Silvia La Streg...'s profileSilvia La StregaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    31 January

    Panni Sporchi...

    Mood: Pancia semi-piena dopo cena

    Allora, in primo luogo una bestemmia interiore.
    Per ben quattro volte la luce è saltata, perché evidentemente il mio sistema elettrico non supporta una lavapiatti, una lavatrice, un televisore, un pc e un forno contemporaneamente accesi.
    Ovviamente il momento migliore per rendersene conto è quando si sta per spingere il pulsante pubblica sul proprio blog.
    Ok, ora parto con l’argomento centrale del mio disquisire di oggi, argomento che, a quanto pare, è diventato la “notizia” del giorno (virgolette doverose, potrebbe passare per un abuso verbale).
    Ogni giorno mi alzo, trascino il mio culo e una tazza di latte e cereali davanti al computer e apro due siti, uno di gossip e un altro, repubblica.it, di notizie.
    Stamattina, per qualche secondo ho avuto l’erronea impressione di aver aperto per due volte thesuperficia.com, il mio sito di gossip preferito.
    Nella homepage del sito del quotidiano la Repubblica, in capo alle altre notizie, una lettera aperta di una donna ferita dagli atteggiamenti vagamente sessisti e provoloni del marito.
    Nel pomeriggio arriva la lettera di scuse di quest’ultimo, che, facendo leva su di un tutto italiano sentimento buonista, ricorda alla moglie gli anni di unione affettuosa e dice che è colpa del fatto che lui è un uomo «giocoso e autoironico e spesso irriverente».
    Succede anche questo nel nostro bel paese, soprattutto se lo sposo in questione è il “nostro” (virgolette nuovamente doverose, potrei essere offensiva nei confronti di chi non gli accordò la sua preferenza nel 2001) ex presidente del consiglio, l'unico personaggio che nel bene, ma molto più nel male, riesce ad appassionare milioni di italiani, il signor Silvio Berlusconi.
    Il fattaccio, che ha reso la moglie furiosa, è avvenuto alla serata del gala dei telegatti.
    Il "simpatico" nanetto con il suo "simpatico" atteggiamento ha fatto il "simpatico" (virgolette nuovamente doverose, ma questa volta per dire che è un simpatico ironico) con una serie di squallide e pettorute soubrette. E giù tutti a ridere, quando il capo del baraccone, quello che mette i soldi nei portafogli di una lunga lista di orridi mostri televisivi che fanno impallidire bestie mitologiche come il Minotauro, fa le sue battute degne di uno dei peggiori spettacolini da piano bar su una nave della Costa Crociere (la storia si ripete).
    Dice alla signorina Ayda Yespica che "Con te andrei ovunque", Alla velina mora (non credo abbia un nome, le veline lo acquisiscono solo dopo essersi scopate un calciatore) "vedo che il sarto ha risparmiato sulla stoffa" e dulcis in fundo, a Mara Carfagna (una donna che è laureata in giurisprudenza, fa la valletta e è parlamentare di Forza Italia, per la serie guardate chi abbiamo sui banchi del parlamento) "Guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei". Tutto questo mentre la moglie, Veronica Lario, o era a casa o nel suo angoletto ombroso di privacy, a rodersi il fegato.
    E così giù, tutto nero su bianco, lo sfogo e la richiesta di pubbliche scuse di madame Berlusconi, e, beffa nella beffa, proprio dalle pagine di un quotidiano "nemico" al marito come Repubblica.
    Ma per chi lo conosce, evidentemente più della moglie, Berlusconi non è nuovo a questo genere di commenti.
    Un pò di memoria storica ci riporta alla celeberrima sua uscita, nel 2005, in cui diceva di aver utilizzato le sue arti di grande seduttore per convincere il presidente della Finlandia, Tarja Halonen, a piazzare a Parma la sede dell'autority alimentare europea.
    Ma anche, per uscire dalla sequela delle battute sessiste, ancor più noto è il gesto delle corna fatte durante la foto di rito del vertice dei ministri degli esteri europei (ricordate, lo era, ad interim) alle spalle del ministro degli esteri spagnolo, Josep Piquè.
    Politico o Comico? Effettivamente io lo vedrei meglio a Zelig che in parlamento, sarebbe di certo meno dannoso, ma nemmeno farebbe troppo ridere con queste spassosaggini antidiluviane.

