Silvia La Streg...'s profileSilvia La StregaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    29 December

    Spassosissima Idiozia...

    Mood: Insonne

    Dopo aver deliziato tutti voi con racconti semi-tragici sul mio Natale, ho dimenticato di considerare la parte che preferisco di questi giorni di festa... Come è andato lo scartamento dei regali?
    Io devo dire che sono discretamente soddisfatta, togliendo dall'elenco la collana della adorabile zia Evelina (aimè, azzurra, colore che non ho mai indossato ne mai indosserò), ho ricevuto dei presenti sufficientemente gradevoli, e, per aggiungere gioia ai miei sbrilluccicanti occhioni verdi (...ogni commento di negazione di questa mia evidente caratteristica fisica verrà cancellato) ho dato fondo alle mie risorse economiche acquistando un meraviglioso paio di orecchini rossi, una borsetta a bauletto con tanto di teschio sul coperchio e lo stupendo orologio, arrivato da oltreoceano, a scacchi.
    In ogni caso, tra i vari pacchetti ce ne era uno dalla forma inconfondibile, la cui apertura l'ho attesa con più trepidazione degli altri, un gioco del Nintendo Ds.
    Ovviamente, con, di nuovo, i miei occhioni verdi (ok, verdi oliva, ma pur sempre verdi), ho scrutato tra gli strappi della carta colorata con renne disegnate sopra, per scoprire, con amaro disgusto, che si trattava di Rainbow Island, gioco in possesso della mia dolce metà (oddio, m'è uscita così, passatemela anche se non c'entra nulla) Emiliano. Il problema di Rainbow Island è che è un gioco troppo complesso, e, sin da piccola, il salire delle acque per causare l'annegamento del pixelloso personaggio mi ha sempre provocato ansia. Chiedo lo scontrino e mi reco in quel di Panorama, centro commerciale i Granai, in cerca di Yoshi Touch and Go, che, dopo aver letto qualche recensione e visto qualche filmatino sul tubo, è entrato al primo posto della top five dei giochi su cui desidero mettere le mani. Tra scortesissime inservienti, di certo strapagate per il lavoro che fanno, dopo mezz'ora di girovagaggio inconcludente e attesa che un essere incaricato di gestire il reparto tecnologico di questo supermercato, nettamente inferiore alla suprema Coop, mi ritrovo davanti allo scaffale dove sono allocati i giochi per il Nintendo DS.
    Vomito, Impreco, Bestemmio, e, a muso storto, raccolgo da per terra (lo giuro, era per terra), Wario Ware Touched e mi reco in cassa.
    Mi spiego meglio, volevo Yoshi Touch and Go, in Alternativa avrei preso Yoshi's Island, ma non mi aspettavo di avere una scelta quasi obbligata, cioè, se sei un supermercato e vuoi vendere prodotti della Nintendo, devi almeno avere i giochi più popolari e sputtanati, quelli che sai che compreranno. Non puoi costringere i tuoi clienti a scegliere tra Tamagotchi Corner Shop (un gioco di fattura pessima, pensato per lattanti) e un gioco uscito circa due anni fà.
    Allora, ammesso e non concesso che ognuno di noi ha il suo proprio gusto in fatto di videogame, io Wario Ware Touched me lo sarei volentierissimo accattato, ma tra qualche annetto, quando i giochi del ds sarebbero costati 10 euro, prezzo che ritengo più che adeguato per un gioco che ho sostanzialmente (certo, devo sbloccare alcune cose) finito in un paio d'ore di gioco.
    Polemica conclusa, parto con la recenzione.
    In cosa consiste? Assolutamente in nulla!
    Devi semplicemente guardare delle storielle di simpatici ipercromatici personaggi e aiuatarli a risolvere delle loro questioni idiote risolvendo una serie di minigiochi che vengono sparati a tutta velocità nel momento cloù del racconto, semplici, intuitivi, adatti a chiunque. L'aggettivo che meglio ne centra lo spirito intrinseco è demenziale.
    I minigiochi sfruttano esclusivamente il touchpad e il microfono, con la pennina si affettano cipolle, si scoppiano palloncini, si accarezzano cani, si pesca arrotolando in fretta e furia il mulinello, si fruga tra cesti pieni di vestiti per scegliere una gonna, ci si infila un dito nel naso, con il microfono si gonfiano, soffiando, palloncini, si sussurra nell'orecchio.
    La grafica è a dir poco Naif, simile a scarabocchi di bambini, sgradevole a primo acchitto, ma volutamente, credetemi, non per mancanza di stile, ma per grande cura dei dettagli. Non a caso in un gran numero di giochi si ha a che fare con caccole, muco e quant'altro esce dal nostro naso, anche perchè il nasone di Wario, nemico agguerrito dell'eroe idraulico Mario, capeggia sulla copertina in bella e simpatica mostra.
    Ma la grandezza di Wario Ware Touched è anche in altro: i giochi sono intuitivi, rapidi, immediati. Non si fà a tempo a capire cosa si deve fare, e già si è passati al gioco successivo della lunga lista dei 180, visto che ognuno dura in media 5 secondi.
    La bellezza intrinseca è nell'imbecillità totale che solo i giapponesi possono concepire e solamente gli occidentali, semi rintontiti da anni di cartoni e manga, possono adorare.
    Sono ancora deliziata dalla stupenda immagine che mi si è parata davanti agli occhi stasera: Gigio e Frà, detrattori del mio amato gioiellino tecnologico di marca nipponica, giocavano ridendo e dividendosi i turni di gioco come solo facevo io quando condividevo il mio game boy con mio fratello, sembravano tornati bambini, e per me questo equivale alla visione di Cristo per un cattolico, non aggiungo altro...
    E per chi è affascinato dalle suggestioni amarcord che la Nintendo emana, c'è la chicca delle chicche. Tra i vari personaggi che si devono selezionare, ci sono anche 9-Volt e 18-Volt, due Nerd della vecchia scuola che ripropongono giochi antidiluviani adattati per l'occasione come Zelda, Super Mario Bros e molti altri che sinceramente nemmeno conoscevo.
    Infine vi lascio con l'indirizzo del prodotto: fortemente consigliato a chi vuole farsi numerose risate tra amici, condividendo il proprio Nintendo DS con tutti per il giubilo generale, per chi è estasiato dal giappone-pensiero, alle menti aperte che amano essere sorprese, ma è altrettanto sconsigliato a chi dal gioco si aspetta grafica, trama, pistole, o qualsiasi altra convenzione da videogame...
    Come al solito, mi trovo ad affermare che i giapponesi ci danno una pista, ma di brutto...
    27 December

