrerebbe alquanto poco personale riportare articoli, dichiarazioni, comunicati stampa, anche perché spero voi tutti siate aggiornati sulla questione e non abbiate bisogno di un pedante riepilogo, quindi in questo post dico la mia sulla situazione del paese, su come decido, personalmente, di affrontare questo periodo di dubbia moralità. Ho sempre ritenuto La7 un buon canale, l’unico telegiornale che guardassi con piacere, un po’ perché ho l’hobby di fantasticare su Antonello Piroso, sempre esteticamente gradevole nel suo gessato inamidato e mentalmente scardinato visto che correda i servizi da suoi commenti astrusi, un po perché, pur essendo dichiaratamente affine alla ideologia di sinistra ma fondamentalmente contraria al seguire le notizie con incorporata una opinione, mi piace il modo del tutto libero in cui i servizi vengono presentati e svolti. Ho deciso di smettere di avere fantasie pornografiche su di Antonello Piroso e ho smesso di seguire con avidità i contenuti del telegiornale, da quando ho saputo che la notizia della cancellazione del Decameron di Luttazzi è stata “censurata” dal suddetto direttore. Mi preoccupa lo stato della stampa in Italia, forse ancora di più di quanto mi abbia mai preoccupata, visto che mi accingo a entrare a far parte del mondo del giornalismo. Mi preoccupa, sebbene probabilmente parlerò di calzette a righe e cravatte regimental, l’idea di non avere una reale libertà di espressione, bensì una libertà incanalata, deviata, sponsorizzata. È un dato di fatto che la maggior parte dei media sono di proprietà di un qualcuno, e quel qualcuno, per possedere un giornale, un’emittente televisiva o qualsiasi altro genere di canale di (dis)informazione, deve avere del danaro, delle sponsorizzazioni, e, quando girano i soldi ci sono interessi, e chiunque fa il suo interesse (mh, quanto sono poco giornalista, sembra che sto spiegando una cosa ad un bambino di dieci anni). Leggi Berlusconi con Mediaset, Leggi il governo con Rai. Così decido, sabato, accendere il cervello e spegnere, per sempre, il televisore, di cercarmi da sola le notizie, di approfondire con i miei mezzi (computer, principalmente), soprattutto affascinata da una conversazione su msn con Joe, che da ben 210 giorni non si piazza davanti al piccolo schermo. Niente più stragi di Cogne con plastici e Bruno Vespa, niente Maria de Filippi che alza buste, niente Simona Ventura con le tette strizzate sofferentemente nei bustier di Dolce e Gabbana che parla con isolani più o meno celebri, ma solo film e telefilm di qualità. Niente più telegiornali che narrano di dna trovati in water di case di studentesse erasmus assassinate, di biciclette insanguinate, ma notizie di politica interna e estera. Mi sento un po’ rinata, non mi manca quello schermo che diventa sempre più piccolo. L’ennesima cacciata di Luttazzi mi ha fatto perdere le speranze di un palinsesto pulito e a me affine. Trovavo il suo programma (ci ho fatto un post poche settimane fa) una boccata di ossigeno in mezzo a tutta l’anidride carbonica che siamo costretti a respirare. Tacciare un autore satirico di volgarità lo trovo un controsenso. La volgarità, se ben indirizzata, può essere la benzina (ho il serbatoio a secco, ma col cazzo che mi metto a fare la fila nel delirio di questi giorni, altro motivo di odio per questo paese, l’isteria collettiva che si scatena in questi momenti) che fa ripartire il motore del buon ragionamento. E Luttazzi è sicuramente uno dei pochi in questo paese a saper fare il pieno (sono in riserva, spero di arrivare a casa senza dover spingere la mia pesante station wagon) più che degnamente. A lui và tutta la mia solidarietà e l’ammirazione profonda, sia per il suo lavoro, sia per il modo decisamente poco egocentrico con cui affronta questo altro calcio che lo stivale tricolore gli ha sferrato. 12月6日 Suono Subsonico...Ascolto: Travis – Selfish Jean
Mood: Assonnata Innanzitutto il mio piccolo ometto infine è giunto al conseguimento della laurea in Psicologia presso l’università de La Sapienza di Roma. Onore e gloria a lui, un po’ meno alla facoltà di psicologia, che non permette a nessuno di seguire la discussione della tesi, nemmeno ai genitori che, nella maggior parte dei casi, hanno pagato le salatissime rate dell’università pubblica per anni (parecchi in questo caso). Pensate alla delusione delle povere calabresi (il 90% delle iscritte a psicologia) che per l’occasione, oltre ai genitori, nonni, zii, cugini di undicesimo grado, riesumano addirittura la trisavola deceduta all’inizio del milleottocento. Comunque, io e tutti gli altri, abbiamo potuto seguire il giovane Emiliano in un meraviglioso gessato sobrio (contraddizione in termini, ma vi giuro, lo era, realmente) umiliare i professori con la sua immane sapienza, attraverso un oblò di una porta. Cose dell’altro mondo. In ogni caso, dopo il concertino di Giuliano Palma & The