    Ok, una marea di programmi, giornali, blog hanno già commentato lo scambio di lettere aperte dei due coniugi, con svariate reazioni. A destra e a sinistra c'è chi appoggia la moglie, chi il marito, chi trova sbagliato lavare i panni sporchi in pubblica piazza, alcune donne insorgono contro la pessima abitudine dell'uomo medio italiano di guardare e commentare le signorine e erigono la incavolata Veronica ad esempio, altre si sciolgono lacrime davanti alla risposta romantica, molti uomini mettono Silvio su un piedistallo fatto di cameratismo maschile(beh, quanti di voi vorrebbero fare battutine esplicite a Ayda Yespica, siate sinceri).
    Oggi propongo un bello e sano scambio di idee in proposito.
    Io personalmente non voglio fare la femminista a tutti i costi appoggiando la Lario (sebbene, di certo, mi ispira molto più simpatia del marito quasi grottesco), in quanto ritengo che in ogni matrimonio, una lite di qualsiasi genere, debba risolversi con una bella discussione nella propria casetta senza urla, sbraiti e soprattutto lettere pubbliche. Certo è che, da ciò che ho letto, il loro matrimonio sembra essere qualcosa di spaventosamente asfittico, la classica situazione definibile come “l’amore è finito ma ci sono troppe cose in ballo perciò rimaniamo insieme”, ma se il mio futuro marito commentasse o facesse l’imbecille con altre donne in mia presenza non me la prenderei così a male. L’uomo, si sa, è cacciatore. Certo, se venissi a sapere che lo fa in mia assenza, allora sarei riposseduta dallo spirito di Lorena Bobbit e procederei ad una evirazione dolorosissima.
    La lettera di risposta di Berlusconi, al limite del patetico e del macchiettistico, mi fa pensare un po’ alle liti tra moglie e marito in cui la moglie si sgola a cercar di fare capire il problema al marito, mentre lui risponde “ma io ti amo”, noiosa e banale, fossi stata io in lei l’avrei mandato a cagare.
    E come ne usciranno i coniugi? E Berlusconi? Ossessionato dalla sua immagine, ne uscirà indenne, o quasi, di nuovo?
    Infine, apprendo proprio ora dalla televisione, Emilio Fede e Giuliano Ferrara hanno annunciato il lieto fine in casa Berlusconi, la cena in famiglia.
    Tutto Sereno ad Arcore, Almeno per ora…
    29 January

    Distruzione Ossea...

    Guardo: Niente di personale, Su La7, Piroso inizia ad ossessionarmi
    Mood: Stanca

    Ok, non ho più l’età, diamo per assunto questo.
    Forse sono le sigarette, sicuramente la ciccia in stra-abbondanza, ma è un dato di fatto che sono troppo vecchia per certe cose.
    Sabato sera mi impongo di andare a ballare. Allora, i giovini alternativi poco più che maggiorenni (ma anche tanti tanti lattanti) hanno un innata predilezione per un genere musicale che non riesco a definire. Ai miei tempi (sono andata a ballare per la prima volta in vita mia con Yasmin a 15 anni) si ballava un po’ di punk, ska, happy, e magari qualche vecchio successo degli anni ’80. Abituata dalla mia esperienza danzerina di ben otto anni (mio dio, quanto mi sento vecchia) rimango sconcertata ogni qual volta mi trovo davanti a della musica che non riesco a definire.
    Ci rechiamo al Classico Village, Via Libetta, vecchio luogo di ancestrali ballate allegre, Io, Gigio, Frà, Dario e Marco. Tre sale che affacciano su un cortiletto gradevolmente Urban che affaccia sulla fantastica zona dell’ostiense . Sala Club, ove suona musica che riesco a definire solo come Dance anni ’90, e siccome io all’epoca ero troppo immersa nel mio mondo fatto di poteri del cristallo di luna ignoro l’esistenza del 50% delle canzoncine. Infondo alla saletta campeggia un palchetto dove giovani ragazze e ragazzi, dall’aria più che sufficentemente coattella, ballano in modo vagamente edonistico e sessualmente esplicito. No, direi che non fa per me. Sala Loft, frequentata da Darkettoni minorenni, dove si suona Cure e cose simili. Forse avrebbe fatto per me se fossi stata sul genere al liceo. Terza e ultima Sala, Sala Groove (mi auguro che venga la scabbia a chi ha concepito dei nomi così di merda), dove la musica mi ha sconcertato più di tutte le altre, ma dove poi, per ovvi motivi, abbiamo stazionato la maggior parte del tempo.
    Mi dispiace, ma io il Nu-Metal non lo riesco proprio ad assimilare nel cervello a musica punk. Scusatemi ma io non ho mai canticchiato Marylin Manson o Limp Bitzkit o chi per loro. E, dio santo, non me li mischiate. Piazzata davanti al DJ, attendo con ansia che questo mi guarda in faccia per mostrare le mie migliori espressioni sdegnate. Rinuncio, tra urla sguaiate di cantanti ridicolmente brutali nell’estetica e per questo adatte solo agli adolescenti, e mi siedo su di un pouf gommoso e mi perdo in chiacchiere allegate al gossip del secolo (e, in quanto tale non posso rivelarlo su un blog). Inizio a Rimpiangere i bei tempi del Toretta Stile, di cui, per celebrarne nostalgicamente i tempi, ho incorniciato i vecchi volantini e li ho appesi alla parete della mia stanza, la musica si che era perfetta, la concentrazione di persone per metro quadro bilanciata, il divertimento assicurato, e forse ero troppo piccola per notare le piccole sbavature di imperfezione e mi si adattava tutto alla perfezione…
    Ah, il Toretta Stile (lacrimetta malinconica).
    Poi…
    Ta Da Ta Da Ta Da, Oh, Make Me Over…
    Scatto sull’attenti, e Gigio con me, e sulle note di Celebrity Skin delle Hole, mi ributto nella mischia, finalmente qualcosa che appartiene ai miei tempi e alla mia cultura musicale.
    La musica ha un lieve miglioramento e i maschi (questi stupendi esseri!) raggiungono noi pulzelle.
    Tornata a nuova vita, musicalmente parlando, la allegra combriccola si perde in danze.
    Decido, sulla musica dei Green Day, mio vecchio amore adolescenziale, di darmi al Pogo. Stranamente non becco botte dolorose e mi compiaccio di ciò.
    Continuo, finché ho fiato e finche il sonoro mi sostiene, a buttarmi nel macello, spintonare estranei e evitare di cadere rovinosamente al suolo trascinandomi la ciccia.
    L’incanto dura pochi minuti, forse una decina, e si ritorna a urla sgradevoli. Ci appostiamo verso la parte calma della sala, nella speranza che il vento musicale torni a soffiare in giusta direzione e assistiamo esterrefatti a scene dell’altro mondo, tra cui la rovinosa caduta al suolo di Gigio e Marco.
    Ok, s’è fatto tardi, ce ne andiamo.
    Stamattina , sveglia alle tre, devastata, letteralmente.
    Dolori in ogni dove.
    Sono decrepita, porco Cazzo.
    25 January

    Emotivamente Devastata...