    Natale Disfunzionale...

    Bevo: Acqua gassata
    Mood: Yawn

    Per prima cosa, Emiliano, permettimi di copiare il titolo del tuo penultimo post, lo trovo quantomeno appropriato…In secondo luogo, agli assidui frequentatori del mio blog, dovrei narrare con numerose pressioni sulla mia tastiera le giornate dall'ultimo mio post qua sopra. Ciò comporterebbe fare almeno le quattro di notte qui davanti, e siccome non ne ho alcuna intenzione, attaccatevi tutti allegramente alla ceppa di cazzo.
    Posso donarvi delle piccole suggestioni per farvi entrare nelle mie avventure, dicendo che dal 23 di Dicembre a oggi ho avuto delle giornate atipiche, spostamenti in treno, ospedali (nessun morto per fortuna), lezioni sulla cura dei gioielli, ho guidato una BMW, ho preso almeno cinque volte il taxi, ho pianto, ho urlato contro a qualcuno, ho mangiato all’autogrill, ho fatto una doccia con dell’acqua che puzzava di urina, ho camminato tanto, mi si sono smagliate un paio di calze, ho speso 50 euro per una borsa, non ho speso 10 euro per un peluche, sono entrata da Prada e Gucci, ho fissato i valori sul monitor, ho ricevuto soldi da chi non ne dà mai, ho capito che le apparenze ingannano, ho voluto bene a persone che normalmente non tollero e ho odiato persone che dovrei amare, mi sono addormentata sul pavimento, ho sfogliato un orrendo settimanale di gossip, ho ricevuto tantissime telefonate e messaggi da persone che contano per me, ho dormito in mutande, gelando dal freddo, ho cenato con una lesbica, un senegalese e un comunista logorroico, ho bevuto vino, rum e coca, ho quasi perso un treno, ho scordato Vogue in una borsa di Gucci, ho fatto preoccupare Maru, ho provato speranza e amore profondo per ogni singola persona che conosco (non fatevi illusioni, il Natale non c’entra nulla), ho immaginato di scrivere qui sopra che vi voglio bene a tutti (oddio, l'ho fatto nel post precedente), ho provato pena per me stessa e per come i meccanismi stupidi di “scampato lutto” si impossessano di me e funzionano su me esattamente come su tutte le persone che critico aspramente, ho ringraziato la prima e futile incazzatura che mi ha fatto rinsavire dal mio stato storto, ho capito di gestire male le cose che riguardano il campo emotivo, di non dire mai quello che provo troppo apertamente (tranne rari casi) invidiando chi lo sà fare, di essere meno materialista di quello che credevo, in grado di rinunciare a qualcosa che desideravo, forse più umile di quanto faccio credere a me stessa, me lo sono sentito dire, ho capito di non essere la sola a provare determinati stati d’animo, ho rivalutato persone, togliendo dal mio giudizio gli strati più evidenti di superficialità e silicone, ho detto di voler bene ad una persona per la prima volta di mia iniziativa, e non per rispondere, ho fatto in tempo a fare tante cose, mi sono stressata, ho sentito dire cazzate,ho creato un equivoco che ha a sua volta creato casini, ho visto dei legami disordinati ambientati in un plausibile set di un film di Almodóvar, sono rimasta la stessa, danaro, macchine e abiti eleganti non mi hanno dato alla testa come tutti voi vi aspettavate...
    E alla fine sono riuscita anche a perpetuare la piccola tradizione che porto avanti con le persone che amo di più al mondo.
    Sono sfinita, ma sono a casa…
    23 December

    Auguri Frettolosi...