Bluebeaters di due venerdì fa (bellino, molto), questo venerdì mi sono concessa il lusso di guardarmi i Subsonica, per la ennesima volta direte voi, in quel del Palalottomatica (o Palalottocazzo, come lo chiama Emi). Biglietti terzo anello perché, e lo dico gridandolo a chiunque abita in zona eur e cerca dei biglietti per eventi di qualsivoglia genere, quel deficiente che ha il botteghino dentro il centro commerciale i Granai mi ha truffato, dicendomi che erano terminati in tutta Roma quelli del parterre e del primo e del secondo anello, quando invece so di gente che il giorno prima del concerto li ha trovati di parterre. Mai fidarsi di un uomo il cui elenco di malefatte è sterminato. Rodimento di culo a parte, arriviamo al palalottomatica convinti che avremmo fatto come ogni volta, ovvero, si entra dentro fregandosene della destinazione del biglietto e si và a ballare in parterre. Un cazzo, omini del palalottomatica in giubbino rosso ad ogni ingresso, non lasciano passare nessuno abbia codici diversi sul proprio biglietto da quello scritto sulla porta che presidiano. Impreco. Eleonora, Francesco e Marco, miei compagni di mille concerti, iniziano a rassegnarsi all’idea di starsene seduti su di una sedia, manco avessimo settanta anni, ma io non mollo l’idea di scalmanarsi in mezzo a gente che suda (bleah!). Trovo la falla nella sicurezza, uno dei suddetti Men in Red che risponde al cellulare, e sfondo la difesa con una corsa folle, facendo l’apripista ai miei amichetti, che rimangono sbalorditi dal mio inaspettato scatto felino. Sia lodato il signore, vengo ringraziata dai tre e mi godo dieci minuti di complimenti e ammirazione. Possiamo goderci il nostro concerto. Ci acchittiamo sul pavimento, mi accendo una sigaretta ed ecco venirci incontro Roberta, ci uniamo a lei e alle sue due amiche. A stà botta ho deciso di non portarmi assolutamente nulla, ho lasciato nel pandino verde acqua di Marco un boccione di acqua e la giacca, ho solo una felpetta leggera che smollo ai miei compagni con zaino, perché questa volta non ho voluto il mio eastpak sulle spalle, niente telefonino, niente di niente, comoda comoda per ballare, coi capelli legati e senza trucco che cola, fanculo lo stile, mi voglio divertire. Nel preconcerto qualche chiacchiera, aggiornamenti di vario genere, l’aria è tranquilla, io sono vagamente eccitata all’idea di ascoltarmi per la settantaduesima volta i Subsonica, così come Frà. A Marco rinnovo la richiesta di aiuto in caso di pogo, e cerco di non consolare Gigio in preda ad una crisi di ansia da musica elettronica che le fa ripetere “O santo dio, sarà una boccinata stò concerto”. Le luci gradualmente si spengono. Ed ecco apparire Samuel, chitarra alla mano, che improvvisa una splendida versione acustica di tutti i miei sbagli. Rimaniamo sbigottiti, noi avevamo fatto il nostro totoscommesse su quale sarebbe stata la canzone di inizio, e, come regola vuole, ci aspettavamo qualcosa dall’album nuovo. Terminato questo bellissimo momento, che ha quasi del poetico, sul palco appaiono delle gabbie che si frappongono tra il pubblico e il gruppo. Su ciascuna delle sbarre si accendono una miriade di led che riproducono animazioni geometriche. Rimaniamo a bocca aperta, come al solito i Subsonica sono iperscenici, e anche tecnicamente molto bravi. Il concerto comincia e noi cominciamo a ballare. Samuel dichiara al microfono che faranno la maggior parte dei pezzi vecchi, perché l’album è uscito da troppo poco e vogliono farci divertire. Standing ovation e mio personale ringraziamento al gruppo, visto che l’album nuovo l’avevo solo senticchiato distrattamente (e senza nemmeno apprezzarlo troppo). Così sulle vecchie canzoni balliamo dimenandoci come bestie, scansando i tossicosi (presenti ad ogni concerto dei Subsonica) che ci collassato tra le braccia. Noi donnine osserviamo Samuel, che, come direbbe ogni romana doc, è un pezzo di fregno clamoroso, che si agita come al solito in balletti da strafigo, e su Aurora Sogna mi trovo a vergognarmi di me stessa e del mio urletto da quindicenne quando lascia una mano scivolare dalle labbra al pacco, afferrandoselo sapientemente. Ovviamente, come sempre, siete liberi di prendere per il culo la mia stridola e adolescenziale espressione di apprezzamento. In ogni caso il concerto prosegue degnamente, sebbene l’acustica del Palalottomatica faccia sempre più cagare. Verso il finale una meravigliosa versione di Up Patriot sto Arms di Franco Battiato che, a giudicare dal silenzio rotto dal mio saltellare e dar troppo fiato alle corde vocali, conosco solo io. Un buon concerto, come sempre i Subsonica non mi deludono, e in più mi danno quell’apporto di elettronica rockettosa un poco pop che non fa mai male… Buon concerto a Sara, che se li godrà stasera in quel di Milano, e, a chiunque di voi se li và a vedere in tour. |
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