    Mood: Smarrita

    Stasera ho visto uno dei film più belli che abbia mai avuto la possibilità di vedere.
    L’arte del sogno.
    Credo che perdermi nel racconto della trama di un film come questo sia stupido e banale, piuttosto credo sia opportuno elencare le sensazioni che mi ha lasciato, quel sottofondo emotivo che poche altre volte mi è capitato di vivere.
    Mi sento triste. Scossa. Calma ma scossa. Vorrei poter essere abbracciata da tutte le persone che amo in un solo secondo e sciogliermi in lacrime. Mi sento male, e bene. Confusa, ma chiara. Bloccata da qualcosa che ho sempre saputo essere qui a bloccarmi. Voglio mangiarmi le unghie, e la torta di mele di mia nonna, che sa di chiodi di garofano e cannella. Voglio sporcarmi le mani. Mi sento come una bottiglia d’acqua senza tappo al contrario. Ho bisogno di calore. Sesso. Riappropriarmi di ciò che è mio, sbagliare, mentire e chiedere scusa. Intrappolata. Dentro me stessa, in cerca di una via di fuga che vedo grande ma non riesco a oltrepassare. Intrappolata perché in realtà è quello che voglio essere. Innamorata di qualunque persona. Speranzosa. Cerco l’interruttore per accendere la luce, so dove è, ma continuo a cercarla. Voglio starmene in posizione fetale a piangere, nel mio letto, a fissare la pioggia. Fare qualcosa con le mie mani, qualcosa di brutto, orrendo, ma speciale. Voglio provare le sensazioni dell’innamoramento. Voglio fare cavolate solo per qualcuno di speciale. Chiudermi in bagno e sedermi nella doccia che da acqua mentre sono vestita. Trovare il mio vecchio peluche a forma di cagnolino, con cui giocavo da bambina. Costruirmi una casa con due sedie e un lenzuolo, dei cuscini per pavimento e disegnare da li dentro. Vorrei avere cinque anni e ancora tutto quello che avevo dentro a quella età, dimenticare la cognizione del tempo e dello spazio, credere che è passata un'ora e sono dall’altra parte della città mentre sono passati dieci minuti e sono al laghetto dell’eur. Andare sull’altalena, sbucciarmi il ginocchio e piangere disperata perché nessuno mi ha visto cadere.
    Ecco il mio stream of consciousness post-film.
    Sembra retorico dirlo, ma andate a vedere questo film, mi ha fatto male dentro. Ma quel male che a qualcosa deve pur servire.

    24 January

    Fiaba Giapponese...

    Bevo: Tea Rosso Cinese
    Ascolto: Il telegiornale de La7 (ho una cotta per Antonello Piroso)
    Mood: Sbadigliante