    Mood: Stanca

    Purtroppo, per ragioni personali abbastanza serie, sono costretta a lasciare Roma (e il mio Computer) per qualche giorno.
    Preferirei mille volte rimanere qui a cazzeggiare in allegria, ma a volte bisogna vivere nel mondo vero, per mia sfortuna.
    Tento di stemperare il tutto con una dose forte di cinismo, ma mi rendo conto che per quanto ci provo sono anche io un essere umano, e a volte un bel pianto mi libera completamente.
    Questo mio post è per augurare a tutti di passare il Natale non in famiglia, ne tra mille regali, ma come ciascuno di voi preferisce.
    Sono la prima a conoscere l'importanza immensa di starsene a letto fino alle due di pomeriggio o di evitare i parenti e i loro orribili regali, il Natale dovrebbe essere a discrezione di ciascuno di noi, semplicemente.
    Fate sesso fatto bene, fate sesso fatto male, bevete fino a vomitare, mangiate tutto il mangiabile (tanto a Natale ingrassano tutti), non rispondete ai messaggi di auguri, pisciate sull'albero come fanno i cani, scartate i regali prima di mezzanotte e spaccate qualche bicchiere sul pavimento.
    Fate quello che cazzo vi pare e piace e passate questa giornata di Gioia e Letizia per il mondo cattolico in Gioia e Letizia per voi stessi, soprattutto se Gioia e Letizia sono due lesbiche che si sollazzano per i vostri libidinosi sogni...
    Che il mondo salvi tutti voi dall'infelicità.
    Sinceramente vostra, e lontana dal mio mezzo di comunicazione preferito.
    Vi Amo, tutti, e veramente.
    SiL
    16 December

    Conversione Fallita...

    Bevo: Acqua Minerale
    Mood: Sento che mi stà venendo la febbre.

    Me ne stavo bel bella sul mio letto dopo un rilassante bagno con depilazione totale globale, in pacchia totale, in camicia e culottes, a sfogliare distrattamente Vanity fair.
    Dlin Dlon.
    "Un attimo", non potevo aprire in quello stato, nemmeno a Emiliano.
    Apro la porta per rimanere perplessa.
    "Salve, siamo della parrocchia" Dice una donna estremamente volgare, di circa 60 anni portati male, con il fisico di chi ha sgravato almeno due ragazzini, pettoruta, capelli meshati cotonati sul corto, truccata pessimamente e pesantissimamente, con un maglione rosso su cui capeggiava un enorme crocifisso in oro giallo pendente da una catenina dello stesso materiale.
    "Siamo venute qui per dire con lei una preghiera" sussurra una donnetta magra sulla settantina, portati peggio di quella prima, struccata, con dei capelli dal colore quasi rosato, a cui non veniva applicata una tinta da lungo tempo vista la vistosa ricrescita bianca, e anche essa indossava il simbolo religioso, ma in argento, meno evidente.
    "Il Natale è vicino, e siamo venute a portare il messaggio di Gesù Cristo nella sua casa" dice la prima, quella evidentemente più esuberante.
    "Guardate, io non sono credente, per cui..." esito, e la cattolica eccessivamente truccata e furba coglie l'attimo.
    "Nemmeno io lo ero, ma poi Dio mi ha trovato. La vita ci porta a vivere situazioni difficili, momenti di dolore, ma queste sono delle prove. Lei è battezzata?".