    Dopo aver trascorso la giornata di oggi in modo abbastanza pigro e casalingo, mi metto qui a recensire qualcosina che mi piace, ma prima vi narro gli eventi degli ultimi giorni.
    In primo luogo domenica sera, grazie ad un inspiegabile trigono astrale, sono riuscita a festeggiare il Natale con un bel mesetto di ritardo per ricevere, dalle persone che ho più care, una stupenda borsa a forma di coniglio (per poi sentirmi commentare, da persona informata sui fatti, ovvero mio fratello, “Ma non hai un po’ troppe borse?”) e dei gradevoli dolciumi che ho provveduto a far nascondere dal mio coinquilino fraterno da qualche parte nella sua stanza, visto l’inizio (per circa la duecentesima volta) di un regime alimentare volto a farmi perdere qualcuno (non ci spero in tutti) dei chiletti che ho in soprappeso, e visto che conosco la mia ingordigia proverbiale. Scadono a Aprile, li mangerò il giorno del mio compleanno indossando quello splendido paio di jeans 508 della Levi’s fuori produzione, che già si chiudono, ma solo se trattengo il respiro.
    E ora Review’s Time!
    Innanzitutto grazie alla cara Roberta per avermi ricordato ciò che accadeva ieri sera nella programmazione televisiva, anche se lo avevo tatuato sulla pelle (ehm, scritto sull’agenda) sono una persona abbastanza rincoglionita.
    Nana. Nana su MTV.
    A vederlo non ci credevo quasi, un cartone che ho atteso quanto la vita (il fumetto lo leggo con ingordigia), finalmente su un canale che non ne distrugge l’essenza con doppiatori scelti tra i braccianti agricoli dei dintorni di Cologno Monzese, che non censura le scene di sesso, la trama o più semplicemente gli ideogrammi perché traumatizzano i bambini (ma perché ai bambini non fanno vedere solo i cartoni Disney’s invece di maciullare i prodotti, palesemente per adulti, dei miei musi gialli preferiti?). Finalmente un canale che non fa le cose da solo, ma si affida a una nota casa di adattamento e distribuzione che si occupa solo di questo, e quindi conosce la cultura e la lingua giapponese e non stravolge l’essenza di un anime, la Dynamic Italia.
    MTV da un po’ di anni a questa parte ha capito che, oltre agli stupidi cartoni animati per lattanti, ne esistono altri più complessi, intricati, artistici, dedicati ad un pubblico decisamente più maturo e li ha inseriti nel proprio palinsesto.
    Grazie MTV (si, lo so, fanno anche tanta monnezza, ma diamo a Cesare ciò che è di Cesare).
    Quindi, ieri sera, questo canale decisamente a quasi totale appannaggio di adolescenti che aspettano impazientemente e quasi masturbatoriamente il video di Tiziano Ferro, ha avuto tra i suoi spettatori una grande quantità di appassionati di animazione giapponese, tra cui me e GigioGigio (che appassionata non è, ma le ho prestato il manga e è rimasta totalmente invaghita dalla trama e dal tratto della bravissima Ai Yazawa).
    L’anime (di cui ho già visto qualche episodio in giapponese sottotitolato in inglese) si presenta coerente all’opera cartacea e ben disegnato(rispetto alla media degli ultimi anni, dove la fottuta cazzo di sgradevole computer grafica che ha devastato il mondo del sano e artigianale disegno, o almeno io la vedo così, è l’unica cosa in cui, secondo me, il computer ha fallito), mantenendo almeno in parte il tratto tipico della mangaka Yazawa, sottile e inafferrabile come fumo di sigaretta ma perfetto per sottolineare i momenti drammatici della vita dei suoi personaggi imperfetti e affascinanti proprio per questo.
    Incontriamo, e si incontrano tra loro, durante i venti minuti di colori soffusi e rilassanti, due giovani donne, coetanee, che si ritrovano su un treno per andare entrambe, dai propri paesi natali, a vivere nella capitale giapponese. Ma si tratta, di due persone completamente diverse. Nana Osaki è una punk, truccata di nero, chitarra in spalla, si reca a Tokyo in cerca di fortuna musicale e del suo vecchio e sofferto amore. Nana Komatsu è una fastidiosa, pigolante e caotica, si sposta per raggiungere il suo fidanzato e per comportarsi da perfetta e femminile mogliettina. Cosa hanno a che fare queste due soggette? Nulla apparentemente, ma le loro storie creeranno intrecci impensati, tra storie d’amore sofferte e amicizie profonde, che, come di buona norma, non spoilero a voi ignari lettori.
    In suolo nipponico la storia delle due Nana ha avuto un successo impressionante, ne è stato fatto perfino un film con attori in carne ed ossa, contribuendo al riportare in auge la sottocultura punk tra i più giovani (se volete sapere qualcosa di più sull’argomento delle sottoculture giovanili giapponesi chiedetemelo e vi farò avere la mia tesi, lo so, ogni occasione è buona per autoalimentare il mio ego).
    Per quel poco che ho potuto, a questo cartone preferisco la versione cartacea, sebbene la mia aspettativa non è stata per nulla delusa.
    Stupendo, delicato, sofferto, interiore ma anche divertente, spassosissimo, è estremamente consigliato a chiunque si appassiona alle favole urbane fatte di principesse forti e uomini molto più fragili di quello che sembra…Girl Power!
    …Ok, la smetto di fare la donna, godetevi il mio Anime preferito degli ultimi anni.
    Bella!

    21 January

    Acqua Marcia...

    Fumo: Una Benson blu
    Mood: Affamata

    Rieccomi a scrivere per lamentarmi di qualcosa.
    Si, lo so, sono una cagacazzi, ma infondo, so che alcuni di voi condivideranno.
    Quando si viaggia si notano le differenze da città a città, e visto che tutti voi conoscete la mia attenzione ai dettagli, anche ai più insignificanti, vi sorbirete una noiosissima lista di puntini sulle i.
    Allora, intanto il supermercato (si, sono una fottuta casalinga) più vicino al mio luogo di residenza non era la Coop (lutto interiore) ma la Esselunga. Spoglia, mal arredata e palesemente non ristrutturata da più d’un ventennio, la Esselunga (non solo quella vicino casa, ma anche altre) si presenta come un enorme alimentari, di quelli che ognuno di noi ha nel quartiere, lercio. Ma decisamente economico rispetto alla media della città di Firenze. Inoltre ho riscontrato la presenza di uno scaffale con su scritto “Spesa Veloce”, equivalente del salvatempo Coop, ma invece di inserire la tessera socio Coop, serve la tessera Fìdaty gold (che differisce dalla Fìdaty normale, di colore verde, perché la spesa viene addebitata direttamente su carta di credito). Un piccolo segno di civiltà, peccato non sia possibile scegliere la modalità di pagamento.
    Durante una commissione (dovevo comprare della merce di cui non voglio conoscere la natura all’erboristeria inglese di Via de’Tornabuoni 19) ho avuto modo di relazionarmi con i numeri civici delle strade del centro di Firenze. Io, da povera ingenua, sono abituata a sapere che da un lato ci sono i pari e dall’altro i dispari, e, come logica vuole, sono in ordine crescente (o decrescente, a seconda della parte da cui si imbocca la strada). No. Scordatevelo. Cercavo il 19, e era tra il 75 e il 77… cioè… per fare uno stupido esempio, vi faccio capire la sequenza: 21 23 25 27 1 29 31 33. Boh! Certe cose risultano inspiegabili alla mia povera mente atrofizzata, ma io temo si tratti di pura e semplice logica. l’1 non può stare tra il 27 e il 29.
    I mezzi di trasporto mi hanno semi-sconvolta. A Roma, se mi devo spostare da punto A a punto B scendo sotto casa, mi siedo sotto la pensilina dell’A.T.A.C. e attendo paziente l’arrivo di un autobus, che generalmente non mi fa aspettare più di un quarto d’ora, poi scendo alla fermata della metropolitana, se devo andare in centro, o cambio autobus o resto sul mio se devo rimanere in zona. Non guardo l’orologio, so in ogni caso che ovunque io voglia andare ci metto dalla mezz’ora all’ora completa. A Firenze, ad ogni fermata dell’A.T.A.F. ci sono delle tabelle con su scritti gli orari degli autobus, abbastanza puntuali, da cui i fiorentini dipendono in modo spaventoso. Li imparano a memoria e arrivano in fermata un paio di minuti prima. M’è capitato di attendere gli autobus per una decina di minuti e esattamente due minuti prima dell’avvento del mezzo di trasporto pubblico, un orda di toscani si presentava alla fermata. Oh, dio mio, take it easy come facciamo a Roma, se perdiamo l’autobus pazienza, io nemmeno mi ci spreco a corrergli dietro. Inoltre il prezzo del biglietto è di ben 1.20 € (a Roma costa 1 €) e si può acquistare anche sull’autobus a 2 € tondi tondi, o in alternativa, un biglietto da 4 corse al prezzo di 4.20 €. Non ho mai visto una vettura fermarsi a più di un centimetro di distanza dalla fermata, sembra quasi che a gli autisti A.T.A.F. abbiano fornito squadra e goniometro.
    Ma la cosa che più mi ha lasciato perplessa, causandomi, chi mi conosce lo sa, nervosismi a go-go, è l’acqua. L’acqua di Firenze ha un odore tutto suo, più che definirlo odore lo chiamerei puzza, un misto di cloro e zolfo direi, simile, in forma lieve, alla puzza che rimane addosso dopo una giornata di terme a Saturnia o dopo l’immersione in una qualunque altra acqua sulfurea. Mi sono lavata con saponi diversi, deodorata con qualsiasi cosa, ma la puzza, impercettibile, sussiste ancora sul mio corpo dopo tre docce civili in acque romane. Io non lo so, ma vorrei chiedere a qualche fiorentino che passa qui per caso, di spiegarmene il motivo, perché io non sopporterei il potermi lavare esclusivamente in un acqua che lascia come sottofondo, seppur lieve, una smella incessante di uovo marcio. Sinceramente non ho avuto modo di avvicinarmi tanto a qualche abitante di questa città dalle tubature che portano fango nelle case da annusarne la fragranza, ma non posso credere che gli abitanti di un intera città siano maleodoranti.
    Treno per tornare a Roma, Intercity seguendo la volontà di Emiliano (scordatelo alla prossima), da Firenze Rifredi, stazione identica a quella di Tiburtina.
    Mentre attendevamo con letizia il mezzo che ci avrebbe riportato ai nostri affetti e alla sana pigrizia casalinga, assistiamo ad una rissa tra magrebbini e rumeni. Mah.
    Prendiamo un caffè al bar e notiamo dei macchinisti di Trenitalia che alle quattro del pomeriggio bevevano scoth, birra e quant'altro di alcolico offrisse quel baretto.
    Ci prepariamo psicologicamente al deragliamento.
    Saliamo sul treno (non fatemi raccontare la popolazione di bestie orride dello scompartimento visto che già l’ha fatto Emi qui) e il controllore, uno di quei personaggi che cercano di fare i simpatici a tutti i costi che io detesto quanto la morte, gridando il nome e cognome di mio padre per il treno, mi cercava per sapere l’ultima cifra alfanumerica della mia prenotazione ticketless.
    Allora, mi dispiace, ma io sono tentata di intentare causa a Trenitalia.
    Io non ci posso credere che i dati anagrafici di una persona vengano urlati in un luogo pubblico. Io, in quanto privata cittadina, ho il diritto di essere anonima ai miei compagni di viaggio, se voglio condividere il mio nome, al massimo quello di battesimo, stringo la mano e mi presento.Trenitalia ha violato questo mio diritto nella persona del controllore ignorante delle leggi.
    Stizzita, mentre questo essere dalle maniere gioviali continua a chiedermi il fottuto codice, ridendo e scherzando, gli allungo il cellulare dicendo semplicemente “Se lo guardi lei”, con la mia notoria freddezza che emerge quando mi trovo in presenza di tali imbecilli creature. Per quanto mi riguarda, m'è bastato incrociare lo sguardo di uno dei personaggi (il Porco) che popolavano lo scompartimento per temere che l'incredibilmente idiota controllore avesse fornito il modo di trovare il mio domicilio al figlio segreto di Pacciani...
    Spero di esservi stata utile per la pianificazione di un soggiorno fiorentino, altro che le guide Lonely Planet. I miei consigli finali sono di scegliere sempre Coop, evitare di cercare numeri civici, arrivare alla fermata dell’autobus quando vi pare, tanto prima o poi passerà, comperare il biglietto per quattro corse e, soprattutto, prendere solamente treni Eurostar, dove i controllori sono abituati ad avere a che fare con personaggi quasi distinti, evitano confidenze inutili e la sofferenza di stare chiusi in una scatola che viaggia su rotaie dura di meno.