    "Si, ma evidentemente non per mia scelta, avevo 2 mesi...".
    "Ecco. Questo significa che un piccolo semino è stato piantato, e adesso il signore ti invita alla preghiera e alla riflessione. Dio ti sta cercando, guarda me. Ero incastrata in un matrimonio difficile, e Dio mi ha dato la forza di portare avanti ciò che avevo iniziato. Nostro signore mi ha trovato!".
    "Beh, se ha trovato lei, troverà anche me. Arrivederci."
    "Che la pace del signore sia con lei."
    "Che la pace sia con lei."
    A parte il fatto che non capisco il come e il perché sia legale andare a suonare a casa della gente per fare un discorso del genere,…
    Comunque…
    Allora, non critico la religione. Tu ci credi? Io no. La differenza tra me e te è che io non ti vengo a suonare a casa invitandoti ad unirti a me in una bestemmia. Ecco. Se voglio una religione me la compro su Ebay.
    Suppongo che per volere una religione, da quello che ho dedotto dalle parole della parrucchiera improvvisata catechista, devi essere in difficoltà. Ma che  è? Finché sarò in salute e non avrò problemi potrò vivere senza morale, per poi rifugiarmi nei momenti di difficoltà in un eventuale credo?
    Lei aveva un matrimonio fallito. Ha deciso di chiudere gli occhi e continuare la vita con suo marito. Che glielo abbia detto o no il suo Signore, per me è una cazzata. Tuo marito ti fa le corna, o ti picchia, o ti piscia intesta e te rimani con lui? Beh, per come la vedo io sei un imbecille, una persona che preferisce non affrontare determinate scelte sane e giuste che la società ci offre per fuggire da situazioni insostenibili. Bella per te, se mi sposo, sin dall’inizio, so che potrebbe non essere per sempre.
    Poi, ma che solo a natale ci ricordiamo di Dio e tutto il reso? Ma perché queste due non mi sono venute a suonare a casa il 17 di aprile? Perché è natale dovrei essere più disposta a scegliere una religione? Ma cos’è, un abbonamento Sky, che ti offre il pacchetto natalizio? E posso regalare un po’ di religione cattolica a gli amici? Ma si pesa all’etto o al chilo? Si, me ne incarti due…
    Ma stiamo al mercato?
    E perché dire che un semino è stato piantato in me nel momento in cui sono stata battezzata? Ero un infante, non avevo percezione completa del mondo, qualcuno mi ha buttato un goccio d’acqua in testa e ora sono condannata al cattolicesimo?
    E la pace? Ma chi l’ha detto che è del Signore? Ho cercato la parola pace sul dizionario. Non copio e incollo, perché c’è un poema epico scritto, ma dal Garzanti on-line escono 5 significati, l’ultimo è quello che intendeva la vecchiaccia, prima ce ne sono una sequela di più rilevanti.
    E poi, porca miseria, scegliete bene i vostri emissari sulla terra, Dei vari. Io da quelle non avrei comprato nemmeno un pacchetto di sigarette gratis...
    In ogni caso, sconvolta dall’accaduto, non potevo che condividere le mie doverose riflessioni con i frequentatori del mio luogo virtuale. E se per caso il Papa Benedetto XVI capita qui e legge questa mia, lo pregherei di depennare il mio nominativo dalla lista “da convertire”.
    Tempo sprecato Ratzinger…

    14 December

    Ludico Godimento...

    Mood: Stanca

    Allora miei cari e affezionati lettori che affollate il mio luogo di delirio, ancora benvenuti.
    Oggi mi ero messa a scrivere un post lungo lungo e abbastanza interessante su come Meg Ryan abbia rovinato il mio ideale di storia d'amore, quando, col post incopleto, esco a prendermi un caffè con Emiliano.
    Caffè, due tre sigarette e torno qui...
    E davanti al pc trovo mio fratello e il suo amico Luca.
    Esclamo "Wii!".
    Mio fratello dice "Oddio! che palle!"
    Continuo ad esclamare "Wii!" con le chiavi della macchina in mano, strattonando il povero Luca.
    Piccola spiegazione. Luca si è comprato la Wii, di cui vi parlerò oggi.
    La Wii, sul mercato dal 7 di Dicembre, è la nuova console da attaccare alla Tv della Nintendo. Come voi ben sapete io sono una accanita fan della Nintendo. Odio la Sony, di cui non ho mai acquistato alcun prodotto, e, sebbene tutti voi urlerete in coro "la Playstation ha una grafica più bella" io dico "si, bella la grafica, ma la Wii è decisamente più innovativa".
    Allordunque, senza perdermi in noiosissime tecnicalities, racconto l'esperienza con un frasario da quinta elementare e mi lascio trascinare da urletti di giubilo e goduria.
    La Wii (nome scelto con abilità nel marketing tutta nipponica per la sua assonanza con il pronome personale inglese We) si presenta come un rettangolino liscio bianco lucido, si nota una affinità estetica con il nintendo DS, un geometrico minimal chic. Il controller (uno per confezione, in vendita a 50 euro circa) è composto da due parti: un controller a telecomando (stretto e allungato, con i classici pulsanti Nintendo, A e la croce direzionale sul davanti, B sul retro, una sorta di gilletto) e un joystick che si collega al telecomando con un cavetto. L'uso del joystick è richiesto solo per alcuni giochi, e io non ho avuto modo di provarlo.
    In ogni caso, prima grande innovazione del sistema di gioco è la totale assenza di cavi e cavetti. il controller è wireless, e dio benedica chi usa la tecnologia in modo sano.
    Allora, inseriamo il gioco nel piccolo foretto verticale per l'insersione del disco (non cartuccia... badate bene!). Luca s'è comprato The legend of Zelda: Twilight Princess, ma io ho preferito provare il gioco in bundle con la console, Wii Sports, forse un pò più intuitivo e più semplice per familiarizzare con il mezzo.
    Wii Sports racchiude una serie di minigiochi, di sport appunto, in cui si utilizza il Mee. Il Mee altro non è che un pupazzetto che si può utilizzare come personaggio in alcuni dei giochi della console, dalla grafica tondeggiante, molto basic. Attenzione, per basic non intendo poco curato, ma volutamente senza troppi fronzoli, scelta estetica che mi fà amare la nintendo ogni giorno di più.
    Comunque, impugno il telecomando e seleziono, come primo sport da provare il Bowling.
    Giocare è intuitivo e meraviglioso.
    Non ho dovuto far altro che immaginare di avere una palla da Bowling in mano e di scagliarla con più o meno forza verso una determinata direzione, lasciando il comodissimo pulsante B, il grilletto, al momento del lancio. La più grande novità, che rende la Wii unica, ma che forse alla lunga potrebbe essere un handicap, è appunto controllo dei vari giochi. Scordatevi di starvene seduti comodi comodi in poltrona e preparatevi a gesticolare come invasati in canottiera sudando davanti ad un qualsivoglia gioco. Il sistema prevede infatti che per compiere una qualunque azione, lanciare fuori dal sabbioso bunker una pallina da golf con la mazza o combattere con pistole in un qualche sotterraneo putrido con tubature che gocciolano melma, o gareggiare a colpi di Katana in un dojo giapponese, bisogna mimarla, viverla. Prendere a racchettate una pallina da tennis è faticoso quanto farlo nella realtà, se lo si fà piano, la palla sarà lenta o impatterà rovinosamente contro la rete. L'inclinazione della Mazza da baseball determinerà la direzione della pallina colpita e via dicendo.
    Il telecomando è inoltre dotato di un preziosissimo laccetto, fondamentale, ve lo giuro, per assicurarlo saldamente al braccio, effettivamente fondamentale, se non si vuole rischiare di lanciare il controller contro la finestra della vostra stanza, infrangendola in mille pezzi.
    Per la Wii stanno uscendo tanti interessantissimi titoli, io vorrei di certo testare Super Mario Galaxy e Wario Ware: Smooth Moves.
    Ci sono un altro paio di piccole carinerie che la Nintendo offre come una splendida Geisha ai suoi clienti: un canale dedicato alle notizie, uno al meteo, un programmino per aggiungere effettini idioti alle proprie fotografie e un browser internet, tutte cose "evitabili" ma che non guastano.
    Bene, allora, consiglio l'acquisto di cotanto splendore di oggettino fabbricato dalle geniali menti del sol levante a tutti i maniaci del'unica e superiore realtà chiamata Nintendo che esiste dal 1889 (non produceva console, ma carte da gioco e gestiva un business di Love Hotel, gli alberghi a ore per il sesso diffusissimi in suolo giapponese) , a chi del videogame ama l'esperienza in gruppo (di certo è più divertente gesticolare a turno e deridere il gesticolatore) e, sopratutto, a chi, come me, ha qualche chiletto da perdere...
    10 December

    Casalinga (Realmente) Disperata...