    20 January

    Vecchie Masserizie...

    Guardo: Huff
    Mangio: Le mie Unghie
    Mood: Stanchezza totale globale

    Allora...
    Allora...
    Allora...
    Quando torno da qualche viaggetto non so mai da dove cominciare con i racconti, troppe le cose accadute e troppo poca la voglia di raccontare sensazioni personali profonde in un luogo pubblico come il blog.
    Ancora una volta sono stata sorpresa da quante cose scopro ogni giorno che trascorro lontano dalla mia amata metropoli Roma, ancora una volta c'e' stato stress, e ancora una ho nella testa duecento flash di momenti inusuali.
    Ho curato le mie unghie con uno smalto rinforzante e le stò cercando di far crescere, ho fatto promesse che non volevo mantenere e invece cerco di mantenere, ho bevuto camomilla, ho fatto shopping, mi sono resa conto di quanto i geni siano così spaventosamente presenti e evidenti di generazione in generazione, ho osservato atteggiamenti tipici, scassinato un cancello, scoperto che la coop non è stata la prima a avere il salvatempo, ho camminato lungo la riva di un fiumiciattolo dove battevano i trans, ho indossato le mie scarpe nuove scoprendole troppo calde per il clima ridicolmente estivo di questo inverno, ho finito i duecento minuti di telefonate che la wind mi fornisce al costo di cinque euro in due giorni, ho spostato svariati mobili per accedere ad una cassaforte, ho guardato delle foto che non avevo mai visto in cui c'ero io, ho scoperto i nomi dei miei bisnonni, ho lavato i piatti dopo anni che non lo facevo, ho guardato delle noiose fiction italiane in tv, sono stata svegliata ogni giorno da sette rintocchi delle campane di un campanile, ho preso il taxi, il treno e l'autobus, ho fatto la doccia con l'acqua fredda, ho assunto melatonina, dormito con una persona che russava e provando che la tattica per far smettere la gente di russare funziona, ho riso dei nomi delle vetrine, ho parlato con dei molisani, ho ascoltato buona musica, letto il mio oroscopo su di più tv, ho comprato delle pantofole bianche pelose con una stella in cima, ho bevuto un infuso di roselline, ho scoperto che tutte le città sono uguali, sono entrata in una cabina per le fototessera in compagnia, con l'alcool sul groppone, per poi scoprire che era rotta, ho ascoltato cose che normalmente avrei ascoltato giorni prima, ho scoperto che c'e' qualcosa di bello in tutti, ho fumato in balcone, ho rifatto un letto, ho scoperto che alcune verdure a Roma non si trovano, ho mentito a fin di bene, mi sono misurata la febbre, ho chiamato i carabinieri, ho scelto per me delle cose di poco valore quando avrei potuto averne di più preziose, ho verificato che la mia immagine, per quanto oltremodo sovrappeso, mi piace, ho sentito la mancanza di casa, ho capito che certe cose cambiano anche se non sembra, che bisogna sempre guardare se sui monti c'è nuvolosità per capire se piove, mi sono scoperta più attiva di quanto credessi, ma al contempo più pigra, più attenta, ma più distratta, più tollerante, ma più razzista, ho scoperto di essermi arrampicata, una volta, su una cassetta di legno di quelle adibite al trasporto della frutta, sotto lo sguardo inconsapevole di una gallina, non ho perso un accendino per più di due settimane.
    Ancora una volta in questi ultimi tempi sono stata nella bolla (copiright di Gigio, ho dimenticato nel precedente post di dirlo) del "viaggiare" (non credo si possa realmente definire così), bolla che è scoppiata finalmente questa sera alle otto, quando felice, stressata, affamata, malinconica, ho rimesso piede nella mia casetta.
    Ringrazio chi si è interessato del mio status psicofisico via telefonate e sms (e come dice Greg "Whenever I'm down, I know where my friends can be found"), e ringrazio ancora di più mio marito per aver presenziato alla mia ultima giornata di permanenza in suolo fiorentino, alleggerendomela notevolmente e aggiungendo apporto alcolico e verificando che io non aggiungessi nulla di calorico, grazie piccolo Emi.
    Mi appresto a ficcarmi sotto le coperte, la mia connessione è morta inspiegabilmente (Scusa Carrie, stavamo chiacchierando, diamine!).
    Riavvio (vecchio metodo mai passato nel dimenticatoio) e provo a postare, altrimenti ci riprovo domattina.
    Vi bacio tutti, mi siete mancati troppo, sebbene sia banale dirlo. Sono lieta di dormire nel mio letto civile ad una piazza e mezza con le lenzuola pulite e la camera in (pseudo) ordine.
    E mi scuso con Maru per essere stata frettolosa e non averla mai richiamata, ma, come al solito, cara signorina, hai la capacità di chiamare, talvolta scassare le palle, nei momenti più clou della vita…

    14 January

    Momentaneo Saluto...

    Mood: 17 anni nel cuore, 23 sulla pellaccia

    Innanzitutto, se siete curiosi di sapere quale dei due modelli di Onitsuka Tiger ho acquistato devo deludere Manu e Emi dicendovi che ho scelto, dopo ampie riflessioni, quelli non neri...
    Parto conm il post vero e proprio.
    Ancora una volta come poco meno di un mesetto fà, sono costretta a chiudere i battenti per non sò quanti giorni.
    Destinazione una città non troppo lontana, che raggiungerò con il treno, per rendermi utile.
    In ogni caso, ho trovato estremo stress nell'ultimo mio (breve) viaggetto e spero di non ripetere l'esperienza.
    Viaggiare, per me, è come essere racchiusi in una fottuta bolla. E dalla bolla si fanno cose strane. Si compra quasi tutto ciò che ci colpisce, ripetendosi a bassa voce "Chissà quando ci torno qui" (figuriamoci sotto saldi). Si è liberi di girare vestiti nei peggior modi, tanto nessuno ci conosce (come se non lo facessi anche a Roma). Ci si sente quasi alleggeriti del ruolo che noi stessi ci siamo creati all'interno della nostra famiglia, delle amicizie, e vorrei poter dire per quanto mi riguara, dell'ambiente lavorativo.
    In quella bolla, spero di star bene e di non ritrovarmi a vederla scoppiare.
    Stacco, dopo una serata danzerina come ai vecchi tempi, con lo spaventoso tubo di via Libetta attraversato con la mia Gigio e tanta nostalgia dei vecchissimi tempi (nostalgia, solo nostalgia, tornerei indietro solo per una mezzoretta...).
    Chi ha il mio numero di cellulare può entrare un attimo nella mia bolla (c'é qualcuno che s'é beccato il cazziatone l'ultima volta, perciò in guardia), e sapere come stò. Se riesco a captare la wireless illustratami dal mio fratellone minore potrò addirittura postare dal mio Nintendo Ds (esperienza che reputo immancabile nella mia esistenza).
    Vi bacio tutti, i maschi e Maru dappertutto(Porno Silvia non ti risparmia Marucciolottola!), le femmine si beccano solo un bacino sulla guancia, salvandosi così dalla mia bava malefica (non ho bevuto, lo prometto, m'e' solo arrivata una canna ad una certa e, da brava nostalgica, qualche tiretto l'ho fatto...).
    See You soon, il letto mi attende...
    09 January

    Dubbio Insolubile...

    Mood: Gastrite o giù di li...

    In questi giorni non ho molto da dire, un po per mia apatica voglia di essere apatica (o ripetitiva, vista la frase) un po perchè effettivamente non c'e' nulla di nuovo sul fronte occidentale.
    In ogni caso oggi mi sono dedicata all'osservazione pre-saldi, necessaria pratica per ogni abitante di città invase da gente che si uccide per un paio di jeans o per una maglietta al prezzo leggermente più basso del normale. Come ogni donna eterosessuale, sebbene conosco più di una persona che asserisce io sia lesbica, ho due capricci irrinunciabili: le scarpe e le borse. E anche se io sono un tipo da scarpe da ginnastica e borsette non di Gucci, necessito trascorrere almeno un ora al giorno a pensare a tale merce. Così, tra le vetrine sovrapprezzo di viale Europa, accompagnata dalla inseparabile GigioGigio, ho scovato un piccolo tesoro: Le Onitsuka Tiger Snow Heaven 72 della Asics, stupendi e sublimi scarponcini che negli anni ottanta erano indossati fieramente dalle componenti della nazionale nipponica di sci. Interno in pelliccia (ovvio, che lo dico a fare) sintetica verde fosforescente, esterno sul marroncino chiaro, ovviamente al prezzo iproponibile di 125 euro tondi tondi. Le ho provate e quasi quasi sfilavo dal portafoglio la mia affaticatissima Poste Pay. Poi la parola "Saldi" ha iniziato a risuonare nel mio cervello. Ho resistito.
    Poi, dopo una serata tra donne, vista la dipartita (oddio, così pare che è morto) del prode Emiliano, mi sono piazzata qui a cercare siti che vendono tale modello di scarpe ad un prezzo più accessibile per scoprire che oltre alla pelliccia verde acida ne esistono anche un paio più sobrie nere. Generalmente preferisco comprare scarpe nere, soprattutto se spero di sfruttarle al massimo, visto che alla fine, come sanno pure i muri, il nero stà bene con tutto (tranne con blu e con il marrone, ma tanto non li indosso), ma quelle marroncine chiare mi hanno colpito a livello percettivo, e poi mi piace il fatto che la pelliccia sia di colore diverso. Temo inoltre che il bloccone nero sia "indefinito" mentre con quelle marroni sia più comprensibile la forma della scarpa.
    Colta da questo dubbio atroce, ho deciso di farmi dare una mano da voi (ultimamente poco presenti, bastardacci!) nell'ardua scelta, percui posto allegate a questa mia farneticazione entrambe le scarpe.
    Siete liberi di mandarmi a cagare, ma vi ricordo che una donna in fase premestruale e presaldi, con il desiderio di un paio di belle (almeno secondo me) scarpe nuove, può essere veramente molto permalosa...
    04 January

    Prurito Indomabile...