    Fumo: Benson blu
    Mood: Stanca

    Sera a tutti, oggi spenderò alcune delle mie preziosissime parole, parlando si una serie tv sconosciuta ai più.
    Motivo della presenza in sordina sul palinsesto televisivo italiano di una serie che ritengo divertente e, allo stesso tempo molto interessante e delicata, sia dal punto di vista delle tematiche affrontate che per le scelte tecniche apportate, è l'incapacità tutta italiana di distinguere il bene dal male.
    Trattasi di Weeds (traducibile con "erbaccia", per chi non lo sapesse), la cui prima stagione è stata trasmessa in italia su Rai due ad un orario impensabile per una serie tv di prima visione, mezzanotte e quaranta di notte.
    Il perchè? Semplice.
    In italia esistono congreghe truffaldine paracattoliche di personaggi ignoranti come il Mo.I.Ge., (Movimento Italiano Genitori) che credono che il miglior modo per far crescere bene i loro pargoli sia quello di mettere la mordacchia all'informazione, all'intrattenimento e a tante altre cose per creare una fantastica realtà ovattata da mille cuoricini e lecca lecca. Il Mo.I.Ge. "vanta" milioni di battaglie, che vengono accettate e sostenute di buon grado dalle istituzioni e da chi prepara i palinsesti televisivi, e costringe tutti noi adulti e con un istruzione tale da capire che se in televisione c'è Rambo non siamo autorizzati a legarci una fascetta rossa in testa e imbracciare un mitragliatore, a vedere censure in cartoni animati giapponesi (pensati, sia ben chiaro, per adulti) e attendere l'ora tarda per un bel serial tv come Weeds. Invece di creare questa sorta di televisione omologata e unidirezionale, comprassero un lettore dvd, un pacco di cartoni della disney e magari, invece di parcheggiare i pargoli davanti alla tv, consiglio a questi genitori, con evidentemente troppo tempo da perdere in battaglie estremamente inutili, di trascorrere più tempo con i loro figli o almeno pagare una baby sitter che lo faccia per loro. Seriamente, credo che i reality spazzatura come la pupa e il secchione, con il doppio senso sempre all'arrembaggio, siano estremamente più deprecabili di un opera artistica quale una serie tv pensata da un team di creatori esperti e attenti.
    In ogni caso il post non voleva essere una polemica anti Mo.I.Ge., ma, a mio avviso, certe cose è bene ricordarle sempre...
    Dunque, allora, si, Weeds...
    La serie presenta innanzitutto un formato atipico. Nella prima stagione gli episodi sono soltanto 10 (in genere una serie standard ne vanta 24) per la durata di circa 25 minuti (contro i 40 delle serie più famose).
    Ambientata ad Agrestic, piccola comunità medio-borghese californiana, la storia racconta di una giovane casalinga, Nancy Botwin (interpretata da Mary-Louise Parker), che rimane vedova prematuramente. Con due figli a carico, Nancy, vaglia varie opzioni e infine, tappandosi il naso, decide di incominciare un'attività che le permetterà di continuare a tenere lo stile di vita avuto sin ora: lo spaccio di marijuana nel suo benestante e provinciale vicinato.
    Un plot del genere poteva essere gestito in modo completamente "ironico", diventare una sit-com sull'utilizzo di droghe leggere. Invece a Jenji Kohan, creatore del serial, và dato atto di aver trattato l'argomento in modo drammatico, con delle piccole punte di ironia dolce amara. Ciò che arriva dritto allo spettatore sono storie di profonda disperazione umana, un ambito che ricorda vagamente quello del film American Beauty o del serial di strasuccesso Desperate Housewives, i sobborghi di una America ipocrita che mostra il suo lato perfetto per celare ogni singolo segreto, i panni sporchi si lavano tra le mura domestiche e si mettono ad asciugare nel giardino quando solo smacchiati completamente...
    Il tema principale, la cannabis e il suo spaccio, è un leggero sottofondo, trattato in modo non macchiettistico, intelligente, e estremamente "tecnico" (ho scoperto un sacco di cose che ignoravo su tale sostanza e sul sistema di spaccio).
    Splendida infine la scena di chiusura della prima stagione, citazione evidente di uno dei film che favorisco, il Padrino.
    Consiglio, come al solito, questa serie a chi riesce a vedere oltre le polemiche sulle droghe tutte, a chi ha un ironia che rasenta il cinismo e a chi vuole semplicemente passare un pò di tempo davanti ad un prodotto di indubbia qualità morale e registica.
    09 December

    Perfezione Cromatica...

    Mangio: Una fetta di pane con un poco di stracchino sopra
    Mood: Sonno

    Allora, chiunque di voi mi conosce bene, e chi no lo apprende ora, io sono un esteta.
    Quindi annuncio a tutti voi, che finite per caso o per scelta nella mia pagina di isteria personale, che, stufa dello sfondo predefinito imposto dal nazifascismo che regna in questo windows live space, mi sono messa a approfondire la mia conoscenza in campo di layout.
    Il risultato è quello che si para davanti ai vostri occhi.
    Tornata da una serata tra amici, ho rovistato nei siti dei nerd smanettoni (quelli che insegnano alle pischellette di 10 anni a mettere le immagini di diddle o le foto dei blue che lampeggiano in 700 colori fastidiosamente e sgradevolmente assortiti) e sono riuscita a capire come elidere dal mio space lo sfondo orrendo verde con i microchip e rendere il tutto, a mio avviso più presentabile.
    Ho pertanto scelto l'abbinamento di colori che prediligo, quello che ho voluto nella mia camera da letto e che è inequivocabilmente perfetto: Bianco Freddo, Rosso Acceso e Nero Sobrio.
    Inoltre, come potrete notare, sulla destra, ho inserito un counter piccolo, rosso, di quelli non fastidiosi, che non lancia suoni sgradevoli ne emozioni glitter all'accesso di voi tutti.
    Semplicità, quanto la amo, quanto è di classe, dura per sempre e non verrà mai tacciata da me di volgarità.
    Fiera del risultato raggiunto, mi appresto a sdraiarmi sotto il piumone di Evelina, con il termosifone a palla, e la speranza che domani possa realizzare qualche piccolo desiderio che tengo celato nella mia fantasia...
    Love to All of You.
    07 December

    Binari Cittadini...