    Mangio: Pane e Nutella
    Mood: Stressata

    Allora, arieccomi qui, con una novità agghiacciante.
    Da un paio di settimane a questa parte i miei gomiti prudevano. Tra tutte le parti di un corpo umano che possono prudere, perchè proprio i gomiti, così inaccessibili all'occhio e difficili da grattare?
    Così mi sono piazzata davanti allo specchio e ho fissato le mie puntute (mh, meglio dire tondeggianti, puntute lo può dire una persona non tonda) giunture, scoprendole spellate, secche e ricoperte da bollicine.
    Impreco.
    Vado da mio zio, il marito di Evelina, medico, e gli faccio esaminare la pelle in pessime condizioni.
    Poi lo vedo frugare per qualche minuto e passarmi un blister di pasticchette blu tonde e piccine.
    "Prendine una al giorno per una settimana, poi ci rivediamo".
    Perplessa, chiedo "Ma cos'ho?"
    "Psoriasi da Stress"
    Impreco per circa 10 minuti, poi mi interrogo sul fattore scatenante del mio stress, visto e considerato che sono una persona decisamente poco stressata, come ben sapete tutti, che conduce uno stile di vita all'insegna del rilassamento totale.
    Credo sia stato il mio insolito Natale di quest'anno, i parenti e quant'altro. Infine mi ricordo un episodio traumatico della mia infanzia. Mi venne un enorme sfogo sulla schiena, i parenti medici non riuscivano a capire di cosa si trattasse e mi spedirono all'ospedale dermatologico della mia città, il San Gallicano, locato in trastevere. Li, dopo qualche ora di sala di attesa, mi fecero distendere su di un lettino e il medico esaminò lo schifo che avevo al centro della mia schiena. Si assentò per circa cinque minuti e torno con almeno, a quanto ricordo, una decina di colleghi, che, meravigliati, osservavano e toccavano la mia piaga purulenta. Poi uno di questi uscì, tornando con una macchina fotografica e mi chiese se potevo lasciargli fotografare il tutto, visto che ero il terzo caso documentato nella medicina moderna italiana, di Herpes Zoster, meglio conosciuto come Fuoco di sant'Antonio, che generalmente colpisce gli adulti, e quasi mai i bambini. Ovviamente in quel periodo non sapevo nemmeno cosa fosse lo stress, ma i medici dissero che era una palese somatizzazione di ansie varie, e da allora, ogni due anni, questo simpatico ospite del mio corpo si fà rivedere, ma ormai, allenatissima al riconoscerlo, lo blocco immediatamente cospargendomi di aciclovir.
    Ecco, evidentemente la mia predisposizione naturale a esprimere il mio stress non in violenza, ne in urla, bensi in piaghe schifose indosso a me, si è fatta rivedere.
    Per fortuna, il mio adorabile fratellino, si è presentato a casa, fottendosene del divieto assoluto di introdurre alimenti grassi, con un vasettone da 750 grammi di Nutella, che stò provvedendo a finire in fretta per sublimare tutte le mie angosce inespresse...
    Emh, tutte scuse...
    01 January

    Anno Nuovo...

    Fumo: Una Benson Blue
    Mood: Abbottata dal cibo

    Allora, rieccoci.
    Anno nuovo, già, anno nuovo.
    Generalmente mi faccio sempre prendere da stupidi sentimentalismi e in queste date convenzionalmente importanti tiro le somme.
    Ho passato una serata guardando Nip/Tuck (come da tradizione)in buona compagnia e mangiando come un otre (ogni occasione è buona: Tagliere di formaggi, zucchine, porcini, carciofi e fichi come antipasto, timballo di maccheroni con un litro di besciamella, panna, pomodori, rucola e fontina, parmigiana di melanzane, brownies al cioccolato con gelato affogato al cioccolato bianco sopra, tutto cucinato con le mie sante manine), senza invidiare nemmeno per un attimo la gente in piazza con lo spumante e gli ubriachi che lanciano le bottiglie.
    Poi, alzata di buon ora rispetto alla media generale, mi sono messa a fare la sguattera e ripulire casa dagli schizzi di olio fritto e quant'alto (ancora sono a metà dell'opera). Mi sono fermata e ho aperto la mia agenda nuova tutta nera e sobria e al primo Gennaio ho scritto:

    Propositi per l'anno nuovo:

    • Cercare, con impegno, un lavoro
    • Andare a Tokyo
    • Fare shopping più spesso
    • Evitare i pregiudizi
    • Essere meno intransigente con gli altri e più con me stessa
    • Fumare e bere di più
    • Riuscire a scrivere sull'agenda spesso, almeno per sei mesi
    Ok, conoscendomi credo di poter mantenere solo il penultimo, ma vista la mia predisposizione naturale al poco impegno è bene che certe cose le metta per iscritto, in modo da potere un giorno verificare se combinato qualcosa.
    Giorni fà guardavo una vecchia agenda, sulla quale avevo fatto una lista simile, e mi sono sorpresa di me stessa nel scoprire che il 90% delle cose che avevo scritto, nel corso degli ultimi anni le avevo fatte, e il restante 10% erano cose su cui avevo cambiato idea (come farmi tatuare un codice a barre dietro la nuca, Dark Angel mi ha rubato l'idea prima che io potessi).
    Perciò consiglio a tutti voi di fare un attimo mente locale, in questo giorno che convenzionalmente chi ha introdotto il calendario gregoriano ha deciso essere il principio di un nuovo periodo di 365 giorni, e rileggere dopo un anno questa lista per infine deprimersi o essere fieri di se stessi.
    Buon anno a tutti e che questo giorno possa essere l'inizio di nuove battaglie e speranze per voi tutti!