    Mood: Accaldata oltremodo

    Allora, dopo gli ultimi post di recensione, quello sul concerto dei Muse e quello sullo spettacolo di Luttazzi, ho avuto una crisi.
    Mi spiego. Generalmente mi piace recensire qualcosa, e il fatto di essere stata linkata su altri blog grazie a dei post di recensione ha fatto crescere enormemente il mio ego. Mi sono ritrovata in condizione di ansia da prestazione, ho provato a postare un paio di volte su qualcosa di interessante, ma infine ho deciso di non montami la testa e tornare alle vecchie abitudini: il delirio.
    Oggi vi parlo di una cosa che ha colpito la mia sensibilità urbana. Sono una giovane donna cresciuta in periferia. E crescere in periferia credo sia la cosa più bella che possa capitare ad una persona. Poco traffico, Poche costruzioni artistiche. Abbastanza vicina alla città vera e propria, lontana a sufficienza dallo stress che crea. Mi piace tutto ciò, terribilmente.
    I luogi dove preferisco stazionare sono tre.
    Il famoso dominio, ovvero la scalinata della chiesa di S.Pietro e Paolo all'eur, area di ritrovo degli scambisti, nonchè zona da cui si domina tutto l'eur, squadrato dall'architettura fascista.
    Il terrazzo di casa mia, da cui si vede uno sfasciacarrozze, il degradato quartiere dei ponti e l'enorme antenna della telecom che io ribattezzai da bambina "l'antenna della Pidus", perchè alla sua base sorgeva un supermercato della catena Silos e a 5 anni non ero in grado di articolare le parole come lo sono oggi.
    Infine il parchetto che stà a metà di Via del fiume giallo , al Torrino, che affaccia sul viadotto della Magliana, enorme strada sopraelevata, e sullo splendido depuratore, glassato di lucine rosse e con lunghe ciminiere da cui escono colonne di fumo.
    Ecco, nel mio quotidiano vivere nella città di Roma io ho bisogno di queste cose, di cemento a fiumi, di cartelli stradali, di imbocchi del raccordo e tralicci.
    In ogni caso, ieri, anzi, l'altro ieri, mi chiama Maru, chiedendomi se potevo accompagnarla con l'autobus sulla Casilina in un negozio di scarpe per grandi numeri (ricordo a tutti, facendo vergognare Maru, che la giovane miss ha un piede di misura 44 e 1/2) .
    Da dove abito io arrivare sulla Casilina con i mezzi pubblici Atac richiede il seguente tragitto: 776 fino alla fermata della metro B Laurentina, metropolitana fino a Termini e autobus 105 in direzione di Grotte Celoni per raggiungere via Casilina. Tutto ciò alle 8 di mattina.
    Dopo aver mandato a cagare Maru, mi metto a letto e dormo.
    L'indomani mi richiama comunicandomi il fatto che aveva la macchina nel pomeriggio e rinnovando la richiesta di accompagno.
    Mi unisco a lei, che passa a prendermi per le 3 del pomeriggio, e ci imbarchiamo alla volta del Grande Raccordo Anulare. Raggiungiamo l'uscita 18 e sbuchiamo sulla casilina in direzione Roma.
    Ciò che si presenta davanti ai miei occhi è uno spettacolo di urbanità indescrivibile. La strada, al centro, ospita i binari di un tram, incorniciati da un reticolo metallico di protezione. Tutto è arruginito, i palazzi sui due lati della strada sono vecchi, crepati dagli anni, macchiati da ventenni di affissioni abusive, i negozi sono vari, dal call center indiano, al fruttivendolo gestito da marocchini. Dopo qualche chilometro, alla destra della strada, un enorme Ipercoop. Deliziata fisso le lucine decorative natalizie sulla fiancata del palazzo in cemento grigio. Ipercoop. Civiltà, penso. Più c'addentriamo più i negozi sembrano essere più vicini tra loro. I binari si spostano in snodi fantastici dal centro della strada ad una via laterale. Policlinico Casilino. Un parco recintato brullo, senza alberi. Dal finestrino aperto entra tutto lo scarico delle automobili, lo smog entra e penetra nel naso. Mi piace l'odore, ma Maru non lo sopporta. Accendo centinaia di sigarette, lo faccio solo quando stò bene. Parcheggiare in sosta vietata. Camminare per quelle strade con le mie scarpe rosse.
    Casilina, che bel posto.
    Periferia,...
    02 December

    Luce Stellare...

    Mood: Stanca-devastata-felice

    Bene Bene.
    In Primo luogo, congratulazioni al neodottore in economia. Coma, è stato un vero piacere ascoltare la tesi, sebbene io non ho capito nulla, ma sembravi convinto, tanto che t'e' valso un bel 109.
    Poi non posso non raccontare la splendida serata. Dopo una settimana dallo spettacolo di Luttazzi al palalottomatica (o come lo chiama Emiliano, il palalottocazzo), mi sono ritrovata nuovamente in quell'angusto antro a passare delle piacevoli ore.
    Concerto dei Muse, che come molti di voi sapranno sono il gruppo favorito di Eleonora (oddio non ho scritto Giggio) e Francesco. Alla allegra comitiva ci siamo uniti io e il lavoratore non più pendolare Marco.
    Innanzitutto devo fare un excursus temporaneo. Ieri notte mi trovavo a compilare il mio curriculum in modo azzardato, e, cercando una formula per spiegare quanto io sia in grado di organizzare perfettamente tutto, ho girato il file.doc a Emiliano, il quale mi doveva una mano visto che io ho fatto lo stesso per lui.
    Ecco, ora posso autoincensarmi in modo totale, vista e considerata la mia assoluta capacità di gestire ottimalmente un concerto.
    2 Panini, in caso qualcuno non avesse pensato alla cena (e non a caso è stato così). Due boccette d'acqua, a cui ovviamente le guardiacce infami (quanto fà comunista 15enne) hanno rimosso il tappo, ma io avevo i tappi di scorta. Abbigliamento a strati. Zaino completamente vuoto in modo da contenere ogni singolo mio capo di abbigliamento più una felpa e una giacca non mie, ma della stessa persona che non aveva pensato alla cena. Scarpe comode. Moschettone che chiudeva lo zaino in modo ermetico. Bottiglia d'acqua in macchina per il dopo concerto.
    Ecco, sono la dea dell'organizzazione. Ho imparato dai miei errori e ho creato il comfort totale in situazioni estreme.
    Fila immemorabile, con annesso sbaglio di fila, percui di nuovo in fila da un altra parte, passiamo il cancello che ci avrebbe condotti al terzo anello (dove vedetti Luttazzi e da cui non si vedeva un cazzo) e riusciamo ad intrufolarci nel parterre. Ottimo. Entriamo e banchettiamo, mentre il gruppo spalla attacca con dei fastidiosi lamenti. Trattasi di un terzetto: Cantante chitarrista di colore che urlava come una sciamannata, tristone bassista con i capelli lunghi ma palesemente 40enne e dulcis in fundo batterista con le tette, tutto ok, ma era un uomo e portava circa la mia misura (non sono dotatissima, ma cavolo, un uomo non dovrebbe avere manco una seconda). Dopo poco finisce il lamentoso e fastidioso suono indefinibile provocato dai Noisette (non a caso il nome era più che pertinente) e i vari schiavi iniziano ad allestire il palco per i Muse, ma celando tutto con un misterioso velo nero.
    E menomale che è stato così. L'effetto sorpresa non poteva essere spoilerato assolutamente. La scenografia era qualcosa di superiore, forse la più bella da me vista. Alla destra del palco due enormi semiconi con led su tutta la superficie. Pianoforte bianco con due linee di neon sopra e sotto i tasti, un maxischermo e un sacco di lucine bianche sul fondo nero, quasi un cielo stellato, ai lati del palco, sue piccole estenzioni sulle quali ci si poteva spostare e essere più vicini al pubblico.
    Essendo una fervente sostenitrice del detto "Anche l'occhio vuole la sua parte", tutto questo sfavillante scintillio mi ha ben disposta al seguente ascolto musicale.
    Ed effettivamente anche questo non è stato da meno, sebbene l'acustica del palalottocazzo sia pessima, lo è sempre stata, è inutile che ogni tanto fanno i lavori, non è un luogo adatto ad un concerto, possono tranquillamente farci le partite di basket, ma per il resto dovrebbe prendere fuoco. Comunque, splendido concerto, visto da relativamente vicino. I Muse dal vivo sono molto coinvolgenti, me lo aspettavo. Anche perchè Giggio e il suo ometto li hanno potuti ammirare in varie occasioni, certo, sono fans, e devo dire che il loro giudizio non era per nulla di parte.
    Tutto perfetto, peccato che il sudore non poteva essere eliso dalla lista delle cose presenti ad un concerto, soprattutto visto e considerato la pressione esercitata da numerosi corpi sul mio (potrebbe sembrare pornografico, ma, aimè è stato solo scomodo), alcuni dei quali senza maglietta, simili a dei salmoni fuor d'acqua, appiccicaticci e umidi.
    Dopo essere stata malmenata e uccisa in più occasioni da 15enni in mood di pogo (peraltro ringraziando la fine della mia adolescenza e il fatto che ho imparato a tenermi lontana dai più facinorosi) durante le prime due canzoni, mi sono avvinghiata a Marco, il quale, nella sua imponenza, mi ha protetto durante i momenti più energici dell'esecuzione musicale, quelli in cui la gente ondeggia e salta facendoti cadere perterra. Essendo un abitueè del pavimento, mi sono appioppata in modo ossessivo al poveraccio, perdonami Marco, sembro grande e grossa, ma ti ricordo che Giggio mi batte a braccio di ferro!
    Alla fine del concerto, mistica presa della bacchetta lanciata dal batterista di Marco, che ha prima scansato una serie di personaggi cagacazzi che non volevano mollare la presa (coadiuvato da me che urlavo e sbraitavo come un isterica), e poi ha fatto rosicare il povero Francesco con sittanto trofeo.
    Awww! che belli i concerti in compagnia! Ho le gambe distrutte, ma tornando a casa canticchiavo ancora qualche canzoncina dei Muse.
    Bel lavoro Bellamy e soci...